08 Gennaio 2020

Diaconale e la "Lazietta"...
di Stefano Greco

Nella foto, i 7 trofei in 28 mesi vinti dalla "Lazietta" di Sergio Cragnotti

Tra poche ore, allo scoccare della mezzanotte, la nostra Lazio compie 120 anni. E in 24 lustri di storia c’è di tutto: gioie e dolori, bello e brutto, trionfi e tragedia, lacrime di gioia e di dolore. Ma la storia la prendi tutta, non solo la parte che ti piace o che ti fa comodo esaltare, perché una cosa che mi hanno insegnato fin da piccolo è che per costruire il futuro bisogna conoscere e rispettare il passato. Perché senza passato non esiste un presente e senza quelli che lo hanno preceduto nei primi 104 anni di storia, oggi Claudio Lotito sarebbe solo un piccolo e sconosciuto imprenditore locale, non un presidente conosciuto in tutto il mondo e che domani avrà l’onore, davanti ai riflettori, di spegnere le 120 candeline di questa magnifica torta biancoceleste.

Non lo so se Lotito era a conoscenza o no di questa iniziativa di Arturo Diaconale, se l’ha avallata o se ha approvato quanto scritto ieri dal suo direttore della comunicazione nel primo editoriale postato su Facebook, in quel Taccuino biancoceleste che già nella prima pagina di appunti ha scatenato un putiferio. Una tempesta di cui sinceramente nessuno sentiva il bisogno in un momento in cui tutto fila per il verso giusto e in cui di tutto aveva bisogno la Lazio meno che di questo barile di benzina lanciato sul fuoco dal suo direttore della comunicazione. Io spero di no, io mi auguro che anche lui come tutti noi, si sia quantomeno stizzito per questa uscita infelice.

Ho aspettato qualche ora per scrivere, perché a caldo avrei potuto farmi trascinare dalla rabbia e, invece, mai come in questi casi bisogna far decantare tutto e pesare bene le parole, per non aggiungere danno a danno. Perché se Diaconale ha scelto la strada dell’autolesionismo, con due uscite una peggio dell’altra nel giro di 48 ore (prima il comunicato delirante post Brescia-Lazio, poi questo articolo altrettanto delirante in cui ha definito Lazietta la Lazio del passato, compresa quella di Sergio Cragnotti) almeno noi dobbiamo evitare di seguirlo in questa sua folle corsa contromano. Quindi, nessuna polemica, ma solo una domanda: PERCHÉ?

Che cosa ha spinto Diaconale a partorire quell’articolo in cui per esaltare il presente e il suo datore di lavoro di oggi ha affossato i presidenti del passato, anche quelli che hanno vinto quello che Lotito non è riuscito a vincere, ovvero 2 scudetti e 2 coppe europee? Perché bollando le squadre del passato come “Lazietta” ha offeso UOMINI che hanno dato tutto per questa squadra e hanno scritto pagine leggendarie? Che necessità c’era, proprio ora che il cielo laziale è limpido come mai lo era stato nei 16 anni di questa presidenza di scatenare questa tempesta? Per quale motivo chi gestisce la comunicazione della Lazio riesce nella titanica impresa di perdersi e ad annegare in un bicchiere d’acqua? Da quale spirito autolesionistico nascono queste iniziative? Quale frustrazione porta a sminuire sempre il passato (e in modo particolare quello che ha fatto e vinto Sergio Cragnotti…) nel goffo e mal riuscito tentativo di esaltare il presente? Perché, se proprio si vuole fare, non aspettare almeno la fine del campionato invece di sparare a zero in questo modo a metà cammino rischiando pure di attirarsi la sfiga? Io, sinceramente, non riesco a trovare risposte sensate a queste domande, perché così facendo Diaconale è riuscito a scatenare una nuova ondata di antipatia, di livore e addirittura di odio verso il suo datore di lavoro, proprio in un momento in cui tanti laziali cominciavano ad “accettare” la sua presenza e a riconoscergli dei meriti che nei precedenti 15 anni di gestione mai gli avevano riconosciuto, nonostante i trofei conquistati.

Io sono diventato della Lazio a febbraio del 1967, il giorno in cui ho messo piede per la prima volta all’Olimpico. Era il giorno di Lazio-Lecco e quella era veramente una “Lazietta” che stava per scivolare nuovamente in Serie B. Ma per me, come credo per tutti i tifosi più anziani di me, quella era solo e semplicemente la LAZIO. Tutta maiuscola, con quelle 5 lettere scritte in grassetto e scandite con orgoglio. Lo stesso orgoglio con cui NOI seguivamo la Lazio sui campi di Serie B in quei faticosi ma fantastici anni Ottanta. Scrivo NOI, perché io insieme a tanti altri c’ero, mentre Diaconale in quegli anni non l’ho mai visto in trasferta a San Benedetto, Cava dei Tirreni, Catanzaro o a Napoli per quei drammatici spareggi. NOI quella Lazio economicamente povera (anche perché non poteva contare su 80 e passa milioni di euro garantiti all’anno di diritti TV) la portiamo nel cuore e non ci sogneremmo mai, al contrario di quello che ha fatto Diaconale, di definirla “Lazietta”. Neanche per scherzo, neanche per una malriuscita provocazione che, sinceramente, non si capisce bene a chi era rivolta. Perché se era rivolta alla comunicazione nazionale, beh, l’esperimento è miseramente fallito, perché a scatenarsi è stata solo quella locale di comunicazione, ma soprattutto la piazza e contro la società rappresentata in quello scritto da Arturo Diaconale. Un vero e proprio effetto boomerang.

Io capisco la necessità di attaccare i buoi al carro come chiede o pretende il padrone di turno per tirare a campare, ma non capisco con quale faccia si possano scrivere certe cose dimenticando il passato. Ovvero gli anni d’oro in cui anche Diaconale andava in società a elemosinare un invito ad una delle cene della Lazio per passare una serata in compagnia di Sergio Cragnotti. Quel presidente allora osannato da tutti e che oggi viene attaccato e offeso in modo gratuito in ogni occasione, come se invece di aver portato la Lazio in cima al calcio europeo e mondiale avesse preso a picconate l’immagine di questa società, danneggiandola in modo irreversibile. Almeno fino all’arrivo del “salvatore” Claudio Lotito. Quello che, a detta di Diaconale, ha trasformato la “Lazietta” in Lazio e nella prima squadra della Capitale. Come se quel diritto la Lazio non lo avesse perché è stata fondata il 9 gennaio del 1900, quando a Roma non esistevano altre società di calcio.

Insomma, a sentire Diaconale, abbiamo preso tutti un abbaglio. Noi e anche Sir Alex Ferguson, quello che alla guida del Manchester United ha vinto tutto quello che c’era da vincere e che ha confessato che nella sua carriera straordinaria uno dei rimpianti maggiori è stato quello di aver perso la finale di Supercoppa d’Europa a Montecarlo contro la Lazio, contro quella squadra che quell’estate del 1999 stava al primo posto nel ranking dell’Uefa e che Sir Alex ha definito anni dopo: “quella che in quel momento era la squadra più forte del mondo”. Hai preso un abbaglio Sir Alex, quella in confronto alla Lazio di oggi era solo una “Lazietta”. E se te lo dice Diaconale, puoi crederci. Perché il “fidate de Diaconale” non è come il “fidate de me” di Radja Nainggolan… è peggio…




Accadde oggi 31.05

1891 Nasce a Roma Augusto Faccani
1931 Foligno, stadio del Littorio - Lazio-Legnano 4-0
1942 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Milano 5-2
1964 Bologna - Bologna-Lazio 1-0
1972 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-0
1974 Roma, stadio Flaminio, Lazio-Cynthia 1-0
2009 Torino, stadio Olimpico - Juventus-Lazio 2-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 29/04/2020
 

795.609 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,196
Variazione del -0,33%