17 Maggio 2020

La "supercazzola" del calcio in maschera
di Stefano Greco

Che avremmo assistito ad uno spettacolo irreale, che con il calcio vero (quello che abbiamo imparato ad amare fin da piccoli) ha ben poco a che fare, lo sapevamo tutti. Ma quando non mangi da tempo e il convento passa una minestrina insipida, non la scansi pretendendo di poter mangiare subito una bistecca o in attesa che arrivi un piatto di Amatriciana. La cosa importante, dopo un lungo stop forzato, è ripartire, con la speranza che passo dopo passo, settimana dopo settimana e mese dopo mese le cose possano in qualche modo cambiare, anche se sappiamo tutti che per tonare alla “normalità” servirà tempo. Così come sappiamo tutti che il calcio senza abbracci e, soprattutto, senza pubblico, altro non è che una bella scatola di cioccolatini… vuota. Apparenza, forma senza sostanza.

Per carità, la Bundesliga poi non è mai stata il massimo neanche con gli stadi pieni, perché il calcio tedesco è duro e concreto ma è lontano anni luce dal calcio che piace a noi. Meglio la Eredivisie, ad esempio, oppure l’argentino e il brasiliano di una volta, anche se la vera essenza del calcio è rappresentata dalla Serie A e soprattutto dalla Premier League. Ma la delusione provata ieri, dopo due mesi di astinenza, non è legata solo al mancato spettacolo, ma dall’aver toccato con mano il fatto di aver assistito ad una farsa. O meglio, ricordando quel capolavoro di film che è Amici Miei, ad un’enorme SUPERCAZZOLA, brematurata con scappellamento a destra come se fosse Antani.

Che senso ha vedere gente che pulisce con pezzetta e spruzzino il pallone, con giocatori, staff tecnico, allenatori e quarto uomo che stanno con la mascherina mentre in campo c’è gente che si ammucchia in occasione di ogni calcio piazzato? Una SUPERCAZZOLA, appunto. Perché se per scendere in campo i giocatori devono essere tutti negativi a tamponi e test sierologici, quale sarebbe il rischio di contagio in una sfida tra 22 negativi, arbitrati da un altro negativo? Non si può dare la mano ad un compagno o ad un avversario per aiutarlo ad alzarsi, ma si può trattenere la maglia, pressare l’uomo e spingerlo in area in occasione di un corner o di una punizione? O c’è il rischio, ed allora non si gioca, oppure non c’è ed allora non è necessario mettere su questa farsa, questa enorme SUPERCAZZOLA mediatica che costringe i giocatori ad esultare in solitudine o al massimo a saltare toccandosi il gomito in segno come segno di massima trasgressione e godimento. Un po’ come fare sesso con una bambola gonfiabile.

Ha senso vedere un giornalista in mascherina che fa domande a distanza e con il microfono coperto e la copertura cambiata tra un’intervista e l’altra, ma che senso ha vedere un cameraman che sta, da solo, in cima alla monumentale gradinata del Westfalenstadion che saluta tutto bardato e con la mascherina addosso? Lì, da solo, da chi o da cosa può essere contagiato? A quell’altezza e in un teatro completamente deserto rischia più di essere centrato dagli escrementi di un piccione o di un gabbiano che contagiato da qualcuno positivo al Covid-19.

Questo vale per lo spettacolo in maschera di ieri e per le partite del weekend, ma anche e soprattutto per gli allenamenti. Se partiamo dal fatto che tutti quelli che stanno in campo sono stati controllati e sono risultati completamente negativi, che senso hanno queste ridicole restrizioni, i due metri di distanza, l’impossibilità di stare a contatto e di fare contrasti? O forse tutta questa messinscena serve a qualcuno per gridare subito allo scandalo se qualcuno si esercita facendo un torello o a chi decide per avere la scusa per sospendere tutto per violazione delle regole? Sì, perché l’impressione che si ha è questa: che chi deve decidere è obbligato per mille motivi a dire di sì e a far ripartire il carrozzone, ma in fondo non vede l’ora di avere in mano un positivo per chiudere nuovamente tutto dicendo: “Avete visto? Non si poteva ripartire. Noi lo abbiamo fatto perché ce lo avete chiesto, ma ve lo avevamo detto che era tutto inutile”.

Anche questo fa parte della farsa, dell’enorme SUPERCAZZOLA che ci vogliono propinare. Perché se il presidente del Consiglio annuncia l’inizio della FASE 2 dicendo che c’è il rischio che la curva dei contagi risalga che ma bisogna ricominciare a vivere, allora perché non lo deve fare lo sport? Perché se si aboliscono limitazioni e autocertificazioni, se dall’inizio di giugno si riaprono le frontiere senza quarantena e si lascia libertà di spostamento all’interno del Paese è considerato uno scandalo la ripartenza del campionato il 13 giugno? Per capire che tipo di SUPERCAZZOLA ci stanno propinando, poi, basta prendere in esame il documento in cui sono stabilite le misure del distanziamento sociale: al mare, un ombrellone ogni 5 metri; al ristorante, un tavolino ogni quattro metri e un metro tra le persone sedute allo stesso tavolo (che magari sono moglie e marito, oppure una coppia che vive sotto lo stesso tetto, dorme nello stesso letto e fa sesso senza né mascherina né guanti e né preservativo); sui treni e sugli aerei un posto sì e un posto no (poi, però, scopri che dei ragazzi che facevano l’Erasmus in Spagna sono stati caricati sul un volo della Air Dolomiti e hanno pagato una cifra allucinante per tornare stipati su un volo organizzato dalla Farnesina in cui stavano gomito e il distanziamento sociale era utopia), mentre sui mezzi pubblici la distanza si riduce ad un metro: ovvero, un quinto rispetto alla spiaggia e un quarto rispetto al ristorante. O siamo di fronte ad un virus bizzarro e giocherellone, che colpisce più al mare e al ristorante che in un autobus o in un vagone della metro, oppure siamo di fronte ad una gigantesca SUPERCAZZOLA, avallata da comitati scientifici e da illustri medici e virologi bravissimi a dirci che cosa non possiamo fare ma che ancora non si sono messi d’accordo neanche sul fatto che chi è guariti può o no essere nuovamente contagiato.

Insomma, siamo da mesi in mano a scienziati, fisici e matematici che ci bombardano di termini, di curve, di previsioni fatte con gli algoritmi e che ora ci impongono distanziamenti sociali “variabili” come il tempo in primavera. E il calcio è solo la punta dell’iceberg di questa enorme SUPERCAZZOLA, lo specchietto per le allodole per far discutere e litigare la gente su “ripartenza sì” e “ripartenza no”, per distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi quotidiani. E noi, come sempre, ci ricadiamo e magari siamo pronti a farci mettere braccialetti elettronici (come quello ipotizzato dal “geniale” governatore della Liguria, Toti…) che suonano facendo scattare l’allarme quando due persone violano le regole del distanziamento. Un braccialetto che dovrebbe essere impostato per suonare in spiaggia oltre i 5 metri, al ristorante oltre i 4, in strada a un metro e mezzo e in autobus o sulla metro se si superano i 100 centimetri. Non vicini tra noi, ma sempre più vicini al caos e a contatto quotidiano H24 con le SUPERCAZZOLE che ci propinano: brematurate, con scappellamento a destra, come se fosse Antani…




Accadde oggi 07.08

1957 Nasce a Pescate (LC) Roberto Tavola
1990 Trossingen - Trossingen-Lazio 0-7
1991 Saint Vincent - Lazio-Cecoslovacchia 1-1 - Memorial Pier Cesare Baretti
1992 Bayer Leverkusen-Lazio 2-1
1999 Cadiz, - Betis Sevilla-Lazio 2-2 (6-4 dcr)
2004 Manchester - Manchester City-Lazio 3-1
2005 Fiuggi, Fiuggi-Lazio 0-11
2009 Muore a Treviglio (BG) Orlando Rozzoni
2010 Fiuggi - Stadio Campo i Prati - Triangolare Lazio-Latina-Sora

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

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