10 Febbraio 2020

AUGURI ACE, AUGURI LEONE!!!
di Stefano Greco

Nella vita, a volte, siamo costretti a indossare delle maschere: per essere come qualcuno vorrebbe che fossimo, oppure per proteggerci da qualcuno o da qualcosa. Francesco Acerbi, ha scelto quella del leone, dell’animale che nell’immaginario collettivo rappresenta forza, potenza, coraggio, regalità e quasi potere assoluto in quel mondo selvaggio in cui il più forte vince sempre. O quasi. Quella maschera, Francesco Acerbi l’ha indossata 7 anni fa, quando si è trovato ad un bivio della sua vita, quando è stato costretto ad affrontare un nemico subdolo e sfuggente che non poteva essere battuto con un anticipo in scivolata o con una leggera trattenuta per la maglia: niente trucchetti del mestiere, niente forza fisica, ma solo tanta energia da dover trovare scavando dentro se stessi, con la speranza di non finire troppo a fondo o in una galleria senza uscita.

All’alba del 2020, nel giorno del 32° compleanno, Francesco Acerbi è un altro uomo e si è potuto togliere quella maschera, perché a forza di recitare la parte del leone, lo è diventato veramente un leone, ha scacciato le paure e gli incubi che lo terrorizzavano e che lo avevano portato sull’orlo del baratro, si è costruito un’altra carriera, ha raggiunto uno dopo l’altro tutti i traguardi che si era fissato (dal tornare protagonista nel grande calcio all’indossare di nuovo la maglia azzurra della Nazionale), ma non ha abbassato le difese, non ha trovato quella serenità che forse non avrà mai. Lui, come tutte le anime tormentate, è ancora in guerra, non smetterà mai di combattere o di cercare un nemico da sconfiggere, perché per vivere “Ace” ha bisogno di avere un avversario immaginario da mettere ko. Anche se dietro quell’aspetto da cattivo in guerra con tutto e tutti c’è un ragazzo di una bontà infinita, fragile.

“Mia madre mi ha educato alla bontà, mio padre mi ha trasmesso la tenacia e l’ambizione. Ho sempre avuto bisogno di un avversario per dare il massimo, l’ho idealizzato per molto tempo nella figura paterna. Dopo la morte di papà sono precipitato e ho toccato il fondo. Ero al Milan, mi sono venuti a mancare gli stimoli, non sapevo più giocare. Mi sono messo a bere e bevevo di tutto. Potrà sembrare un paradosso terribile, ma mi ha salvato il cancro. All’improvviso, avevo di nuovo qualcosa contro cui lottare, un limite da oltrepassare. Come se mi toccasse vivere una seconda volta”.

Anche se sono sempre di più, rispetto al passato, non sono abbastanza quelli che hanno la fortuna di poter uscire da quel tunnel, quelli che hanno il privilegio di poter vivere una seconda vita. Una vita in cui riesci a coronare i tuoi sogni, ma nella quale senti di dover dare qualcosa agli altri, come se ti sentissi in debito verso qualcosa, verso qualcuno. Per questo, da quando è sbarcato a Roma ed è entrato per la prima volta al Bambino Gesù, “Ace” non si è mai staccato da quel mondo parallelo, quasi nascosto, in cui speranza e sofferenza viaggiano a braccetto. Ha passato ore in quel reparto di oncologia del Bambino Gesù tra quei bambini Acerbi, con la divisa della Lazio e con quella della Nazionale. Qualche mese fa, quando alla fine della visita fatta con i compagni della Nazionale in quella struttura arrampicata sul colle Gianicolo lo invitavano a tornare sul pullman, lui ha risposto: “Non ho finito. Se volete, andate pure, io torno con un taxi”. Perché solo chi le porte di quei reparti le ha varcate veramente, per combattere una battaglia e non per andare a visitare qualcuno, sa quanto può essere prezioso per chi sta là dentro anche un piccolo gesto, una parola, un sorriso, una mano da stringere o a cui aggrapparsi.

“Ho fatto la Chemioterapia dal 7 gennaio al 14 marzo, sono entrato in un mondo parallelo e più vicino di quanto immaginassi che non abbandoni più: un mondo straordinario, pieno di dolore e di coraggio. Credo che la malattia mi abbia addirittura migliorato, cancellando rimorsi e rimpianti. Sono diventato un osservatore del paesaggio che sta attorno a me. Ho eliminato il superfluo, le persone negative, ma anche le illusioni. Ho smesso di sognare, preferisco fissarmi dei traguardi semplici. Volevo la Nazionale, per esempio, e me la sono ripresa. Un’ansia di meno. Come la tengo a bada l’ansia? Calcio e casa, e basta. ‘Cazzo Ace’ - mi ripeto di continuo – ‘non pensare ad altro’. Poi, certo, c’è il lavoro con lo psicanalista che mi segue dai tempi del Sassuolo. Lui sta a Modena, io a Roma. Ci diamo appuntamento il venerdì pomeriggio, in chat, con la videochiamata. Passiamo un’ora insieme a parlare, un’ora che mi fa stare bene”.

Anche se il male non c’è più, è sempre lì con te: una presenza costante, un’ombra che non ti abbandona mai anche se non c’è una luce a proiettarla, un incubo da scacciare. Perché il pensiero ricorrente è sempre lo stesso: e se torna? Se si riaffaccia da qualche parte, che faccio? È il pensiero di tutti quelli che ci sono passati. Perché anche se sorridono e tornano a vivere una vita all’apparenza normale, dietro a quei sorrisi e a quella felicità ritrovata c’è sempre un velo di preoccupazione. Ma “Ace” ha deciso di non avere più paura, di vivere senza incubi e senza fantasmi.

“Se ho paura? Ho smesso di avere paura nel 2013. All’inizio ci pensavo e mi chiedevo sempre: che fai se quella roba ritorna? Alla fine mi sono risposto: la affronterò di nuovo. Ora, finalmente, vedo le cose ben chiare davanti a me e do mai nulla per scontato, assaporo tutto, perché so che da un giorno all’altro o da un momento all’altro potrebbe cambiare tutto”.

Per questo “Ace” festeggia in modo speciale ogni vittoria, ogni trofeo conquistato, ogni partita vinta. Lo fa con i  compagni di squadra (specie con Ciro Immobile, con cui duetta perennemente sui social…) e con i pochi amici che ha scelto come compagni di viaggio in questa nuova vita. Pochi, perché dopo certe esperienze si diventa selettivi ma anche perché, per sua stessa ammissione, Acerbi si considera uno con cui non è facile andare d’accordo.

“Io, sono un uomo sbagliato. Credo di essere una persona solitaria e perciò difficile. È complicato starmi accanto e penso che la colpa sia solo ed esclusivamente mia. Non riesco a vivere le cose e i rapporti in piena serenità. C’è sempre un pensiero che mi segue e non ha nulla a che vedere con quanto mi è successo. Come se nella testa mi battesse di continuo un martello. Così, a volte posso risultare anche antipatico, quando sono condizionato dal vento dell’umore”.

“Ace” lo ha voluto fortemente Inzaghi, perché quando ha capito di aver perso definitivamente De Vrij, Simone ha individuato in Acerbi l’uomo giusto a cui consegnare le chiavi della difesa della Lazio, il leader intorno a cui edificare un reparto che per anni è sempre stato il vero Tallone d’Achille della Lazio ma che in questa stagione è diventato, incredibile ma vero, uno dei punti di forza della squadra. Già, perché oltre ad avere il secondo miglior attacco del campionato, la Lazio ha la difesa meno battuta della Serie A: 20 gol subiti in 23 partite (come l’Inter), di cui appena 4 in 7 partite in questo 2020, di cui uno solo (quello nel derby) influente sul risultato. La Lazio che per anni è sempre stata costretta a giocare per segnare un gol in più degli avversari, ha imparato ad ottenere il massimo con il minimo sforzo: due vittorie per 1-0 contro Napoli e Parma, una per 2-1 a Brescia. Con “Ace” sempre protagonista. Come nel duello con il gigante Cornelius e nella battaglia vittoriosa di ieri a Parma.

Ora, sulla sponda biancoceleste del Tevere in tanti sognano ad occhi aperti. E non potrebbe essere altrimenti, con la vetta ad un solo punto e lo scontro diretto con l’Inter all’Olimpico alle porte. Tre squadre a lottare per lo scudetto: la Juventus, una milanese (questa volta l’Inter) e la Lazio. Proprio come nella stagione 1972-1973, con un calendario quasi identico: la Juventus contro la Roma, la Lazio a Napoli e l’Inter impegnata in trasferta contro una provinciale. L’Atalanta per i nerazzurri, il Verona nel 1973 per quel Milan. Mancano 64 giorni a quell’ultimo atto del campionato. Tanti, troppi per fare calcoli o per pensare a come finirà. Specie per uno come “Ace” che ha scelto di vivere alla giornata, con due soli obiettivi fissati nella mente: giocare fino a 38 anni (possibilmente con la maglia della Lazio) e poi passare subito dal campo alla panchina, perché il suo sogno una volta appesi gli scarpini al chiodo è quello di fare l’allenatore. E visto come è andata con Inzaghi, sarebbe cosa buona e giusta tenerselo per sempre in casa uno come Acerbi. Ma c’è tempo per pensarci, c’è tanta Lazio da vivere…

AUGURI ACE, AUGURI LEONE!




Accadde oggi 24.02

1929 Vercelli – Pro Vercelli-Lazio 3-1
1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Triestina 0-0
1957 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 3-2
1980 Cagliari, stadio Sant’Elia - Cagliari-Lazio 1-1
1985 Napoli, stadio San Paolo – Napoli-Lazio 4-0
1991 Bologna, stadio Renato Dall'Ara - Bologna-Lazio 1-2
2002 Bergamo, stadio Atleti Azzurri d'Italia - Atalanta-Lazio 0-1
2008 Cagliari, stadio Sant'Elia - Cagliari-Lazio 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 24/01/2020
 

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