03 Dicembre 2019

Addio Franco, "picchiatore gentiluomo"
di Stefano Greco

Non ho avuto la fortuna di vedere Franco Janich con la maglia della Lazio addosso, quella all’inglese con il colletto e i calzoncini celeste scuro e la divisa bianca con i bordi celesti con cui è immortalato in questa foto in bianco e nero. Ho avuto, però, la fortuna di conoscere Franco Janich quando è tornato in casa Lazio da dirigente, da direttore sportivo di una società che dopo i fasti della metà degli anni Settanta si stava avviando a grandi passi verso il momento più buio della sua storia. E di lui, fin dal primo incontro in sede a via Col di Lana, ricordo il sorriso, la cordialità e la classe che faceva di lui un gentiluomo d’altri tempi, elegante fuori e dentro il rettangolo di gioco, anche se chi lo ha incontrato sui campi di calcio in qualche caso ha portato per anni i segni della sua marcatura ad uomo. Sì, perché come esistono i ladri gentiluomini, all’epoca esistevano anche i picchiatori gentiluomini, quelli che in campo menavano come fabbri ma lo facevano con il sorriso sulle labbra e stringendo sempre la mano all’avversario per rialzarlo dopo un fallo, anche duro. Ma mai cattivo.

Nella storia, ad esempio, è entrato il suo duello con Omari Sivori nella semifinale della Coppa Italia del 1958. Dopo aver eliminato Roma, Palermo e Napoli nel gironcino eliminatorio e dopo aver superato la bufera estiva che fece seguito alla clamorosa cessione di Selmosson alla Roma, la Lazio di Bernardini il 6 settembre aveva superato all’Olimpico, soffrendo, la “cenerentola” Marzotto Valdagno e tra i biancocelesti e la prima storica finale di coppa c’era la Juventus del trio Boniperti, Charles, Sivori, attaccanti che a suon di gol avevano trascinato a maggio i bianconeri alla conquista dello scudetto. Charles era stato capocannoniere del campionato con 28 reti, Sivori ne aveva segnati 22 (tra cui un poker rifilato al Vicenza di Sergio Campana) e Boniperti ne aveva segnati “appena” 8. In totale 58 su 77 realizzati dalla squadra. In due partite di campionato la Lazio ne aveva presi 7 di gol dalla Juventus (3-1 a Torino e 1-4 all’Olimpico): 4 da Charles e 2 da Sivori.  Fermare quella macchina da gol, quindi, era l’obiettivo primario di Fulvio Bernardini.

“Fuffo”, in quella serata di fine estate del 14 settembre del 1958, affidò Omar Sivori alle “cure” di Franco Janich che giocò una partita strepitosa, soffocando completamente il fantasista argentino. Una marcatura asfissiante, senza complimenti. Dopo l’ennesimo fallo, Sivori si rivolse infuriato verso il direttore di gara (che era il mitico Concetto Lo Bello) e disse indicando il calzino lacerato: “Signor arbitro, guardi qua, mi ha preso in pieno il malleolo!”. Con Lo Bello impassibile, Franco Janich si avvicina a Sivori, gli porge la mano e sorridendo gli dice: “Non sia presuntuoso Sivori, non penserà mica che solo lei ha una mira eccellente...”. Sivori rimase senza parole, mentre l’impassibile Lo Bello accennò un sorriso ed evitò di sanzionare l’ennesimo fallo di Janich con un cartellino giallo. Questo era Franco Janich, un friulano dotato di un’ironia fuori dal comune accompagnata da un sorriso contagioso, di quelli che ti aprono il cuore.

Quel 14 settembre del 1958, contro ogni previsione la Lazio batte 2-0 la Juventus in uno Stadio Olimpico strapieno, che festeggia l’impresa con una fiaccolata spettacolare. Soprattutto in Tribuna Tevere e nelle due curve, al fischio finale di Lo Bello i tifosi arrotolano i giornali e li usano come torce, trasformando il nuovo stadio costruito per ospitare le Olimpiadi del 1960 in una sorta di Inferno dantesco. Un colpo d’occhio da mozzare il fiato, una scenografia che si ripeterà anche durante le Olimpiadi di Roma.

Grazie ai gol di Tozzi e Fumagalli, la Lazio vola in finale e il 24 settembre batte la Fiorentina grazie ad un gol dell’ex Prini, conquistando il primo trofeo della sua storia. E quando capitan Bob Lovati alza al cielo la Coppa Italia, l’Olimpico si accende nuovamente con un’altra fiaccolata improvvisata da 60.000 tifosi laziali presenti sugli spalti. Questa è la formazione schierata da Fulvio Bernardini e che ha conquistato quel primo storico trofeo: Lovati, Lo Buono, Janich, Carradori, Pinardi, Pozzan, Bizzarri, Tagnin, Tozzi, Fumagalli, Prini.

Per Franco Janich, quella Coppa Italia è solo il primo passo di una carriera gloriosa in cui indossa anche per 6 volte la maglia azzurra: l’ultima, il 19 luglio del 1966 a Middlesbrough, in quella sconfitta con la Corea del Nord nei Mondiali in Inghilterra che è ricordata come il punto più basso toccato dal calcio italiano nella sua storia. Nell’estate del 1961, Franco Janich passa l Bologna. A portarlo in rossoblù è proprio Fulvio Bernardini e a Bologna il duo Bernardini-Janich conquista una Mitropa Cup nella prima stagione e poi uno scudetto storico nella stagione 1963-1964 (il 7° e ultimo tricolore). A Bologna, Franco Janich si ferma per 11 stagioni in cui vince un’altra Coppa Italia e un Torneo Anglo-italiano, indossando per 294 volte la maglia rossoblù in campionato senza segnare nessun un gol. Caso forse unico nella storia del calcio italiano, Franco Janich ha giocato addirittura 448 partite da professionista senza riuscire a segnare mai un solo gol. in campionato Ma ne ha evitati tanti, da “picchiatore gentiluomo”. Ironico, ma anche duro. Come quando nella semifinale di Coppa Italia del 1958 con il Marzotto, battibecca con il suo avversario diretto, Biagioli. Janich è uno dei migliori in campo in quella sfida, ma Biagioli nel primo tempo è scatenato e ad un certo punto Janich si avvicina all’attaccante del Marzotto e gli dice: “Che modi sono questi? Che è tutto sto casino qua? Se io venissi a casa sua, e mi comportassi in maniera irrispettosa, lei che farebbe?”. Biagioli guarda Janich e risponde: “Beh, la butterei fuori di casa”. “Appunto”, chiosa Janich, “quindi io cercherò di fare esattamente la stessa cosa, buttandola fuori dal campo. Sappia, quindi, che da adesso in poi appena lei si avvicinerà alla palla, lo la menerò. Non se ne abbia a male, lo farò con dovuto rispetto”. Inutile sottolineare che da quel momento in poi Biagioli praticamente non strusciò più palla dopo aver servito a Rovati l'assist per il momentaneo 1-1.

Questo era Franco Janich, un gentiluomo d’altri tempi dotato di un’ironia fuori dal comune. La stessa ironia con cui ha affrontato il lungo calvario causato da quel brutto male che lo ha aggredito anni fa e che ieri lo ha portato via con l'ultimo dribbling della vita che non è riuscito a fermare…




Accadde oggi 13.12

1914 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Pro Roma 5-2
1942 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 0-5
1970 Foggia, stadio Pino Zaccheria - Foggia-Lazio 5-2
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 3-1
2009 Roma, Stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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