07 Gennaio 2020

Il razzismo e il "problema Balotelli"...
di Stefano Greco

“A Basilea, in Champions League, capii che era senza speranze. L’intensità nei suoi allenamenti era calata. Il suo comportamento peggiorato. Non c’erano frizioni tra di noi, anzi. Ho provato ad aiutarlo e a lodarlo pubblicamente, ma alla fine ho capito che Mourinho aveva ragione: è ingestibile. Ha il potenziale per diventare uno dei migliori al mondo, ma non ce la farà mai per colpa della sua mentalità e anche delle persone che ruotano attorno a lui. È un ritardatario, vuole stare sempre al centro dell’attenzione, dice cose sbagliate sui social media, non lavora abbastanza durante gli allenamenti. Insomma, Balotelli è una battaglia persa”.

Queste cose su Mario Balotelli le ha dette anni fa Steven Gerrard, uno che in campo è  sempre stato un esempio e che di sicuro non può essere accusato di essere un razzista. Perché con quello che succede praticamente ogni partita in cui in campo c’è Mario Balotelli, il razzismo c’entra fino ad un certo punto. Il vero problema è Mario Balotelli e la sua testa. Da sempre. Perché a Brescia Balotelli ha “sbroccato” quando dagli spalti i tifosi della Lazio hanno intonato gli stessi cori riservati a Zaniolo e alla sua mamma in occasione del derby. Cori non eleganti (e su questo siamo tutti d’accordo…), cori che non possono certo far piacere perché la mamma è sempre la mamma, specie da noi in Italia, ma cosa c’entra il razzismo con un coro “Balotelli figlio di….” o “la mamma di Balotelli è una p…”?

Non scrivo queste cose per difendere l’indifendibile o, tantomeno, per minimizzare un problema razzismo che esiste in Italia e che da qualche anno è sempre più radicato, dentro e fuori gli stadi di calcio. Lo scrivo perché trovo insopportabile questo buonismo o finto perbenismo oramai imperante e, soprattutto, questa difesa di Balotelli da parte degli stessi media che lo hanno più volte crocifisso per i suoi comportamenti in campo e che ora lo stanno trasformando quasi in un simbolo della lotta al razzismo. Perché quello che è successo a Brescia con il razzismo non c’entra veramente nulla. E basta rivedere la partita mettendo solo l’audio originale (quello senza commento…) per sentire che cosa è successo, quali sono stati i cori che hanno fatto esplodere per l’ennesima volta Balotelli. Sì, perché Balotelli è una bomba innescata, senza orologeria, che può esplodere in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo. Perché Balotelli è così da sempre, perché Balotelli è quello descritto alla perfezione da Steven Gerrard. Uno che ha avuto problemi ovunque, uno che nessuno è riuscito mai a gestire né qui in Italia né all’estero. E il problema del colore della pelle n on c’entra nulla e, come nel caso di Brescia, Balotelli lo usa anche per attirare l’attenzione.

Frequento gli stadi da una vita, ho vissuto l’anno in cui Giorgio Chinaglia veniva fischiato e insultato in tutti gli stadi d’Italia come toccava la palla ancora prima di quel gesto riservato a Valcareggi in mondovisione a Monaco di Baviera. Giorgio non ha mai fatto una piega, ha sopportato tutto e la sua rivincita se l’è sempre preso in campo, a suon di gol. Come quel 7 aprile del 1974, quando per oltre un’ora fu massacrato dagli 80.000 del San Paolo che, dopo il terzo gol segnato da Long John, trasformarono quei fischi in applausi rendendo omaggio al nemico. Lo so, è una storia di vecchio calcio, ma quanti calciatori vengono insultati ogni settimana ma non si sognano nemmeno di fare le sceneggiate che fa Balotelli? Basta pensare a Sinisa Mihajlovic, a quante volte si è sentito urlare "zingaro di m..." e a quante volte dopo cori del genere ha chiesto all'arbitro di interrompere la partita. MAI. Oppure, quanti arbitri si offendono e sospendono le partite perché qualcuno dagli spalti insulta loro, le mamme o le mogli? E perché quello che succede quando gioca Balotelli non succede quando in campo c’è Lukaku, uno che ai tifosi avversari dovrebbe mettere decisamente più paura di Balotelli?

Qui nessuno vuole giustificare chi per ignoranza si lascia andare a qualche UHUHUH fuori luogo contro qualche giocatore di colore e che va giustamente condannato. Ma un conto sono gli ululati razzisti un conto sono i “cori sulle mamme” che diventano razzismo se invece che essere rivolti a Zaniolo colpiscono il “povero Balotelli”.

Quella di Brescia è veramente una tempesta in un bicchiere d’acqua e spiace che la Lazio abbia deciso di seguire la corrente e di crocifiggere con un comunicato i propri tifosi solo per una questione di immagine. Quel comunicato non è piaciuto quasi a nessuno nel mondo Lazio e, personalmente, lo considero quasi un autogol in un momento in cui l’ambiente è compatto come forse non lo era mai stati in 15 anni di gestione Lotito. Bastava ribadire la condanna per qualsiasi comportamento a sfondo razzista, spiegando però che a Brescia non c’era stato nessun episodio di razzismo, solo insulti che sono diventati un problema perché il destinatario era non tanto e non solo un giocatore di colore, ma il solito Balotelli. Quello bravo a puntare sempre l’indice accusatorio contro gli altri (come ha fatto con quel post su Instagram domenica scrivendo “tifosi laziali presenti oggi allo stadio vergognatevi”) ma incapace di fare il benché minimo mea culpa per i suoi atteggiamenti dentro e fuori il rettangolo di gioco che gli hanno impedito di arrivare dove poteva arrivare, che lo hanno fatto diventare “un caso” e una “battaglia persa” per tutte le società e gli allenatori che hanno provato a scommettere su di lui in Italia come in Inghilterra e in Francia.

Come ho scritto dopo la bufera di Verona, “che sia bianco, nero, rosso o giallo, un cretino è sempre e solo un cretino. Comunque meno di quelli che lo usano come simbolo anti-razzismo quando gli fa comodo...”. Il razzismo va combattuto, ma Balotelli è proprio il simbolo sbagliato per combattere questa battaglia, perché il problema di Balotelli con i tifosi di tutta Italia non è il colore della pelle, ma la testa di questo ragazzo e, soprattutto, certi suoi atteggiamenti, a volte insopportabili.




Accadde oggi 21.01

1912 Roma, - Esperia I-Lazio II 4-3
1923 Roma, campo Rondinella - Lazio-Alba: sospesa per impraticabilità campo
1934 Roma, stadio del P.N.F. – Lazio-Milano 4-0
1940 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Modena 1-1
1951 Milano, stadio di San Siro - Inter-Lazio 0-0
1962 Nasce a Vittorio Veneto (TV) Gabriele Pin, centrocampista
1979 Milano, stadio San Siro - Milan-Lazio 2-0
1990 Roma, stadio Flaminio – Lazio-Fiorentina 1-1
1996 Piacenza, stadio Galleana - Piacenza-Lazio 2-1
1998 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 1-2
2003 Bari, stadio San Nicola - Bari-Lazio 0-0
2006 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cagliari 1-1
2007 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 0-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 10/01/2020
 

368.106 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,57
Variazione del +1,29%