13 Maggio 2020

Il muro di Formello e il ritorno delle lavatrici
di Stefano Greco

In questi mesi in cui molti hanno brillato per la loro assenza (Pallotta in testa), altri hanno giocato a nascondino per evitare di esporsi e prendere una posizione netta sulla ripartenza del campionato (Agnelli, ad esempio) mentre altri, infine, hanno brillato per la loro incoerenza (Cairo e soprattutto Cellino) passando dall'urlare “non si deve più giocare” e “ritiro la squadra dal campionato”  al direcon estrema nonchalance,“ho cambiato idea, meglio giocare”. Al contrario, Claudio Lotito è rimasto coerente, non si è spostato di un millimetro dalla sua posizione iniziale e si è battuto come un leone per ripartire e “salvare” il sistema. E di questo, gliene abbiamo dato atto.

In questi mesi in cui qualcuno ha straparlato, lanciando accuse assurde che avevano il sapore dell'attacco mirato a spostare l'attenzione dai loro errori o dal fallimento della loro gestione e lui ha incassato, non ha porto l'altra guancia ma ha sempre evitato di rispondere a tono e di scatenare una rissa mediatica. E anche di questo gliene abbiamo dato atto, accogliendo con gioia quello che sembrava un nuovo corso, un nuovo modus agendi lotitiano a lungo invocato e che sembrava diventato realtà.

Ma quando cominci ad apprezzare il cambiamento e a provare anche un pizzico di simpatia (proprio un pizzico) per il personaggio al punto da evitare di commentare qualche uscita di troppo e fuori dalle righe di qualche portavoce, all’improvviso lui ci ricasca e torna a indossare i panni del vecchio Lotito: quello pervaso da un’innata e insana mania di protagonismo, quello alla ricerca costante dell’applauso e del consenso, quello un po' sborone deciso a dimostrare sempre a tutti (anche quando non ce n’è assolutamente bisogno) che lui è il più bravo e più figo di tutti.

Così, a pochi giorni dal possibile via libera alla totale ripresa dell'attività, non si sa bene perché, ecco che torna sulla scena il Lotito di una volta, quello che si vantava di aver comprato un pullman nuovo, di aver potato le siepi a Formello e di aver portato l’acqua calda negli spogliatoi. Come se la Lazio prima di lui fosse andata a piedi in trasferta, come se avesse trovato una jungla a Formello e un gruppo che per rafforzare corpo e spirito si lavava con i cubetti di ghiaccio. Quel personaggio un po’ da macchietta che avevamo dimenticato e che, tutti, ci auguravamo non sarebbe mai più riapparso su questi schermi, sostituito da un presidente taciturno, pronto a parlare solo con i fatti e con i successi ottenuti in campo dalla squadra. Invece, ha rimesso il disco rotto ed è ripartito a tutta forza, rispolverando dopo più di due lustri le lavatrici sterilizzanti e, udite, udite, il muro di Formello. Sì, perché uno dei motivi di maggior orgoglio del presidente, al punto da farsene vanto in un’intervista, è: “Abbiano fatto rifare il muro di cinta del centro sportivo di Formello”. Insomma, la normale manutenzione di un centro sportivo che ha da poco festeggiato i 23 anni di vita, diventa motivo di vanto, quanto i trofei conquistati in 16 anni di gestione. Senza contare che quando è arrivato alla Lazio il centro sportivo di Formello aveva appena 7 anni di vita, quindi se quel muro era pericolante o rovinato il problema andava ricercato nella scarsa manutenzione fatta negli ultimi 16 anni, ovvero quelli della sua gestione. Dicevamo dei trofei conquistati dalla Lazio nell'era Lotito, perché a quelli è legato l'altro tocco di classe dell'intervista, il passaggio in cui lui si è vantato “di aver esposto tutti i trofei della mia gestione e delle stagioni precedenti”. Come se non fosse una cosa normale per un club esporre tutto quello che ha vinto la società e non solo quello che ha vinto il presidente attuale. Un po’ come se Florentino Pérez e Josep Maria Bartomeu si vantassero di aver esposto nel museo del Nou Camp o del Santiago Bernabeu non solo i trofei vinti nella loro era, ma anche quelli vinti dai loro predecessori.

Ce li vedete Steven Zhang e Paolo Scaroni che nascondono i trofei vinti da Moratti o da Berlusconi? Ce lo vedete un altro presidente che per ricevere l’applauso ritira fuori la storia della “Lazietta” dicendo: “Questa non è più una Lazietta, ma una grande Lazio. La Lazietta rappresentava un momento di difficoltà nella nostra storia, adesso siamo indipendenti ed agiamo in totale autonomia, cosa che ci viene riconosciuta da tutti. E i giocatori ci scelgono perché convinti di far parte di uno dei club migliori, con strutture all'avanguardia”? Come se Formello lo avesse costruito lui e non Cragnotti, come se prima del suo arrivo la Lazio fosse stata quella degli anni Ottanta che faceva su e giù tra la Serie A e la Serie B e non la società che nel 2000 era stata in vetta al ranking dell’Uefa e che grazie ai successi dell’era cragnottiana era diventata un club conosciuto in tutto il mondo.

Mettendo per un attimo la scaramanzia da parte, Lotito è ad un passo dall’entrare definitivamente nella storia e sedere al tavolo di Lenzini e Cragnotti, gli unici due presidenti che hanno vinto un tricolore nei 120 anni di storia di questa società. Che bisogno c’è, quindi, di ritirare fuori proprio ora questa storia dopo l’ondata di indignazione che aveva suscitato nel mondo Lazio la stessa sparata fatta da Diaconale qualche mese fa?

Ma non basta. Dopo essersi vantato di aver portato l’urologo a Formello, ora Lotito gonfia il petto per aver attrezzato nel centro sportivo: “uno studio medico con tutte le specializzazioni, dall'ottica alla dermatologia. All'interno del Lazio lab c'è anche una struttura operatoria”. Insomma, una dependance del Gemelli, meglio della Paideia.

E, infine, l’ultima perla, il ritorno delle lavatrici sterilizzanti, tornate di moda a causa dell’emergenza-Covid 19. “Vogliamo essere i primi in tutto. Naturalmente anche in ambito sanificazione. Abbiamo costruito tre magazzini con diverse lavatrici di alto livello. Questo ci consentirà di mettere in sicurezza tutto il materiale utilizzato dai giocatori”. Della serie: Coronavirus non ti temo, ti sterilizzo e ti sconfiggo…

Speriamo che si sia trattato solo di uno scivolone, della tipica caduta di chi dopo un lungo periodo di disintossicazione o di dieta ricade per una volta nella tentazione e sgarra. Perché nel mondo Lazio nessuno aveva nostalgia del vecchio Lotito, mentre in tanti avevano apprezzato quel cambiamento che aveva portato alla "normalità", all'attenzione di tutta la piazza rivolta solo ed esclusivamente alle imprese di Inzaghi e dei suoi ragazzi. Quindi, speriamo che sia stata solo una ricaduta e non l'inizio di un ritorno al passato...




Accadde oggi 29.05

1922 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Audace 1-2
1930 Busto Arsizio, Stadium - Pro Patria-Lazio 0-0
1932 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Ambrosiana 2-2
1938 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Padova 6-4
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Fiorentina 2-1
1956 Nasce a Palau (SS) Mario Piga
1972 Muore a Nemi (RM) Galileo Massa, uno dei nove Fondatori della S.P. Lazio
1983 Arezzo, stadio Comunale – Arezzo-Lazio 0-0
2005 Palermo, stadio Renzo Barbera - Palermo-Lazio 3-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 29/04/2020
 

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