21 Giugno 2020

Una foto, la storia...
di Stefano Greco

Ogni 21 giugno, è un brivido. Un brivido forte, di quelli che ti fanno accapponare la pelle e ti scuotono come un albero in mezzo alla tempesta, con il vento delle emozioni che rischia di portarti via, lontano. Sono passati 33 anni, ma sembra ieri. Perché come tutte le grandi emozioni della vita ti basta chiudere gli occhi per fare un salto indietro di quasi 7 lustri e tornare con la mente a quel minuto, a quell’esultanza, a quel boato interminabile: e torni leggero, ti fai cullare dolcemente da quell’onda. Oppure, basta una foto per aprire le cataratte e farsi travolgere dall’emozione.

Già, basta una foto, perché le emozioni altro non sono che foto che parlano da sole, immagini che riescono a trasmettere gli stessi brividi di un filmato anche con un solo fotogramma e senza audio di sottofondo. Vale per il gol di Fiorini come per tutte quelle foto a cui sono legati momenti che hanno segnato in qualche modo la nostra esistenza, non solo quella sportiva: il sorriso di un nonno, di un genitore, di un fratello (o una sorella) o di un amico che non c’è più; la foto della maturità, della laurea o il quadro del diploma da professionista appeso al muro che riassume in una sola immagine anni di sacrifici, di gioie e di dolori; la foto del matrimonio, della nascita dei figli. E, tornando in campo sportivo, i fotogrammi dei momenti che hanno segnato la tua vita da tifosi, con tutto il carico di emozioni e di ricordi legati a quei momenti, a chi c’era vicino a te e che oggi, purtroppo, non c’è più.

È inutile raccontare quel Lazio-Vicenza o le emozioni legate a quel gol arrivato come un miracolo piovuto dal cielo, oppure come diceva sempre Sandro Petrucci come una delle prove dell’esistenza di quello “stellone” che ha sempre vegliato sulla Lazio e che si è manifestato nei momenti più importanti della storia biancoceleste. È inutile, perché sarebbe come raccontare la trama di un libro letto tante volte o di un film visto e rivisto fino a rovinare la pellicola. È inutile, perché ognuno di noi ha il proprio personalissimo ricordo di quel giorno e di quel momento, legato spesso e volentieri all’età e alle persone con cui ha condiviso quell’emozione. Ad esempio, uno dei ricordi più belli ed emozionanti di quel giorno è il ricordo del racconto che mi fece il papà del mio amico Fabrizio Fabbri: Domenico, che per me e per tutti era semplicemente Mimmo (o l’ingegnere…), aveva smesso da anni di andare allo stadio. Era arrivato giovanissimo alla Lazio, portato nella grande famiglia biancoceleste nientemeno che da Silvio Piola, suo vicino di casa a Città Giardino (oggi Montesacro…) che vedendolo giocare per strada era rimasto affascinato dalle doti di quel ragazzino. Dopo aver collezionato una decina di presenze durante la guerra (tra il 1944 e il 1946), fu “rubato” al calcio dal basket per via di quei 180 centimetri abbondanti che all’epoca erano tanta roba e nel calcio si era affermato insieme ad Aldo Giordani (l’ex storico telecronista di basket della RAI) e Lello Morbelli. Aveva appeso gli scarpini al chiodo ma la Lazio era sempre rimasta nel suo cuore e come da tradizione aveva passato il testimone di padre il figlio a Fabrizio, mio amico da una vita. Quel 21 giugno del 1987, per non soffrire troppo Mimmo aveva deciso di non restare a casa attaccato alla radio ma di uscire, di portare a spasso il cane al Villaggio Olimpico, in quella zona in cui c’era prima lo stadio della Rondinella e poi lo stadio del PNF, oggi Flaminio, gli stadi della sua infanzia. “Camminavo con il cane guardando l’orologio”, mi raccontava, “sperando di sentir arrivare qualcosa dallo stadio Olimpico. All’improvviso, si è come fermata l’aria, poi è arrivato quel boato: fortissimo, interminabile, che mi ha travolto come un’onda. Ho capito e sono scoppiato a piangere”. Ecco, quella di Mimmo Fabbri, è una delle mille storie legate a quel 21 giugno, a quel Lazio-Vicenza, a quel fotogramma dell’esultanza di Fiorini dopo quel gol entrato nella storia. Per quel che mi riguarda, una delle 5 foto più importanti o simboliche nella storia della Lazio.

Impossibile fare una classifica che vada bene per tutti, perché le emozioni sono un qualcosa di talmente personale che per qualcuno può essere speciale un momento che per alcuni di noi è stato insignificante o quasi. E viceversa. Parlo di me, quindi, delle 5 foto più simboliche della mia storia da laziale. E prima che qualcuno sollevi obiezioni contestando il fatto che non c’è la foto dell’esultanza di Lulic, spiego subito il perché: ho messo solo le foto dei momenti più emozionanti della mia vita da laziale che ho vissuto dal vivo, sugli spalti. Il 26 maggio stavo a casa, volutamente da solo davanti alla TV, perché in certi momenti non voglio nessuno vicino a me. È stata una grandissima emozione ma, proprio per il fatto di non averla vissuta dal vivo finisce immediatamente dopo le 5 che ho scelto.

La prima, è l’immagine di Tommaso con la scritta Lazio sul tabellone. Per me, quella è l’immagine dello scudetto del 1974, insieme a quei fotogrammi in cui mentre il mondo esplode intorno a lui il “Maestro”, seduto in panchina, al fischio finale di Panzino rimane impassibile e si mette le mani tra i capelli, prima di essere travolto dall’abbraccio di Gigi Bezzi e di tutto il mondo Lazio.

La seconda immagine è quella del dito di Chinaglia. Al netto di tutti gli errori che Giorgio ha commesso da giocatore, da presidente e da uomo, quella foto è il poster della mia vita, l’immagine della rinascita del mondo Lazio, della presa di coscienza della forza di un popolo che per anni aveva cercato l’eroe il grado di trascinarlo. E Long John è stato quell’eroe, quel gigante buono simile a quello della pubblicità dell’epoca che risolveva tutti i problemi e che ti dava la forza per affrontare qualsiasi cosa. Vedendo lui sfidare da solo l’intero mondo giallorosso, ognuno di noi ha attinto da lui e dai suoi gesti la forza per affrontare in classe alle elementari, alle medie o al liceo l’assoluta maggioranza giallorossa che popolava le scuole romane, all’interno delle quali in quegli anni il rapporto era, se andava bene, di uno a cinque.

La terza foto, è l’immagine di Nesta che alza la Coppa delle Coppe, il primo trofeo europeo (VERO e riconosciuto dall’Uefa) conquistato da una squadra romana. Un ragazzo romano che da capitano porta la Lazio in cima all’Europa, al primo posto delle classifiche dell’Uefa e della Fifa. Il momento più alto toccato dalla Lazio nei suoi 120 anni di storia. Un’emozione, quella provata a Birmingham, difficilmente spiegabile a parole.

La quinta foto, è quella dell’esultanza di Diego Pablo Simeone dopo il gol segnato a Torino contro la Juventus. Il gol della svolta, il gol che secondo me ha consegnato lo scudetto nelle mani della Lazio. È quella l’immagine simbolo di quell’annata incredibile, dello scudetto più bello e al tempo stesso più assurdo nella storia del calcio italiano. Un romanzo che per trama fa impallidire la storia raccontata da Nick Hornby in Fever Pitch, il libro del 1992 diventato poi nel 1997 quel magnifico film intitolato Febbre a 90°.

Al centro di tutto, chiaramente, l’immagine dell’esultanza di Giuliano Fiorini, perché quel 21 giugno del 1987, come ho scritto una volta anni fa è, per me, l’Armageddon laziale. L’Armageddon, secondo il Nuovo testamento, è il luogo in cui nel giorno dell’Apocalisse si disputa la battaglia finale tra il bene e il male. È il campo di battaglia in cui i tre spiriti immondi radunerebbero tutti i re della Terra, incitati da Satana, per il conflitto finale con Dio. L’ultima battaglia tra il “Bene” e il “Male”, insomma, ma soprattutto il giorno senza domani in un luogo che dall’interpretazione dei testi sacri si chiama Tel Megiddo, ed è situato a circa 15 chilometri da Nazareth, la città d’origine di Gesù. Quindi, il termine Armageddon più che indicare un luogo, è inteso un po’ come il giorno del giudizio.

Mischiando sacro e profano, quindi, il mio Armageddon è andato in scena il 21 giugno di 33 anni fa, allo stadio Olimpico, in una domenica torrida da Ferragosto più che da primo giorno d’estate. Il mio Armageddon, è stato Lazio-Vicenza: una partita impressa nella memoria, indelebile come un tatuaggio sul cuore, un giorno in cui sono racchiuse tutte le emozioni di una vita da tifoso, quelle che riaffiorano anche senza chiudere gli occhi e ti provocano brividi imparagonabili a qualsiasi altra emozione (sportiva, s’intende) provata in più di 58 anni di vita. Quelle sensazioni che ti fanno scendere una lacrima solo guardando una vecchia foto in bianco e nero di Giuliano Fiorini che esulta, che ti scuotono sentendo la radiocronaca di allora di Sandro Piccinini che confonde il “bomber” con Fabio Poli, oppure l’urlo di Gianni Bezzi che termina con un pianto soffocato, mentre l’Olimpico esplode nel boato più intenso e lungo della storia della Lazio. E solo chi c’era sa bene di cosa parlo. Ma il potere dell’Armageddon, è anche quello di riuscire a trasmettere quell’emozione anche a chi non c’era. Tramite il racconto che passa di padre in figlio o di nonno in nipote, magari arricchito di ricordi personali, oppure tramite un libro, come ho cercato di fare io con “La Banda del meno nove”, che ho scritto per lasciare una sorta di testamento sportivo a mio figlio, in un momento in cui la fede non vacillava, ma per tante ragioni era chiusa dentro uno scrigno e confinata in un forziere. Ma basta rievocare quella data per far riemergere tutta quella Lazialità che è linfa vitale, come il sangue che scorre nelle vene. Per questo, benedetto quel 21 giugno del 1987 e per sempre onore e gloria a Giuliano Fiorini…




Accadde oggi 28.09

1930 Roma, stadio Rondinella- Lazio-Torino 0-0
1941 Livorno, stadio Edda Ciano Mussolini - Livorno-Lazio 2-5
1947 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Modena 1-0
1952 Roma, stadio Torino - Lazio-Pro Patria 3-1
1958 Vicenza, stadio Romeo Menti - L.R.Vicenza-Lazio 1-0
1969 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-0
1988 Udine, - Udinese-Lazio 0-1
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1
2003 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 2-2
2008 Torino, stadio Olimpico - Torino-Lazio 1-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/09/2020
 

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