29 Giugno 2020

Inzaghi a 9 passi dal primo scudetto...
di Stefano Greco

“La condizione è quella che è, dobbiamo migliorare giorno dopo giorno. Per questo ho detto ai miei ragazzi che si deve ragionare partita dopo partita e dobbiamo conquistare prima possibile la qualificazione alla Champions League: è quello il nostro primo scudetto”.

Parole di Simone Inzaghi, confessioni di un allenatore che sa di giocarsi tanto, tantissimo in questo finale di stagione. E che deve farlo in condizioni difficili, difficilissime, perché anche se tutti hanno negli occhi la Lazio pre-lockdown lui si ritrova ad allenare una squadra completamente diversa da quella che aveva chiuso la seconda parte (la prima era stata quella fino alla sosta di Natale) di questa interminabile stagione battendo il Bologna e conquistando la vetta della classifica. Una Lazio falcidiata dagli infortuni, con la rosa ristretta all’osso e tanti, troppi giocatori lontani dal top della condizione fisica, come ha ammesso con grande onestà Ciro Immobile alla fine di Lazio-Fiorentina.

Simone Inzaghi sa che in questo momento lo scudetto è una sorta di chimera. Non tanto per i 4 punti di distacco in classifica dalla Juventus che potrebbero essere completamente annullati nello scontro diretto, quanto perché al contrario di Sarri e Conte lui si ritrova veramente con gli uomini contati, con una rosa che era già corta a marzo ma che ora è troppo risicata per un tour de force da 10 partite in 34 giorni, da giocare per giunta in condizioni climatiche difficilissime.

Simone ci crede nella possibilità di vincere lo scudetto e non si arrenderà fino a quando non sarà la matematica a mettere la parola fine a questo meraviglioso sonno cullato per mesi. Ma Inzaghi in questo momento deve essere più realista del Re, quindi più che sulla Juventus la corsa la deve fare su Roma e Napoli, ovvero sulle uniche due squadre a cui la matematica concede ancora una minima possibilità di sperare in un ingresso in Champions League. Quindi, giustamente il primo step fissato da Inzaghi è la qualificazione alla coppa più importante, per centrare l’obiettivo minimo stagionale fissato dalla società e che la Lazio non riesce ad agguantare addirittura da 13 anni. Poi, si penserà anche allo step successivo, al sogno più grande. Ma la prima cosa è mettere al sicuro la Champions League.

Guardando classifica e calendario, dall’alto dei 17 punti di vantaggio sulla Roma e dei 20 punti di distacco inflitti al Napoli (se ce l’avessero detto a luglio dello scorso anno, avremmo firmato con il sangue per una classifica simile a 10 giornate dalla fine del campionato), alla Lazio servono altri 13 punti per avere la matematica dalla sua parte, ma realisticamente parlando con 9 punti ci dovrebbe essere già la certezza di staccare un biglietto per la prossima edizione della Champions League. Per questo diventa fondamentale questo trittico di sfide che nel giro di 7 giorni vedrà la Lazio affrontare una dopo l’altra Torino (trasferta), Milan (casa) e Lecce. Se la Lazio riuscisse a fare il pieno, Lazio-Sassuolo dell’11 luglio (da giocare alle 17,15…) potrebbe essere il giorno della festa. E quel Lazio-Sassuolo piazzato proprio in quel momento sembra una sorta di scherzo del destino: perché proprio un Lazio-Sassuolo del 2014 è entrato nella storia come il punto più basso del rapporto tra Claudio Lotito e la tifoseria laziale; perché proprio quel 2-2 dello scorso anno in casa contro il Sassuolo tagliò quasi definitivamente fuori la Lazio dalla corsa alla Champions League facendo emergere crepe importanti nel rapporto tra la società e Simone Inzaghi.

A nove passi dalla meta o, meglio, dal primo dei due traguardi fissati da Inzaghi, per la Lazio diventa fondamentale la tappa di Torino. Perché trova una squadra che ha un bisogno disperato di punti per centrare una salvezza che a inizio stagione sembrava scontata e che ora ha considerata a rischio, ma anche perché durante i mesi del lockdown proprio da Torino e dal presidente del Toro Cairo sono arrivati attacchi continui alla Lazio e a Lotito: diretti, con le dichiarazioni di fuoco del numero uno granata, ma soprattutto indiretti tramite le testate dell’impero della comunicazione messo su da Cairo che, Gazzetta dello Sport in testa, hanno dato vita ad una vera e propria crociata anti-Lotito e, di conseguenza, anti-Lazio. Una serie di attacchi mirati a spazzare via quell’immagine di squadra-simpatia che la Lazio si era costruita per mesi a suon di risultati e giocando il miglior calcio d’Italia. Eravamo diventati il Leicester italiano, una squadra per cui tutti o quasi simpatizzavano, anche perché costruita con un budget risicatissimo: ma in quei 100 e passa giorni di lockdown qualcuno ha provato a dipingerci come la peggior Juventus della storia, quella guidata dalla triade Moggi-Giraudo-Bettega.

Anche per questo, vincere a Torino avrebbe un sapore speciale, sarebbe come aggiungere quel pizzico di sale che manca ad una pietanza quasi perfetta. Perché in casa Lazio nessuno ha dimenticato quello che è successo negli ultimi mesi e in molti hanno cerchiato in rosso sul calendario di casa la data del 30 giugno e su quello della ripresa del campionato la sfida con il Toro…




Accadde oggi 28.09

1930 Roma, stadio Rondinella- Lazio-Torino 0-0
1941 Livorno, stadio Edda Ciano Mussolini - Livorno-Lazio 2-5
1947 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Modena 1-0
1952 Roma, stadio Torino - Lazio-Pro Patria 3-1
1958 Vicenza, stadio Romeo Menti - L.R.Vicenza-Lazio 1-0
1969 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-0
1988 Udine, - Udinese-Lazio 0-1
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1
2003 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 2-2
2008 Torino, stadio Olimpico - Torino-Lazio 1-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/09/2020
 

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