24 Giugno 2020

Come una roulette russa...
di Stefano Greco

Si riparte, dopo 115 giorni d’attesa, con il cuore gonfio di speranza e la testa pesante, piena di dubbi e di paure accumulate in questi quattro mesi di stop, di sogno interrotto e, speriamo tutti, non spezzato. Che Lazio sarà? Che squadra ritroveremo questa sera a Bergamo? È la domanda che si fanno tutti i laziali da mesi e nessuno ha una risposta, perché siamo davanti a un qualcosa di mai visto, di mai sperimentato, quindi è impossibile sapere o prevedere che cosa succederà questa sera a Bergamo. È un po’ come giocare alla roulette russa, metti un proiettile nella pistola riempiendo solo uno dei sei buchi del tamburo, chiudi, fai ruotare, punti la pistola e premi il grilletto, sperando che tutto vada bene perché hai cinque possibilità su sei che il tamburo in quel punto sia scarico.

Già, la Lazio ha cinque motivi per sperare di farcela: ha il miglior allenatore che c’è in questo momento in Italia, il capocannoniere del campionato, il re degli assist d’Europa, la migliore difesa della Serie A e viene da una serie di 21 partite utili consecutive in cui ha raccolto 55 punti su 63 a disposizione (17 vittorie e 4 pareggi), un qualcosa mai visto nella storia della Lazio. La Lazio di Inzaghi ha fatto un qualcosa che non sono riuscite a fare neanche le squadre di Maestrelli ed Eriksson, quelle che hanno conquistato sul campo i due scudetti biancocelesti. Il proiettile, è rappresentato da questi 115 giorni di inattività, dal rischio che questo stop abbia spezzato il filo, interrotto quella magia che consentiva alla Lazio di macinare gioco e asfaltare qualsiasi avversario. Perché se andavamo sotto nel punteggio, gli avversari sapevano che fino al fischio finale potevano essere raggiunti o addirittura superati, mentre se la Lazio andava in vantaggio, era finita e l’unico obiettivo era quello di limitare i danni, di evitare di perdere in goleada.

Da quel pomeriggio incredibile del 19 ottobre fino al 29 febbraio, abbiamo vissuto un qualcosa di unico: un sogno ad occhi aperti, con il copione della storia della Lazio completamente stravolto da un allenatore e da una squadra che sono stati in grado di abbattere uno dopo l’altro tutti i tabù possibili e immaginabili: la vittoria a San Siro in campionato in casa del Milan che mancava da più di 30 anni, la vittoria in casa con la Juventus, gli spauracchi Napoli e Inter cancellati con prestazioni magnifiche. Uno spettacolo per gli occhi, un sogno ad occhi aperti che avremmo voluto vivere fino in fondo, senza interruzioni. Invece è successo, siamo stati ibernati e non sappiamo che Lazio ritroveremo.

Ripartiamo da Bergamo, dall’avversario peggiore che potevamo incontrare sulla nostra strada: una squadra che corre (anche in modo sospetto…) e gioca il miglior calcio offensivo del campionato. Una squadra di provincia ma piena di qualità e con una rosa in grado di sopperire a fatica e assenze, basta pensare che lì davanti Gasperini può permettersi il lusso di rinunciare a Muriel e ad Ilicic vincere di goleada contro il Sassuolo, perché tanto ci sono il Papu e Zapata, aiutati da Pasalic e Malinovskyi, a dare spettacolo. Oggi non c’è Pasalic, ma torna Ilicic, uno che ci ha fatto male più di una volta.

Ripartiamo dall’Atalanta, dalla sfida in cui è iniziato il grande volo della Lazio, dopo quel primo tempo da incubo. Sotto di 3 gol e con i fantasmi dell’esonero che aleggiavano sull’Olimpico, Simone Inzaghi in quel quarto d’ora è riuscito a cambiare il volto della Lazio. È vero, se la rigiochiamo altre 99 volte partendo dallo 0-3 del primo tempo la perdiamo tutte e 99 volte quella partita, ma quel giorno non è successo e lì si è capito che questa era una stagione particolare, in cui tutto era possibile. Anche battere due volte per 3-1 la Juventus nel giro di 15 giorni…

Ripartiamo da Bergamo, dalla città e dallo stadio in cui è iniziata la grande avventura di Simone Inzaghi allenatore vero (e non sostituto temporaneo di Pioli dopo l’esonero) della Lazio. Era il 21 agosto del 2016 e dei protagonisti di quella partita sono rimasti i due allenatori, il Papu con la fascia da capitano da una parte e Parolo, Milinkovic Savic e Immobile dall’altra (più Strakosha e Cataldi che stavano in panchina). Fu una sfida spettacolare quel primo atto della stagione 2016-2017, con la Lazio avanti 3-0 dopo mezz’ora, l’Atalanta capace di ritornare 2-3 in 4 minuti, prima del colpo definitivo del ko di Cataldi in zona Cesarini e il gol di Petagna a tempo scaduto. Da quel giorno, sono sempre state sfide spettacolari quelle tra Lazio e Atalanta, squadre guidate da due profeti del calcio spettacolo, ma senza gli eccessi zemaniani. Forse l’Atalanta è più zemaniana della Lazio, nel senso che concede di più agli avversari come dimostrano i 35 gol incassati (12 più della Lazio) a fronte dei 70 segnati (14 in più di noi). La Lazio è più equilibrata, concede meno, ma sa essere letale quando riparte, quando Immobile, Lazzari, Correa e Luis Alberto hanno praterie in cui scorrazzare felici. Questo, almeno, fino al 29 febbraio…

Inzaghi riparte senza Luis Felipe, Lulic, Marusic e Leiva. E sono assenze pesanti, soprattutto  quelle di Lulic e Marusic che offrivano maggiori garanzie di Jony per arginare Ilicic. Ma questo è, quindi inutile pianger e, inutile pensare a quello che poteva essere e non è stato, come è inutile fare calcoli. Mancano 12 partite e saranno 12 battaglie: da vincere, per uscire indenni da questa roulette russa e non perdere l’occasione della vita.




Accadde oggi 16.07

2003 Vigo di Fassa, Salorno-Lazio 0-11
2008 Auronzo di Cadore, stadio Rodolfo Zandegiacomo - Rapp.Bellunese-Lazio 0-8

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/06/2020
 

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