02 Dicembre 2019

Ciro e i suoi fratelli...
di Stefano Greco

Sta succedendo qualcosa di bello e di incredibile sotto il cielo di Roma, in quel mondo Lazio perennemente in subbuglio e che pochi mesi fa, alla fine dell’ennesima estate deludente del “potrei ma non voglio” sembrava sul punto di esplodere dopo quelle tre sconfitte arrivate nel giro di giorni tra Ferrara, Cluj e San Siro. Inzaghi in bilico e Ciro Immobile insultato, dipinto come una sorta di zavorra, come una sorta di palla al piede di una squadra che ruminava gioco, bollato anche da qualcuno come “bollito”, come un attaccante di seconda fascia, uno non da squadra dalle grandi ambizioni. Invece, in poco più di 70 giorni è cambiato tutto.

In quei giorni di tempesta, ho difeso sia Ciro Immobile che Simone Inzaghi, non solo perché li consideravo i due punti fermi di questa squadra, ma anche perché trovavo ingiusto e ingeneroso crocifiggere proprio loro che erano stati i due valori aggiunti, quelli che avevano consentito alla Lazio di vincere o provare a vincere qualcosa negli ultimi tre anni. E, soprattutto, perché c’era troppa cattiveria nelle parole, urlate o scritte, scagliate come pietre verso Simone e Ciro. Soprattutto verso Ciro, dipinto come uno sfascia-squadre e come il grande nemico di Simone Inzaghi. Tutto questo per un “vaffa”, per un gesto di rabbia dopo una sostituzione, per una reazione istintiva in un momento di difficoltà di Ciro in particolare ma di tutta la squadra in generale.

Ciro gioca da solo, Ciro pensa solo al gol, Ciro non inquadra mai la porta, con un attaccante vero al posto di Ciro la Lazio avrebbe un’altra classifica, Ciro è un bomber di quartiere che come varca le porte di Roma si perde… e chi più ne ha più ne metta. Il tutto, racchiuso il quel video di 640 secondi (“Il disastroso 2019 di Ciro Ignobile”) messo in rete per “per aprire gli occhi alla gente” e per invocare “più spazio per Felipe Caicedo”, con il suono di un flauto stonato in sottofondo che suonava la colonna sonora di Titanic. Era il 16 settembre. È successo anche questo nel mondo Lazio. In quel mondo Lazio in cui è stato messo in croce all’inizio della sua avventura biancoceleste anche Tommaso Maestrelli, in questo mondo Lazio che uno dopo l’altro ha ripudiato tutti i suoi figli che hanno lasciato per varie ragioni Roma (Di Canio e Nesta in testa), oppure che ha insultato praticamente tutti gli ex tornati all’Olimpico indossando un’altra maglia  Una rabbia inspiegabile da parte di un mondo che crea e distrugge miti con la stessa rapidità con cui si accende e si consuma un cerino.

Ciro, in silenzio, ha incassato tutto, ha chiesto scusa a Simone e alla squadra per quel gesto, per l’ennesima volta nella sua tormentata carriera è ripartito da zero o quasi e il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi oggi: 17 gol in 14 partite di campionato, di cui addirittura 13 nelle ultime 9 partite in cui la Lazio ha raccolto qualcosa come 23 punti su 27, nonostante quel rigore fallito sul 2-2 a tempo scaduto da Correa a Bologna. E proprio dai rigori è partita la rinascita di Ciro Immobile. Non solo Da quelli segnati (tutti, 5 su 5 calciati…), ma soprattutto da quelli lasciati ai compagni di squadra. Un gesto di generosità che è merce rara nel calcio di oggi, fatto di bonus nei contratti che in alcuni casi valgono più o tanto quanto l’ingaggio base e sono legati anche e soprattutto ai gol segnati. Merce ancora più rara se l’attaccante in questione è a caccia di record (ha appena superato Chinaglia ed è all’inseguimento di Beppe Signori come secondo bomber più prolifico della storia laziale dopo il mito Piola), del terzo titolo dei cannonieri (il secondo con la maglia della Lazio dopo quello conquistato nel 2014 con la maglia del Toro) e a superare quel muro di 30 reti in campionato che non è stato abbattuto neanche da Beppe Signori e da Hernan Crespo con quella maglia biancoceleste addosso.

Poteva stare a quota 19 dopo un terzo di stagione Immobile con quei rigori lasciati a Caicedo (che ha sbagliato a Firenze) e a Luis Alberto, ma per Ciro i suoi “fratelli” valgono tanto quanto o forse addirittura di più della gloria personale. Lo ha sempre pensato, lo ha detto a chiare lettere ieri dopo l’ennesima doppietta segnata all’Udinese e che ha spianato alla Lazio la strada verso la sesta vittoria consecutiva in campionato…

“Non potevo non lasciare quel rigore a Luis Alberto. L’ho fatto anche con Caicedo e Correa, ma lui aveva ancora più bisogno degli altri per l’impegno che ci mette in tutte le partite. Era importante per lui sbloccarsi segnando un gol, non solo servendo assist (già 9 in questo campionato…) ai compagni”.

Per questo ho scelto per l’articolo che sto scrivendo una foto di Ciro contornato dai compagni di squadra dopo l’ennesimo gol segnato. Ciro con Correa e Luis Alberto, le spalle di quel trio poco fisico e tutta fantasia che sta facendo volare la Lazio. Ciro e i suoi fratelli. Con Simone Inzaghi in panchina che gongola e prepara la prossima sfida, quella con la Juventus: l'esame di maturità...




Accadde oggi 13.12

1914 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Pro Roma 5-2
1942 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 0-5
1970 Foggia, stadio Pino Zaccheria - Foggia-Lazio 5-2
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 3-1
2009 Roma, Stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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