22 Marzo 2020

20 anni fa oggi: delirio a Stamford Bridge
di Stefano Greco

A volte mi dicono: “Vivi di ricordi”. Forse è vero, ma la prima risposta che mi viene in mente quando qualcuno mi dice o mi scrive “vivi di ricordi” è: “Sì, perché ho qualcosa da ricordare, qualcosa che mi ha regalato emozioni”… Già, perché senza emozioni e senza ricordi la vita sarebbe come una bellissima scatola di cioccolatini completamente vuota. Invece, proprio grazie ai ricordi, è un album meraviglioso da sfogliare per rivivere momenti piacevoli o i brividi legati a quelle avventure vissute dal vivo.

Così, succede che di prima mattina sfogli svogliatamente il calendario nell’ennesima domenica senza campionato, perché con la morte nel cuore hai poca voglia di scrivere e sei alla disperata ricerca di uno spunto per l’articolo del giorno e scorrendo gli avvenimenti storici del 22 marzo ti trovi proiettato all’improvviso in un altro mondo, con il cuore che batte forte. Già, perché ci sono giorni e avvenimenti che restano per sempre impressi nella memoria, ci sono partite che rimangono scolpite nel cuore anche se non si tratta di finali con un trofeo in palio. Perché le emozioni di quella giornata e il ricordo delle sensazioni provate quella notte di 20 anni fa a Londra, sono più forti di qualsiasi cosa: più importanti di una coppa in bacheca o di uno stemma da attaccare su una maglia. Sì, perché a distanza di quattro lustri ti consentono di dire con orgoglio: IO C’ERO! Perché certe partite al triplice fischio finale dell’arbitro entrano direttamente nella storia. Questa partita speciale datata 22 marzo del 2000 è Chelsea-Lazio. E già a nominare il 2000, l’anno d’oro nella storia della Lazio, vengono i brividi anche se i giorni della gloria sono lontani e sembrano quasi far parte di un racconto di fantascienza o di un’altra era.

Quella che il 21 marzo del 2000 sbarca a Londra per giocare una partita da dentro o fuori è una Lazio in crisi. La squadra è reduce da una sconfitta pesantissima a Verona che l’ha fatta precipitare addirittura a 9 punti dalla Juventus quando mancano solo 8 partite alla fine del campionato. Lo scudetto sembra un miraggio, quindi la squadra di Eriksson è costretta ad aggrapparsi alla Champions League per salvare la sua stagione. Ma anche in coppa, la strada è tutta in salita. All’ultima giornata della seconda fase a gironi, la Lazio è seconda dietro al Chelsea e deve vincere per forza a Londra per non subire una beffa, perché ha solo un punto di vantaggio sul Feyenoord, ma gli olandesi giocano contro un’Olympique Marsiglia allo sbando  che solo una settimana prima ha preso 5 gol all’Olimpico. Vincere significa addirittura scavalcare il Chelsea e arrivare primi nel girone, ma perdere o pareggiare potrebbe voler dire uscire. Niente mezze misure, insomma: tutto o niente, un po’ come avviene spesso nella storia della Lazio.

Lo Stamford Bridge non è l’Old Trafford, Anfield Road o Highbury, stadi che traboccano storia e gloria da ogni singolo mattone. E non ha neanche il fascino o la capienza di Wembley, ma per i tifosi della Lazio che marciano verso Londra è come una sorta di porta da aprire per entrare in Paradiso. E, come detto, la chiave per spalancare quella porta si chiama vittoria: un’impresa, quindi, perché mai nella storia una squadra italiana ha vinto allo Stamford Bridge e perché la Lazio in terra inglese, prima di questa trasferta, ha raccolto solo sconfitte, come quel pesantissimo 4-0 in casa dell’Ipswich che mandò in frantumi i sogni europei della Lazio di Maestrelli proprio nell’anno del primo scudetto. Tra la Lazio e la storia, ci sono come avversari anche quattro giocatori italiani tra campo e panchina (Zola, Di Matteo, Cudicini e Ambrosetti), più tre vecchie conoscenze del campionato italiano come Petrescu, Deschamps e Deailly e, soprattutto, Gianluca Vialli, che con la pattuglia ex  blucerchiata della Lazio capitanata da Mancini ha scritto le pagine più belle della storia della Sampdoria.

Vialli vuole vincere per chiudere il girone al primo posto e per avere un sorteggio più agevole. Per questo, nonostante la qualificazione già ottenuta una settimana prima a Rotterdam, Vialli schiera in campo il Chelsea titolare. Eriksson, invece, è costretto a rinunciare a Nesta, uscito malconcio dalla trasferta di Verona e opta per la non facile scelta di lasciare in panchina Roberto Mancini, preferendo all’esperienza del suo pupillo la freschezza di Simone Inzaghi, il goleador europeo della sua Lazio: 7 reti, di cui 4 (più un rigore sbagliato), segnate 8 giorni prima all’Olimpico contro l’Olympique Marsiglia.

Davanti a oltre 3000 tifosi laziali, arrivati a Londra con ogni mezzo e assiepati anche dietro la panchina del Chelsea, la Lazio inizia la partita contratta, con l’orecchio attaccato al cellulare in attesa di buone notizie da Marsiglia. Le crepe aperte dalla sconfitta di Verona sono abbastanza evidenti nel primo tempo, ma nonostante questo la Lazio crea tre palle gol che Simone Inzaghi trova il modo di divorarsi: un po’ per colpa sua, un po’ per merito di De Goey. Al 3’ Simoncino colpisce al volo ma trova la strada del gol sbarrata dal portierone olandese; alla mezz’ora, si avventa sulla corta respinta di De Goey su una punizione maligna di Mihajlovic ma tira addosso al portiere; al 42’, in tuffo di testa manda fuori di poco da buona posizione. E come era già avvenuto un paio di settimane prima contro l’Inter in campionato, alla prima occasione è il Chelsea a passare in vantaggio: Poyet si ritrova solo soletto sui 30 metri, fa qualche passo e vedendo che nessuno lo contrasta decide di battere di destro infilando Marchegiani. Negli spogliatoi rientra una Lazio furibonda e con un piede e mezzo fuori dall’Europa, a causa del contemporaneo pareggio del Feyenoord a Marsiglia che consentirebbe agli olandesi di agganciare la Lazio e conquistare così la qualificazione grazie ai 4 punti raccolti negli scontri diretti.

Nell’intervallo, Sven Goran Eriksson decide di cambiare il volto della Lazio inserendo Boksic al posto di Stankovic, per dare più peso offensivo alla squadra. E ad inizio ripresa la scelta del tecnico svedese di passare dal 4-5-1 al 4-4-2 è premiata dal gol di Simone Inzaghi. L’attaccante va in pressing, ruba palla, serve Boksic che allarga al centro per Simeone che di prima lancia in area Nedved: il ceko si ritrova solo davanti a De Goey, ma sbaglia il controllo, si allarga troppo sulla sua sinistra, ma quando l’occasione sembra sfumata lascia partire un tiro-cross teso e violento sul quale si avventa proprio Simone Inzaghi che da due passi mette in rete anticipando Marcel Desailly e poi corre impazzito verso la panchina e le migliaia di tifosi laziali assiepati a bordo campo. Quel gol, da una parte toglie forze e voglia al Chelsea, dall’altra trasforma la Lazio che, minuto dopo minuto si rende conto di essere ad un passo dal realizzare una clamorosa impresa.

Nell’aria c’è profumo di vittoria e di impresa storica. A mettere la firma in calce alla vittoria della Lazio, la prima di una squadra italiana allo Stamford Bridge, è Sinisa Mihajlovic, con una punizione simile a quella realizzata alla BayArena di Leverkusen nel giorno dell’esordio della Lazio in Champions League. Tutto spostato sulla destra del fronte d’attacco della Lazio, quasi vicino alla linea laterale, il serbo prende la rincorsa e con il suo magico sinistro disegna una parabola che manda il pallone a terminare la sua corsa sotto l’incrocio dei pali alla destra dell’immobile De Goey e fa impazzire sia i tifosi laziali che Sandro Piccinini che commenta la partita per Canale 5…

https://www.youtube.com/watch?v=yTdsg3Bmn6I

La corsa di Sinisa verso la panchina è veemente, quasi rabbiosa, mentre la parte laziale dello Stamford Bridge impazzisce: gente in piedi sui seggiolini, altri tifosi trattenuti a stento dagli steward mentre si lanciano in campo per abbracciare i giocatori. Insomma, un delirio. Anche uno all’apparenza glaciale come Sven Goran Eriksson perde il suo tradizionale aplomb e si lascia andare ad un’esultanza inconsueta, nella quale scarica probabilmente la rabbia per le tante critiche ricevute nelle ultime settimane. L’immagine di quell’esultanza sfrenata e di quel mucchio selvaggio, diventa un fotogramma destinato a restare per sempre impresso nella memoria. Come le immagini dei due trofei alzati al cielo negli ultimi dodici mesi da Nesta. Immagini da vedere e rivedere, ed ogni volta sono brividi che ti scuotono.

Il finale di partita è da infarto per i tifosi della Lazio. Il Chelsea, colpito, ha una reazione furiosa. Marchegiani salva in modo miracoloso su Petrescu, poi è la volta di Paolo Negro a respingere a porta vuota su incursione dello stesso Petrescu. Fernando Couto perde la testa e rimedia il secondo cartellino giallo lasciando la Lazio in dieci, ma il fortino eretto davanti alla porta di Marchegiani resiste anche agli ultimi attacchi dei blues e il triplice fischio del portoghese Melo Pereira arriva come una liberazione per Eriksson e per tutta la squadra. Allo Stamford Bridge cala un silenzio irreale, rotto solo dai cori dei circa 3000 tifosi laziali che impazziti festeggiano la grande impresa compiuta dalla loro squadra insieme ai giocatori che si tuffano in tribuna dando vita ad un vero e proprio mucchio selvaggio, un’orgia di felicità.

Per la prima volta una squadra italiana viola uno dei templi del calcio britannico. Per la prima volta nella sua storia la Lazio vince in terra inglese ed entra tra le migliori otto squadre della Champions League. E lo fa nella sua prima apparizione del massimo torneo europeo per club ed entrando ai quarti dalla porta principale, vincendo il girone come aveva già fatto nella prima fase. Il Chelsea è secondo, mentre il Feyenoord chiude addirittura staccato di 3 punti perché non riesce ad andare oltre lo 0-0 a Marsiglia. Quella che solo tre settimane prima sembrava un’impresa impossibile, è diventata realtà. E da questa vittoria inizia la corsa della Lazio verso lo scudetto: vittoria 2-1 in rimonta contro la Roma nel derby, poi il successo firmato da “el cholo” Simeone in casa della Juventus nello scontro diretto. La strada verso la finale di Champions League in programma allo Stade de France di Parigi, invece, si interrompe bruscamente due settimane dopo in una calda notte di follia in quel di Valencia. Ma questa, è un’altra storia…




Accadde oggi 07.06

1931 Torino, stadio di Corso Marsiglia - Juventus-Lazio 3-1
1942 Roma, stadio del P.N.F. – Lazio-Atalanta 2-1
1958 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Palermo 5-1
1959 Milano, stadio San Siro - Inter-Lazio 4-0
1974 Marino, stadio Comunale, Marino-Lazio 0-5
2010 Roma, stadio Flaminio - Trofeo Telethon con Lazio 1974, Nazionale Parlamentari e Nazionale Attori

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 29/04/2020
 

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