25 Giugno 2020

Il laziale non molla e non si arrende: MAI!
di Stefano Greco

Sono sopravvissuto a due scudetti persi all’ultima giornata, alla sconfitta nello spareggio di Napoli con il Taranto, a retrocessioni sul campo e a tavolino. Sono sopravvissuto a tradimenti, a fughe e a cessioni di giocatori che per me erano dei fratelli (maggiori o minori, perché in più di 50 anni di Lazio cambia il rapporto di età…), a due quasi fallimenti e ad una squadra meravigliosa smontata pezzo per pezzo. Sono sopravvissuto a tre lustri di reggenza di uno che sarà anche bravo e vincente ma che per mille motivi non sarà mai il mio presidente, quindi sopravvivrò anche a questo Atalanta-Lazio. Perché un Laziale con la ELLE maiuscola, non muore MAI e, soprattutto, non si arrende MAI. E continua a credere anche quando tutto sembra perso, finito, perché ha avuto ampie prove dell’esistenza di uno “stellone” che da sempre interviene per aggiustare, quando serve veramente, le cose. Ma non sono un romanista, non sono uno che fa lo sbruffone e pretende di essere martello anche quando è incudine, quindi lo dico apertamente: questa sconfitta di Bergamo fa male, malissimo.

Come tanti amici laziali di una vita, quelli con cui ci si capisce al volo anche solo con uno sguardo e a cui ieri sera ho mandato un messaggio in piena notte perché sapevo non solo che erano svegli ma che stavano pensando e provando le stesse cose che pensavo e provavo io, ho preso sonno alle 3 e all’alba avevo già gli occhi aperti. E in quelle poche ore di sonno avrò rivissuto centinaia di volte la partita di ieri sera tentando di cambiare il copione e, soprattutto, il finale. Un’illusione. La meravigliosa illusione di ogni tifoso che con la squadra che perde 1-0 a cinque minuti dal termine non spera nel pareggio, ma pensa addirittura che c’è ancora tempo per vincere: esattamente come è successo quest’anno a Cagliari. E pure questa mattina fatico ad accettare la realtà. Non è una questione di pessimismo o di realismo, perché una sola partita persa dopo 21 giornate senza sconfitta non cambia una virgola quello che penso di Inzaghi e di questo gruppo. È una questione di realismo, perché ieri in 90 minuti si sono materializzati i dubbi e i timori di questi 4 mesi, soprattutto quello di non ritrovare o di ritrovare solo il parte la Lazio che avevamo lasciato il 29 febbraio. Una Lazio che, secondo me (e non lo scrivo oggi, ma chi mi conosce sa che lo penso da Genoa-Lazio), senza il lockdown avrebbe vinto sicuramente lo scudetto. Perché oramai stava in uno stato di grazia tale che nulla e nessuno avrebbe potuto arrestare quel magnifico volo.

A me non ha fatto o fa male la sconfitta, ma il modo in cui è arrivata. Mi fa rabbia il fatto di essermi presentato in queste condizioni alla partita più importante degli ultimi 20 anni. Mi fa rabbia che Leiva non si sia operato qualche settimana prima, ad esempio. Mi fa rabbia che Simone sia stato costretto a buttare nella mischia gente come Lukaku o André Anderson che è impresentabile a questi livelli. Mi fa rabbia stare tutte le partite per 90 minuti con il terrore ogni volta che il pallone arriva in area di rigore e avere i brividi ad ogni cross perché so di avere un portiere che non sa uscire. E devo quasi pregare che non esca, altrimenti può combinare qualsiasi cosa e magari finisce come ieri sera sul terzo gol. Non è questione di crocifiggere Strakosha o addossare solo a uno una sconfitta che è di tutta la squadra, ma se si vuole ragionare in grande è impensabile avere come titolare inamovibile Strakosha e il vuoto alle sue spalle. Non voglio tornare ai tempi in cui avevamo contemporaneamente Marchegiani e Peruzzi, ovvero due portieri che potevano fare parte della rosa dei 3 che un ct azzurro poteva portare all’epoca ad un mondiale o a un europeo, ma in quel ruolo abbiamo un problema irrisolto, da anni. Lì come sulla sinistra, buco mai coperto dopo la partenza di Kolarov e tamponato ora da giocatori adattati, come Lulic o Marusic.

Non mi fa male aver perso a Bergamo, perché ci sta e uno stop contro l’Atalanta poteva essere messo in preventivo anche prima del lockdown. Perché si chiama Atalanta e non Inter o Juventus, ma è una grande realtà e non a caso è l’unica squadra italiana già qualificata ai quarti di finale in Europa e per giunta in Champions League e alla prima apparizione nel torneo più importante. Quello costruito da Gasperini è un giocattolo quasi perfetto, una squadra che come noi gioca un calcio offensivo straordinario, quindi ci sta tutta perdere a Bergamo. Ma è il modo in cui è arrivata la sconfitta che fa male.

Per mezz’ora, ho rivisto la Lazio pre-lockdown, quella macchina perfetta che da fine ottobre a fine febbraio ha asfaltato praticamente tutti. Per mezz’ora siamo stati padroni assoluti del campo e potevamo segnare almeno il doppio dei gol, perché ad ogni ripartenza arrivavamo con una facilità disarmante dalle parti di Gollini. E lì, nel momento in cui abbiamo fallito per 3/4 volte il gol del 3-0, è scattato dentro ogni vecchio laziale il primo campanello d’allarme: perché se le partite non le chiudi (come le chiudevamo, invece, specie all’Olimpico, prima dello stop) è un brutto segnale, soprattutto se sai di non poter reggere quei ritmi e che non ti puoi aspettare aiuti dalla panchina. Perché quello, oltre al portiere, è un altro dei problemi della Lazio di ora e lo sarà fino ad agosto. Un problema che potevamo mascherare o arginare a marzo, giocando una volta ogni sette giorni mentre gli altri si massacravano giocando anche in coppa, ma che ora emerge e, purtroppo, rischia di fare la differenza. Come ieri…

Potrei andare avanti a lungo, ma servirebbe a poco, anzi, non serve se non ad aumentare quella stretta allo stomaco che proviamo tutti questa mattina. Non serve, perché in questo momento l’unica cosa che conta è ripartire, archiviare Bergamo come si fa uscendo dal dentista dopo un dente tolto che sapevamo prima o poi di doverci levare. Altre Atalanta non ne avremo più fino ad agosto e nemmeno la Juventus di oggi ci avrebbe messo in difficoltà come è successo ieri a Bergamo in quel secondo tempo. Questo dobbiamo pensare per andare avanti, per ripartire. Anche se questa sconfitta è stato un brutto ritorno alla realtà, un sogno meraviglioso interrotto da una secchiata d’acqua gelata.

Ma sia ben chiara una cosa: io, da laziale, sono orgoglioso di questi ragazzi e di chi li guida, perché come ho scritto a Simone ieri a notte inoltrata lui ha costruito un giocattolo quasi perfetto, la più bella Lazio che io abbia mai visto per gioco. Più di quella di Zeman e più delle due che hanno vinto lo scudetto. E non solo non alzo bandiera bianca dopo Bergamo, ma sventolo con ancora più forza e orgoglio quella biancoceleste, perché per mezz’ora ho visto la Lazio dei miei sogni, forse la squadra che, insieme all’Atalanta, gioca in questo momento il miglior calcio d’Europa. Quindi, non solo non sono morto anche se ho preso sonno alle 3 e questa mattina all’alba ero già sveglio (come tanti altri laziali...), ma non mi arrendo all’idea di dovermi accontentare di quel quarto posto per cui l’estate scorsa tutti avremmo firmato con il sangue.

No, non considero affatto finita questa stagione e neanche andato in frantumi il sogno. Anche se questa sconfitta fa male e sarà dura, durissima ripartire. Ma bisogna farlo, perché tra poco più di 48 ore si gioca di nuovo e in palio ci saranno altri 3 punti pesantissimi. Quindi, voltiamo pagina, subito. Perché siamo laziali e fino a quando la matematica ci lascerà una piccola speranza dobbiamo crederci. Non illuderci, ma crederci. Sempre e fino alla fine. Perché qui non si molla, MAI




Accadde oggi 28.09

1930 Roma, stadio Rondinella- Lazio-Torino 0-0
1941 Livorno, stadio Edda Ciano Mussolini - Livorno-Lazio 2-5
1947 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Modena 1-0
1952 Roma, stadio Torino - Lazio-Pro Patria 3-1
1958 Vicenza, stadio Romeo Menti - L.R.Vicenza-Lazio 1-0
1969 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-0
1988 Udine, - Udinese-Lazio 0-1
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1
2003 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 2-2
2008 Torino, stadio Olimpico - Torino-Lazio 1-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/09/2020
 

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