20 Marzo 2020

Quell'insana smania di ripartire subito
di Stefano Greco

THE SHOW MUST GO ON! A tutti i costi e, possibilmente presto, il prima possibile, anche a costo di litigare e di spaccarsi pure su questo. Che in Lega si litighi da anni praticamente su tutto, non è una novità. Sono lustri che succede e probabilmente si andrà avanti così per sempre, visto che non è bastata neanche questa tempesta per placare gli animi e per convincere i clan rivali a deporre le armi. Si è discusso sulla questione “porte aperte e porte chiuse”, si è discusso su dati e orari dei recuperi e sulla sospensione del campionato, si è discusso anche sullo stop all’attività, con società che obbligavano giocatori e staff tecnico ad andare avanti nonostante i decreti che obbligavano la gente normale a restare a casa mentre altre società stavano addirittura in quarantena dopo i primi casi di positività al Coronavirus. E ora, chiaramente, si discute e si litiga su quando ripartire.

Da una parte c’è il “clan Lotito” (di cui fanno parte in questa occasione anche De Laurentiis, Giulini, Percassi e Pozzo) che spingeva per ripartire al massimo lunedì 23 marzo (la Lazio doveva riprendere gli allenamenti già oggi…), dall’altra c’è il clan capeggiato da Marotta (che in questo caso si ritrova alleati forti come Agnelli, il Milan, la Juventus e la Roma) che spinge per rinviare la ripresa dell’attività, appoggiata in questo dall’Associazione Allenatori e da quella dei medici sportivi. Insomma, la solita rissa tra presidenti e dirigenti che si lanciano accuse anche pesanti, tipo quella di voler boicottare la ripresa dell’attività per evitare di chiudere la stagione e annullare il campionato. E in questo caos, c’è anche il paradosso degli scontri interni tra i presidenti che vogliono ripartire e i medici sportivi (19 su 20 sono per prolungare lo stop) che frenano e spingono per un rinvio. Succede un po’ ovunque, anche in casa Lazio, dove Lotito rivorrebbe da subito la squadra in campo mentre il direttore sanitario della Lazio, il professor Ivo Pulcini, appoggia il dottor Volpi (medico dell’Inter) che capeggia il partito dei medici sportivi contrari a una ripresa affrettata dell’attività: visto che la data del possibile ritorno in campo (weekend del 2/3 maggio) è ancora lontana, ci sono molte squadre in quarantena e il Governo si prepara a varare misure ancora più restrittive per impedire alla popolazione di uscire di casa.

È comprensibile la voglia di ripartire e di ritornare alla normalità. Vale per noi, vale per tutto e tutti. Ma mai come in questo caso la fretta è pessima consigliera. Si deve ripartire, ma solo quando ci saranno le condizioni per farlo in sicurezza. Vale per le scuole (quasi scontato lo stop prolungato fino alla fine di aprile o addirittura la non riapertura delle scuole se non per chi deve sostenere gli esami, ma a giugno…), come per la riapertura delle attività commerciali e il ritorno al lavoro per milioni e milioni di italiani. Perché i calciatori dovrebbero essere diversi anche in questo? Non possono bastare un paio di settimane di ritiro per ritrovare uno stato di forma accettabile. E si deve ripartire tutti insieme, per preservare anche quel minimo di regolarità che resta ad un campionato che (comunque finisca e chiunque vinca lo scudetto, si qualifichi per la Champions o retroceda), di regolare ha oramai poco o nulla.

Oggi, dopo le liti e le riunioni via skype di questi giorni, si proverà a trovare una soluzione di compromesso tra i due clan che potrebbe essere il via agli allenamenti individuali nei vari centri sportivi non prima del 3 aprile e di allenamenti collettivi non prima del 13 aprile, ovvero quasi 3 settimane prima dell’ipotetica ripartenza del campionato. In un Paese fermo, che va addirittura verso la paralisi totale o quasi, la ripresa degli allenamenti delle squadre di calcio dovrebbe essere veramente l’ultimo dei problemi. Anzi, non si dovrebbe proprio discutere, prendendo esempio da sport come la Formula Uno e il tennis che hanno cancellato o spostato a dopo l’estate tappe storiche come il Gran Premio di Montecarlo o gli Open di Francia. Tutti siamo preoccupati per il futuro economico personale o delle nostre attività, quindi è normale che lo siano anche i presidenti delle squadre di calcio e chi gestisce (Federazione e Lega) questo giocattolo da 4 miliardi di euro all’anno. Ma, una volta tanto, THE SHOW MUST GO ON dovrebbe venire dopo tutto il resto, soprattutto dopo la tutela della salute. Che dovrebbe essere la prima cosa e dovrebbe valere per tutti! Calciatori, allenatori, staff tecnici e medici compresi. Perché questa smania di ripartire in fretta è comprensibile ma è decisamente insana. Anzi, a voler essere onesti e sinceri fino in fondo, è  assurda, incomprensibile, allucinante…




Accadde oggi 30.05

1948 Torino, stadio Filadelfia - Torino-Lazio 4-3
1950 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Glasgow Celtic 0-0
1954 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 0-0
1970 Lazio-Napoli 4-0
1989 Nasce a Opava (Rep. Ceca) Libor Kozak, attaccante
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 4-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 29/04/2020
 

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