25 Novembre 2019

Una Lazio (dai 2 volti) da amare...
di Stefano Greco

Che cosa c’è di più bello di una vittoria in trasferta che arriva nei minuti di recupero? Se si parla di Lazio la risposta è semplice: tre vittorie consecutive in trasferta arrivate quasi all’ultimo respiro. E potevano essere addirittura quattro senza quel rigore calciato alle stelle da Correa a Bologna a due minuti dal 90° nella sfida del Dall’Ara.

Per raccontare la bellezza e l’importanza di questo successo di Reggio Emilia contro il Sassuolo, basta una foto, l’immagine di quel mucchio selvaggio che si è creato dopo il gol della vittoria firmato da Caicedo, con compagni in campo, in panchina, massaggiatori e staff tecnico che si sono lanciati verso l’autore di un gol che pesa molto ma molto di più di quei due punti conquistati in extremis e che sono valsi il terzo posto in solitudine alle spalle di Inter e Juventus. La Lazio è la prima in classifica dell’altro campionato, quello delle squadre “normali”. E ci è arrivata grazie a 5 vittorie consecutive che non sono frutto del caso, ma del lavoro fatto da Inzaghi e della forza di un gruppo che in campionato mostra il lato bella della medaglia. Già, perché sembra assurdo ma quest’anno stiamo vedendo due Lazio diverse, quasi opposte: una che in Europa League nei finali di partita sciupa regolarmente tutto che di buono ha fatto nei 90 minuti precedenti (le due sconfitte con i Celtic sono arrivate quasi a tempo scaduto, ma anche quella di Cluj è arrivata nel finale…), un’altra che in campionato lotta fino alla fine e nei minuti finali ha raccolto punti pesantissimi che le hanno consentito di approdare al terzo posto in classifica, con 7 punti di vantaggio sul Napoli e addirittura 13 sul Milan. E tutto questo è nato proprio in un’incredibile finale di partita in quella che rischiava di essere la giornata più nera di questa stagione, la pietra tombale di ogni speranza e ambizione.

Già, perché tutto è nato37 giorni fa, nell’intervallo di quella partita di sabato 19 ottobre con l’Atalanta. Dopo quel primo tempo da incubo, rientrata negli spogliatoi sotto di 3 gol e staccata di 8 punti dall’Atalanta, la squadra ha capito che o risorgeva in quel momento, oppure la stagione della Lazio probabilmente era chiusa ancora prima di iniziare. E non solo la stagione, ma anche il ciclo di Inzaghi e il rapporto di molti giocatori con la Lazio. In quei 15 minuti, Simone Inzaghi ha tirato fuori dal suo cilindro il coniglio più bello, perché in quel quarto d’ora la Lazio è cambiata e grazie a quel rigore segnato nel finale da Immobile è cambiato tutto. Da quel momento Ciro è diventato una macchina da gol, la Lazio non ha sprecato neanche una delle occasioni che il destino gli ha presentato su un vassoio d’argento e la squadra ha recuperato 9 punti al Napoli, è passata dal -8 al +5 sull’Atalanta (che all’intervallo di quella partita era addirittura prima in classifica a pari merito con la Juventus…) e ha fatto 15 punti su 15 in campionato. A conferma che nel calcio basta poco, pochissimo per trasformare l’Inferno in Paradiso e viceversa.

Ora, chiaramente non sono tutte rose e fiori così come prima non era tutto nero come la pece. Anche a Sassuolo la Lazio ha creato, capitalizzato, sprecato e poi recuperato in extremis. Questo significa che ci sono ancora troppe pause, dei cali di tensione e di concentrazione (soprattutto in difesa) preoccupanti, ma anche che questa squadra forse sta iniziando a prendere coscienza dei propri mezzi. E mi spiego. In queste quattro stagioni, quando subiva un colpo la Lazio si deprimeva, perdeva certezze, sbandava e a volte quasi si rassegnava al proprio destino, magari piangendosi addosso per qualche torto subito. Dall’intervallo di quella partita con l’Atalanta, invece, qualcosa è cambiato. Non lo so se si è definitivamente accesa la luce, perché i conti li faremo a maggio, ma di sicuro nel momento in cui si è trovata con le spalle al muro la squadra (in campionato), ha cambiato marcia: non solo a livello di gioco e di risultato, ma a livello mentale. Ora ci crede, ora ci prova fino alla fine a vincere, anche se continua a farsi del male da sola rimettendo in corsa gli avversari non uccidendo mai le partite: è successo a Firenze, Milano e Reggio Emilia, ma anche all’Olimpico con quel calo assurdo tra la fine del primo tempo e l’inizio della ripresa della partita con il Lecce. L’unica giornata tranquilla, filata liscia come l’olio, è stata quella sfida infrasettimanale con il Torino, proprio contro quella squadra che due anni fa aveva segnato una svolta, in negativo, nella stagione della Lazio.

Questa squadra sta dimostrando di avere un’anima e al netto dell’ennesimo mercato del potrei ma non voglio, dell’avversione (che in alcuni casi sfocia proprio nell’odio…) nei confronti di chi gestisce da anni il club, questa Lazio merita di essere amata. Perché cosa chiede un tifoso ai giocatori? Di metterci l’anima, di provarci sempre e fino alla fine, di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Ecco, questa squadra lo sta facendo. Guidata dal tanto contestato e vituperato Inzaghi, lo sta facendo. Come lo stanno facendo giocatori che in questi anni sono stati odiati e insultati quasi quanto di chi guida questa società. Patric e Caicedo in testa. Perché bisogna essere onesti, nella vittoria di Reggio Emilia c’è sì la zampata di Caicedo, ma c’è anche tanto di Patric, forse l’unico (anche più di Acerbi), che in difesa ieri ha retto dall’inizio alla fine e non ha sbagliato praticamente nulla, neanche quando Inzaghi lo ha spostato da destra dove stava facendo benissimo a sinistra.

Capiamoci bene, né Patric né Caicedo si sono trasformati all’improvviso in due campioni, ma così come sono stati massacrati in passato per quello che hanno combinato con quella maglia addosso, ora meritano un riflettore puntato addosso e un giusto applauso. Come Immobile, anche se per Ciro oramai non ci sono più aggettivi. Come Inzaghi, messo in discussione da chi capisce poco, non tanto e non solo di calcio, ma di gestione del gruppo. Il difetto di Simone Inzaghi è quello di essere troppo educato, troppo bravo ragazzo, di farsi sentire in privato (“Simone, te stai sempre a lamentà”… ve la ricordate quell’intercettazione di Lotito a Cortina?) e mai in pubblico come fa invece in modo “paraculo” Antonio Conte. Ma c’è tanto di Simone Inzaghi nella metamorfosi di questa squadra e in questo cambio di marcia che c’è stato dall’intervallo di quel Lazio-Atalanta…




Accadde oggi 13.12

1914 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Pro Roma 5-2
1942 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 0-5
1970 Foggia, stadio Pino Zaccheria - Foggia-Lazio 5-2
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 3-1
2009 Roma, Stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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