14 Maggio 2020

18.04: un'ora scolpita nella storia!
di Stefano Greco

“Superato da 40 secondi il 50’ si continua a giocare. Collina sta osservando il suo cronometro. Palla a terra, calcio di punizione in favore del Perugia: lo batte Calori, appoggiando all’indietro a Mazzantini, disturbato da Filippo Inzaghi. Mazzantini sta per effettuare il calcio di rinvio, la palla è a terra. La rincorsa da parte di Mazzantini: batte con il destro, la palla si alza, ricade oltre il cerchio del centrocampo, lo stacco di testa di Melli, poi Davids per l’ultima azione, forse, per la formazione bianconera, L’appoggio in avanti per Del Piero. Lo scatto di Del Piero reso vano dalla velocità del pallone che esce dal campo. Rimessa con le mani per il Perugia: è difficile effettuarla perché il campo per destinazione è presidiato dai tifosi. Cerca spazio adesso il giocatore del Perugia per effettuare la rimessa laterale, lo trova Esposito, si porta sulla linea bianca, batte poi servendo in avanti il pallone per il rinvio effettuato da Calori. La palla viene inseguita da Davids nel cerchio di centrocampo: il duello tra Davids e Tedesco…. La palla sulla destra per Esnajder. Inzaghi, spalle alla porta cerca la triangolazione con Esnajder, entra in area di rigore. E’ chiuso però dal difensore della squadra perugina Materazzi…. Mentre in questo istante Collina dichiara concluso il confronto: sono le 18 e 4 minuti del 14 maggio del 2000….. La lazio è Campione d’Italia 1999-2000…. La Juventus è stata battuta per 1-0 a Perugia dalla squadra di Carletto Mazzone. Linea all’Olimpico”.

Quei trenta secondi di telecronaca di Riccardo Cucchi, sono come il Vangelo e potrebbero essere il testamento spirituale di qualsiasi laziale che abbia avuto la fortuna di vivere quel momento e che alle 18.04 di vent’anni fa ha raggiunto il Paradiso calcistico, perché difficilmente ognuno di noi riuscirà a provare un’emozione sportiva più grande di quella provata il 14 maggio del 2000, in quella giornata al tempo stesso assurda e fantastica. Una giornata iniziata tra rabbia e slogan per protestare contro quel sottobosco calcistico che stava perpetrando l’ennesimo scempio e che invece si è conclusa con la più incredibile delle feste e con la conferma che Dio esiste e che, a volte, la Giustizia Divina si manifesta e, quando meno te lo aspetti, colpisce e rimette le cose a posto.

È inutile raccontare quel 14 maggio del 2000, perché lo abbiamo già fatto in tutte le salse e perché sono pochi i laziali che non hanno avuto la fortuna di vivere quella giornata. E quei pochi, hanno la possibilità grazie a youtube di poter rivivere tutto di quella giornata.

Il mio 14 maggio, l’ho raccontato nel libro che ho scritto 10 anni fa per celebrare quel trionfo. L’ho raccontato minuto per minuto, perché ad ogni ora e ad ogni minuto di quella giornata è legata un’emozione speciale, il ricordo di una persona con cui si è vissuta quell’emozione e che ora non c’è più, oppure un pensiero speciale inviato guardando il cielo a qualcuno che già allora non c’era più e che dall’alto, seduto sugli spalti della Curva Paradiso, si godeva lo spettacolo insieme al Maestro, a Cecco, Frusta, al Sor Umberto, al dottor Ziaco, a Gigi Bezzi, a Mimmo De Grandis (morto una settimana prima di quella storica giornata) e ai tanti laziali che ci hanno lasciato troppo presto.

Per me, poi, quel 14 maggio ha un significato speciale, perché quel giorno ho rischiato seriamente il divorzio. Io, figlio di una romanista sfegatata, per destino mi sono sposato con una donna mezza gialla e mezza rossa, di quelle che fanno finta che il calcio le interessi poco o il giusto, ma che in realtà è una sorta di Ultrà mascherata. Nata il 14 maggio del 1960, in quel primo anno del Terzo Millennio mia moglie compiva 40 anni, proprio nel giorno in cui la Lazio vinceva lo scudetto più incredibile e inaspettato della storia. Quel giorno sono scappato di casa alle 11 mattina, ho saltato il pranzo di compleanno con tutti i parenti ma ho promesso di arrivare a casa il prima possibile, anche perché le ho organizzato una festa con tutti gli amici di una vita in un ristorante sulla Cassia. Ma il copione di quella giornata è stato stravolto dalla penna del più geniale degli sceneggiatori che ha dipinto un finale che mai nessuno avrebbe anche solo potuto sognare. Perché ognuno di noi, pur senza dirlo, sperava in fondo al cuore di arrivare allo spareggio con la Juventus e che il destino ci avrebbe restituito in parte quello che ci aveva tolto un anno prima. Ma nessuno, neanche il tifoso laziale più ottimista, avrebbe mai immaginato di vivere quello che abbiamo vissuto il 14 maggio.

Mentre il prato dell’Olimpico è stracolmo di gente che corre impazzita, si abbraccia e piange, gli altoparlanti dell’Olimpico mandano a tutto volume gli inni della Lazio di Tony Malco e Aldo Donati: dal campo alle tribune, sale all’improvviso quel coro che pochi mesi prima, nello scontro diretto con il Milan, ci siamo sentiti cantare in faccia nel nostro stadio e in modo irridente dai tifosi del Milan. Quel coro rimasto strozzato in gola per un anno e che ora esce, in modo liberatorio, fino a diventare un urlo rabbioso che rischia di far saltare le corde vocali:

 “Siamo noi, siamo noi, i Campioni dell’Italia siamo noi….”

Un coro più urlato che cantato, con le vene del collo gonfie e con la voce sempre più roca. Nella bolgia, mi rendo conto che è tardissimo, che a casa mi aspettano, ma non ce la faccio a lasciare lo stadio, ad abbandonare il teatro per perdermi uno spettacolo sognato e atteso da più di un quarto di secolo. Provo a chiamare, ma i ripetitori sono sovraccarichi e i telefoni sono tutti in tilt. In Tribuna d’Onore, si affacciano i giocatori, completamente nudi, che sventolando bandiere della Lazio, del Cile, dell’Argentina e della Serbia, cantano e ballano impazziti in mezzo alla gente, scaricando anche loro la tensione accumulata in quei mesi in cui la Lazio è passata più volte dall’Inferno al Paradiso e viceversa. Ma ora che tutto era finito, ora che GIUSTIZIA È FATTA, tutto quello che è successo in quei mesi e soprattutto in quell’ultima settimana sparisce d’incanto, come cancellato da un colpo di spugna arrivato dall’alto o dalla pioggia “purificatrice” di Perugia. La celebrazione della morte del calcio all’improvviso si è trasformata in una festa: è l’ennesimo paradosso di quella giornata, di quella stagione talmente assurda da sembrare a distanza di 20 anni quasi irreale. Invece, era successo per davvero, anche noi avevamo vissuto il nostro “Fever Pitch”, ancora più bello di quello raccontato da Nick Hornby.

La telefonata con mia moglie, riesco a farla solo intorno alle 20, nel parcheggio del Palazzetto dello Sport a piazza Apollodoro. Urla lei di rabbia, urlo io perché considero assurdo il fatto che lei non riesca a capire che cosa sto provando in quel momento e che per nulla al mondo sarei potuto uscire da quello stadio dopo il fischio finale di Collina e perdermi le emozioni di quella giornata. Non mi ha parlato per un paio di settimane, ma quasi tre anni dopo mi ha fatto il regalo più bello: il 7 febbraio del 2003, infatti, è nato quel figlio maschio che ho sempre sognato di poter stringere un giorno tra le braccia. E, capisco che è difficile da credere, Francesco è nato alle 18,04. E, forse, non poteva essere altrimenti, perché quella è un'ora scolpita nella storia e nel cuore di ogni laziale…




Accadde oggi 07.08

1957 Nasce a Pescate (LC) Roberto Tavola
1990 Trossingen - Trossingen-Lazio 0-7
1991 Saint Vincent - Lazio-Cecoslovacchia 1-1 - Memorial Pier Cesare Baretti
1992 Bayer Leverkusen-Lazio 2-1
1999 Cadiz, - Betis Sevilla-Lazio 2-2 (6-4 dcr)
2004 Manchester - Manchester City-Lazio 3-1
2005 Fiuggi, Fiuggi-Lazio 0-11
2009 Muore a Treviglio (BG) Orlando Rozzoni
2010 Fiuggi - Stadio Campo i Prati - Triangolare Lazio-Latina-Sora

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/06/2020
 

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