17 Marzo 2020

Chinaglia e il calcio nel sedere a D'Amico
di Stefano Greco

Vincenzo D’Amico e Giorgio Chinaglia, diversi come lo possono essere la notte e il giorno, ma fratelli perché uniti da un filo indissolubile che li legherà per sempre: l’amore per la Lazio. Giorgio e Vincenzo, protagonisti assoluti della magnifica cavalcata del primo scudetto e di un episodio capitato proprio il 17 marzo del 1974 e di cui si parla e si discute ancora oggi. Una storia di campo su cui in tanti hanno ricamato il questi 46 anni trasformandola, come spesso avviene, in un qualcosa completamente diverso dalla realtà. Sto parlando del famoso calcio nel sedere rifilato da Giorgio Chinaglia a Vincenzino D’Amico sul prato di San Siro, davanti a più di 70.000 spettatori, una delle poche domeniche amare di quella stagione indimenticabile, chiusa con la conquista del primo scudetto. Uno degli episodi più buffi e al tempo stesso più controversi della storia della Lazio.

San Siro è considerato da sempre la Scala del calcio, un teatro in cui da decenni va in scena il meglio e, a volte, anche il peggio di quello che propone l’Italia pallonara. Quel prato è stato calcato da tutti i più grandi attori del calcio mondiale (compreso Pelé in un Italia-Brasile 3-0 del 12 maggio 1963 in cui “O Rey” fu marcato da Giovanni Trapattoni) e per noi laziali è stato raramente terra di conquista. Basta pensare al fatto che solo quest’anno i ragazzi di Inzaghi sono riusciti a conquistare quel successo in campionato in casa del Milan che mancava da più di 30 anni. E anche negli anni dei due scudetti, le poche amarezze di quelle due annate sono legate a delle sfide giocate a San Siro.

Il 17 marzo del 1974, la Lazio è prima in classifica e dopo la vittoria per 3-1 ottenuta a fine febbraio nello scontro diretto  con la Juventus marcia spedita verso lo scudetto. Il 17 marzo, poi, torna in campo Luciano Re Cecconi dopo un infortunio che lo ha costretto a saltare addirittura 8 partite, in cui è stato sostituito egregiamente da Inselvini al punto che la squadra in quel ha spiccato il volo e nessuno o quasi, dopo la disperazione iniziale, ha notato troppo l’assenza dell’Angelo Biondo. Ma quel giorno, tutti gli occhi dei 70.000 di San Siro sono puntati su Giorgio Chinaglia a Roberto Boninsegna, i due bomber che a suo di gol si stanno contendendo sia il titolo di capocannoniere del campionato che quella maglia numero 9 azzurra in vista dei Mondiali in Germania.

Giorgio è una furia: lotta, sbuffa, cerca in tutti i modi la via del gol, perché per lui il gol è vita, quell’ossigeno indispensabile per poter continuare a respirare. Ma La squadra quel giorno non lo supporta. Alla fine del primo tempo la Lazio è sotto 2-0, ma Chinaglia sta 0-0 nella sua sfida personale con Boninsegna. Maestrelli nella ripresa tenta il tutto per tutto e getta nella mischia D’Amico. E la Lazio ha un sussulto: grande azione di Vincenzino che poi serve un pallone perfetto in area a Garlaschelli che insacca. Chinaglia prende la palla in fondo alla rete e la riporta a centrocampo, invitando con eloquenti gesti i compagnia partire all’assalto. Poi, appena la partita riprende Long John (come gli accadeva a volte) inizia a giocare quasi da solo contro tutta l’Inter. Giorgio sbuffa, perché secondo lui non viene servito a dovere dai compagni, quindi va a cercare la palla a centrocampo e quando ce l’ha tra i piedi si auto-lancia e di forza prova a vincere il duello personale con Burnich e Giubertoni, ma senza esito. Ad un certo punto, Giorgio va a prendersi addirittura il pallone al limite dell’area della Lazio, deciso a farsi tutto il campo da solo per segnare quel gol che gli manca come l’aria e che vale il pareggio. Ma niente.

In un’azione a centrocampo, mentre Long John ha la palla tra i piedi, da dietro arriva Sandro Mazzola che gliela soffia facendogli una sorta di tunnel. San Siro esplode come in occasione di un gol: Giorgio è furibondo, deve sfogare contro qualcuno la rabbia per quell’umiliazione subita dal suo grande nemico (soprattutto in Nazionale…) cerca con gli occhi i compagni e vicino a lui vede Vincenzino D’Amico che sorride pensando alla reazione di Giorgio dopo quell’affronto subito, proprio da Mazzola, davanti a 70.000 spettatori. Long John davanti a quel sorrisetto di D’Amico perde la pazienza e rifila a Vincenzino un calcio nel sedere accusandolo di non avergli chiamato “uomo”, di non averlo avvertito della presenza di Mazzola alle sue spalle. Il tutto, accade davanti agli occhi dell’arbitro Michelotti che non sa che cosa fare. Quel calcio nel sedere, come tanti altri episodi legati a quella squadra, diventa subito leggenda. E come tutte le leggende, sull’episodio ci sono versioni e verità discordanti. Questa è quella di Sandro Mazzola.

“Sotto la tribuna tolsi il pallone dai piedi di D’Amico, mi trovai davanti Chinaglia e lo beffai con un tunnel. Lui cosa fece? Tirò un calcio nel sedere al compagno di squadra D’Amico, quasi a voler trovare un colpevole per quella brutta figura che gli avevo fatto fare proprio sotto gli occhi di 70.000 tifosi”.

Se quello tra Giorgio e Mazzola è un rapporto di odio, avvelenato dal fatto che Sandro considerava Chinaglia responsabile della fine del rapporto tra suo fratello Ferruccio e Lazio, quello tra Long John e Vincenzino, tra il gigante e il ragazzino del gruppo, è un rapporto fantastico. Giorgio contro il Bologna nell’ultima partita del girone d’andata ha consegnato di tacco a D’Amico il pallone per il suo primo gol in Serie A. Giorgio ha sempre protetto in qualche modo quel ragazzino geniale e sfrontato anche se non faceva parte del suo clan e, ogni volta che qualcuno gli ha chiesto di quell’episodio di San Siro, ha sorriso chiudendo il discorso con un “sì, gliel’ho dato. Ma non era un calcione, era solo un calcetto”.

Ammetteva il gesto Giorgio, anche perché non poteva certo negare l’evidenza, visto che glielo aveva rifilato davanti a 70.000 spettatori, pur in assenza di immagini dell’episodio. Un gesto, quello di Giorgio, che se accadesse oggi verrebbe analizzato da tutte le angolazioni possibili e immaginabili, con moviole e immagini slow motion. Ma come racconta Vincenzo D’Amico, in quel gesto entrato nella storia della Lazio e del calcio italiano, non c’è stata nessuna cattiveria.

“Giorgio era una persona di una bontà infinita, fuori dalla norma. E lo dico io che ero considerato una delle sue vittime, per via di quel calcio nel sedere che mi diede a San Siro. Che poi non è stato proprio un calcio di sfregio o di punizione, ma più un incitamento, uno stimolo a fare e dare di più. Perché Giorgio era così. Tanto se mi avesse dato una botta sulla spalla in quel momento l’avrebbero trasformata in un pugno in bocca. Così, un gesto più simulato che reale, è diventato un calcio nel sedere. Perché l’obiettivo vero non era mettere in ridicolo me, ma colpire Chinaglia. E anche se fosse stato un calcio vero, cosa che anche Giorgio ha sempre smentito, io lo avrei accettato, senza problemi: perché lui faceva tutto con amore, convinto di fare il bene della Lazio. Perché l’unico suo problema era fare gol. Oppure ‘fare go’, come diceva lui. Lui doveva ‘fare go’, e quando faceva ‘go’ andava tutto bene: era contentissimo e diventava anche generosissimo. Ma se non segnava, era la fine. Io mi divertivo con lui, perché gli facevo segnare un gol e a quel punto gli potevo fare e dire di tutto, perché era felice come un bambino. Ed io, lo confesso, a volte, me ne approfittavo. Devo dire che Giorgio era un buono, un buono vero. E questa è una cosa che molta gente, in Italia ma anche a Roma, non ha mai capito del tutto”.




Accadde oggi 07.06

1931 Torino, stadio di Corso Marsiglia - Juventus-Lazio 3-1
1942 Roma, stadio del P.N.F. – Lazio-Atalanta 2-1
1958 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Palermo 5-1
1959 Milano, stadio San Siro - Inter-Lazio 4-0
1974 Marino, stadio Comunale, Marino-Lazio 0-5
2010 Roma, stadio Flaminio - Trofeo Telethon con Lazio 1974, Nazionale Parlamentari e Nazionale Attori

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 29/04/2020
 

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