28 Giugno 2020

VE FAMO SCOPPIÀ ER CORE...
di Stefano Greco

L’ho letta tante volte questa frase quest’anno, ma mai come oggi è giusto usarla per un articolo, perché di cuori e di fegati ieri sera al triplice fischio di Fabbri ne sono scoppiati tanti, tantissimi. E non parlo solo dei romanisti, risorti al primo passo falso della Lazio dopo più di 8 mesi e per una vittoria striminzita della “rometta” contro una Sampdoria che qui all’Olimpico era stata seppellita di gol con la pratica sbrigata in 20 minuti. Parlo di tutti quelli che erano pronti a postare veleno sui social, sui blog e sulle pagine online, su questi ragazzi e su Simone Inzaghi. Quell’esultanza di Luis Alberto con l’indice sulla bocca era tutta per loro, lo sfogo legittimo di un ragazzo e di un gruppo messo in croce per aver perso non contro l’ultima della classe, ma contro quella che forse è la squadra più in forma d’Europa. Anche se questa “forma” dell’Atalanta inizia a destare qualche legittimo sospetto.

Eravate lì, tutti in fila, migliaia di gufi sul trespolo pronti a trasformarvi in iene per banchettare sul cadavere della Lazio, pronti a scrivere il necrologio a questa squadra ironizzando anche sul fatto che tutti noi (Lotito in testa, chiaramente…) ci siamo battuti per la ripresa di questo campionato. Agognavate una legge del contrappasso, un mare di dolore per chi per mesi aveva nuotato nella gioia e nella felicità. Ma, per il momento, dovete strappare gli articoli che avevate scritto, dovete rimettere in archivio post e foto che eravate pronti a riversare sul web un secondo dopo il fischio finale di Fabbri, perché nonostante tutti i problemi e la rosa sempre più ristretta, questa squadra è viva e non ha nessuna voglia di farvi celebrare ora questo funerale.

È vero, siamo stati brutti, bruttissimi per quasi un’ora, la copia sbiadita della squadra che giocava a memoria e in verticale, il gruppo che travolgeva a suon di gol ogni avversario. Forse ieri sera è andata in scena una delle peggiori versioni della Lazio di quest’anno (in campionato, chiaramente, perché in Europa League non si è mai vista la vera Lazio) insieme a quella del derby di ritorno, ma dove non arrivavano gambe e testa ieri è arrivato il cuore ed è stato quello a fare la differenza. Bastava vedere i volti dei giocatori per capire che c’era qualcosa che non andava, la rabbia e la sofferenza di chi sa di poter fare 100 e che invece si rende conto che non riesci neanche a strappare un 60 per superare l’esame di maturità. Bastava vedere le troppe proteste e i gesti di nervosismo (qualche vaffa di troppo tra compagni per un passaggio sbagliato o un tiro spedito fuori invece di un cross dentro l’area) per capire l’ansia di un gruppo che sa di giocarsi la chance della vita, la tensione di chi per 4 mesi è stato costretto a surgelare speranze, sogni ed emozioni, ed ora cerca disperatamente di riallacciare il filo, di riprendere quel discorso interrotto a fine febbraio ma non ci riesce perché la forma è quella che è e le gambe non girano come giravano a mille 4 mesi fa. E nell'intervista a fine partita su DAZN Ciro Immobile ha espresso chiaramente tutto il disagio di chi vorrebbe dare 1000 e riesce a dare solo la metà e cerca disperatamente di ritrovare se stesso e la forma perduta.

È vero, la coperta è corta, cortissima, come ha fatto notare con garbo ma ripetutamente ieri sera a fine partita Inzaghi, ricordando che è stato costretto a gettare nella mischia per assenza di alternative Marusic che aveva nelle gambe un solo allenamento vero, ma soprattutto Correa e Radu che lo staff medico gli aveva consigliato di tenere a riposo perché erano a rischio infortunio serio. Senza contare Vavro che stava in pancina solo per onor di firma e Lukaku che per forma e stazza fisica sembra un ex calciatore che scende in campo anni dopo aver appeso gli scarpini al chiodo per una partita tra vecchie glorie. Senza Lulic, Leiva, Cataldi e Luis Felipe e con gli altri in condizioni precarie, la Fiorentina ieri sera è sembrata per quasi un’ora la Lazio di febbraio, come se si giocasse a maglie invertite.

È vero, se fosse stato un incontro di pugilato non avremmo mai vinto ai punti per quello che hanno fatto le due squadre nei 90 minuti, ma nel calcio succede di perdere partite che si meritava di vincere e di vincerne alcune immeritatamente. E qualcuno ha vinto tanto (anche troppo) senza meritare, quindi non possiamo sentirci certo “ladri di professione” per quei tre punti strappati ieri, perché nel calcio conta anche il cuore e ieri sera è stato quello a fare la differenza. Il cuore di questi ragazzi che non vogliono arrendersi all’idea di veder andare in frantumi questo meraviglioso sogno.

È vero, in queste condizioni credere o sperare nello scudetto forse è follia, ma noi vogliamo restare aggrappati in tutti i modi e il più a lungo possibile a questa magnifica illusione, anche se sappiamo che il vero scudetto è la conquista di un post in Champions League. E non rincorriamo “scudetti morali”, quelli li lasciamo ad altri, a quelli che oggi stanno con il fegato spappolato e che al gol di Luis Alberto si sono sentiti scoppiare il cuore in petto, ma non per la felicità. Quelli che ci definivano “la squadra del diavolo” per tutte quelle vittorie ottenute a tempo scaduto, successi considerati solo colpi di fortuna da chi si rifiutava di guardare in faccia la realtà: ovvero che questa squadra ha un cuore immenso e che con quello arriva dove non le consentono di arrivare la testa e le gambe.

È vero, l’unica cosa da salvare della partita di ieri sera sono i 3 punti conquistati che ci riportano sotto alla Juventus, che ci consentono di allungare su Inter e Atalanta e che mandano forse definitivamente in frantumi i sogni di chi per qualche giorni aveva fantasticato su un crollo della Lazio o su improbabili rimonte. No, rassegnatevi, non succederà. E se volete preservare cuore e fegato, la prossima volta evitate di accendere il televisore e di guardare la Lazio. Scegliete un film o una serie TV, ne va della vostra salute…




Accadde oggi 28.09

1930 Roma, stadio Rondinella- Lazio-Torino 0-0
1941 Livorno, stadio Edda Ciano Mussolini - Livorno-Lazio 2-5
1947 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Modena 1-0
1952 Roma, stadio Torino - Lazio-Pro Patria 3-1
1958 Vicenza, stadio Romeo Menti - L.R.Vicenza-Lazio 1-0
1969 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-0
1988 Udine, - Udinese-Lazio 0-1
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1
2003 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 2-2
2008 Torino, stadio Olimpico - Torino-Lazio 1-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/09/2020
 

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