22 Giugno 2020

1971, la lunga estate calda di Long John
di Stefano Greco

Foto di Marcello Geppetti

Giogio Chinaglia, dall’inizio alla fine di quel suo lunghissimo rapporto d’amore con la Lazio, è stato tutto e il contrario di tutto e, soprattutto, ha diviso dall’inizio alla fine: perché uno come lui non poteva che dividere, creare spaccature e casini. Ce lo aveva nel dna. E forse per questo è stato il più amato di sempre, come quel figlio ribelle e casinista che, con un sorriso, riesce sempre a farsi perdonare qualsiasi cosa. Il sorriso appena accennato che ha in questa meraviglioso foto d’epoca scattata da quel maestro che risponde al nome di Marcello Geppetti. E il sorriso è l’immagine di Giorgio che porto dentro al cuore, insieme a quell’esultanza con il dito puntato verso la Sud in segno di sfida, lo scatto calcistico più famoso di Marcello Geppetti diventato un poster che generazioni e generazioni hanno attaccato davanti al letto come simbolo di ribellione calcistica, come lo era in campo politico per molti l’immagine con il volto di Che Guevara.

Giorgio Chinaglia di casini ne ha fatti sempre: in Galles da bambino, poi a Carrara, a Napoli e fin dall’inizio della sua avventura alla Lazio. Come quella volta a via Col di Lana, quando in quella stagione 1970-1971 in cui la Lazio sta scivolando in Serie B un paio di dirigenti lo accusano di essere il principale responsabile di una sconfitta della Lazio: “Ti preoccupi più di fare l’amore con la tua sposina che del bene della Lazio”, arriva a dire uno dei due, puntandogli l’indice contro. Hanno nominato Connie e Long John perde il controllo: si lancia verso il dirigente urlandogli “ti uccido”. Il povero Nando Vona, che è un omone enorme ma buono come il pane, cerca di mettersi in mezzo per evitare il peggio, blocca Giorgio con tutta la forza che ha ma lui, nel divincolarsi e nella foga di farsi giustizia, finisce contro una delle vetrate della sede e la manda in frantumi. La notizia di questo episodio, in poche ore, fa il giro di Roma e l’indomani sta su tutti i giornali, presentata come una rissa furibonda. È il primo vero strappo tra Chinaglia e la Lazio, uno squarcio che rischia di diventare rottura completa quando, dopo la retrocessione in Serie B, a giugno del 1971 Umberto Lenzini decide di cacciare Juan Carlos Lorenzo. È l’inizio della lunga estate calda di Long John…

Chinaglia, che sta trascinando la squadra guidata da Lovati in panchina alla conquista della Coppa delle Alpi (Giorgio segna 8 gol in 5 partite) fa il diavolo a quattro e chiede a Lenzini di essere ceduto. “Perché avete cacciato Lorenzo? Non è stata colpa sua se siamo retrocessi, dovevate dargli un’altra possibilità. Allora, a questo punto, se va via lui me ne vado anche io”.

Lenzini ha scelto come sostituto di Lorenzo un allenatore appena retrocesso con il Foggia, Tommaso Maestrelli. Chinaglia non ne vuole sapere di restare, ma è vincolato alla Lazio, quindi si deve rassegnare, ma cerca in tutti i modi la rottura. Anche il suo approccio con quello che diventerà più che un allenatore un secondo padre, è freddissimo, perché Giorgio è prevenuto.

“Volevo che a Lorenzo fosse data un’altra chance. Se Lenzini non considerava Maestrelli responsabile della retrocessione del Foggia, non capivo perché ritenesse colpevole Lorenzo, considerando soprattutto il fatto che non era stato accontentato in sede di campagna acquisti. Quindi, quando Maestrelli disse che voleva parlarmi, ero teso, arrabbiato, prevenuto. Lui arrivò con un grande sorriso e con il suo tono amichevole e pacato mi disse: ‘Così ora siamo nella stessa squadra Giorgio. Spero di poter contare su di te e sul tuo aiuto per riportare la Lazio in Serie A’. Non dissi nulla, ma restai colpito dalla semplicità di quell’uomo, dai suoi modi, dal tono pacato e rassicurante delle sue parole. Feci sì con la testa, ma dentro di me avevo troppa rabbia e volevo andare via, a qualsiasi costo”.

Dopo il successo in Coppa delle Alpi, Giorgio va in vacanza con Connie e i bambini. E dal mare, prima di partire per il ritiro, forte delle richieste di Napoli e Milan chiede nuovamente di essere ceduto. Lenzini non ne vuole sapere e allora Giorgio decide di forzare la mano concedendo un’intervista a “La Gazzetta dello Sport”.

“Meglio andare in una provinciale ma in Serie A, che giocare a Sorrento, dove solo i giocatori di casa riescono a stare a malapena in piedi su quel campo”, dice Giorgio per provocare la rottura con Lenzini e la Lazio. Ma Antonio Sbardella, ds della Lazio, non solo rifiuta di intavolare una trattativa con Napoli e Milan, ma decide di usare il pugno di ferro: deferisce Giorgio alla Lega e lo multa.

Chinaglia e la Lazio sono ai ferri corti e tocca a Maestrelli rimettere insieme i cocci e tentare di ricucire in qualche modo il rapporto. Lo fa con pazienza a Padula, in provincia di Salerno, durante il ritiro. E ci riesce. Non con l’arrivo di Martini, Bandoni, Gritti e Oddi (tornato dal prestito alla Massese), ma con i nuovi schemi di gioco. La squadra diverte, i giocatori si divertono. Si diverte soprattutto Chinaglia che, come gli aveva detto Maestrelli in quel primo incontro, diventa il centro del progetto-Lazio.

Giorgio non ha rinunciato all’idea di andare via, sa che il mercato è lungo ed è pronto a non giocare le prime partite del campionato di Serie B per essere poi ceduto a novembre. Nella prima amichevole stagionale giocata il 16 agosto allo stadio di Padula contro la Turris, neo promossa in Serie C, Giorgio segna il primo gol della Lazio di quella stagione. Ma l’attenzione di Long John e di tutto il mondo biancoceleste è rivolta alla prima partita ufficiale della stagione in programma all’Olimpico. Quella del 29 agosto è una data cerchiata in rosso da mesi, perché per uno strano scherzo del destino e del calendario l’esordio in Coppa Italia è niente meno che il derby con la Roma, decisivo per passare il turno in un girone durissimo in cui la Lazio si ritrova in compagnia di Atalanta, Ternana (che vincerà il campionato di Serie B) e Perugia. E passa solo la prima classificata.

Helenio Herrera, soprannominato “il mago”, per come riesce a trasformare le sue squadre e perché indovina quasi sempre le sue previsioni, alla vigilia del derby fa lo sbruffone: “Il successo nel derby è sicuro e la vittoria servirà a dare alla squadra una carica extra di invincibilità con la quale sarà più facile battagliare in campionato. Nelle prime due giornate abbiamo Vicenza e Sampdoria, se facciamo il pieno possiamo puntare al quinto posto”.

“Il mago”, anche questa volta indovina quasi tutto… La Roma, infatti, in campionato vince sia contro il Vicenza che contro la Sampdoria e arriva settima in classifca, ad un solo punto dalla zona Uefa e da Fiorentina e Inter che chiudono quinte. Ma il derby, finisce in modo diverso…

Roma è quasi deserta quel 29 agosto, ma all’Olimpico ci sono 70.000 spettatori e l’incasso sfiora i 100 milioni di lire. La Lazio non vince un derby da sei anni e la Roma dopo un quarto d’ora di studio sembra padrona del campo. Ma, all’inizio del secondo tempo, succede quello che nessuno aveva previsto: fuga di Manservisi proprio sotto la Monte Mario, Liguori bruciato, cross per Massa al centro, Bet è in netto anticipo ma, per un eccesso di sicurezza, liscia completamente il pallone che arriva, docile, docile, sui piedi di Chinaglia che, defilato a sinistra, controlla e batte Ginulfi, proprio sotto la Curva Sud. Ricordo tutto alla perfezione, perché quello è stato il mio primo derby. Una serata premio, con partenza da Anzio di primo pomeriggio e rientro in nottata, stravolto ma felice. Sì, perché quella sera la Lazio di Maestrelli resiste agli assalti della Roma e vince il derby. Ricordo il brivido al fischio finale dell’arbitro, poi i romanisti che sfollano veloci mentre i laziali restano sugli spalti a festeggiare la vittoria con una fiaccolata. Migliaia di giornali vengono accesi quasi contemporaneamente per essere usati come torce e l’effetto è incredibile.

Sullo slancio di quel successo, la Lazio pareggia a Bergamo, batte il Perugia in trasferta e la Ternana in casa, conquistando la qualificazione. Giorgio è il trascinatore di quella squadra:  segna in tutto tre reti, ma come gli aveva promesso Maestrelli in quel primo incontro, tutta la Lazio gioca per lui, per fargli fare “go”, come dice Long John. La rabbia e la voglia di scappare dei primi giorni di quella torrida estate, lasciano il posto alla voglia di riscatto di Chinaglia e quelli in Coppa Italia sono solo i primi squilli di una stagione che si trasforma in una marcia trionfale: sia per la Lazio che ritorna in Serie A che per Long John che vince la classifica dei cannonieri e che a suo di reti diventa il primo giocatore di Serie B a esordire in Nazionale segnando un gol: succede il 21 giugno, a Sofia, contro la Bulgaria nel primo giorno d’estate del 1972. Ma quella del ’72 sarà un’estate diversa da quella del ’71, primo atto di uno dei capitoli più belli della storia della Lazio...




Accadde oggi 16.07

2003 Vigo di Fassa, Salorno-Lazio 0-11
2008 Auronzo di Cadore, stadio Rodolfo Zandegiacomo - Rapp.Bellunese-Lazio 0-8

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/06/2020
 

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