24 Novembre 2019

Vediamo di che pasta siete fatti...
di Stefano Greco

Se Juventus e Inter giocano un campionato a parte, dietro alle due uniche pretendenti allo scudetto c’è un altro campionato, quello con in palio due posti per il Paradiso (Champions League), due per il Purgatorio (Europa League) e uno per l’Inferno, perché quei tre turni preliminari da giocare tra luglio e agosto sono (Torino docet) proprio un biglietto per l’Inferno, come sta dimostrando ampiamente anche quest’anno il Torino. Il secondo, è il campionato a cui partecipa la Lazio. E la tappa di Reggio Emilia è importante, forse addirittura fondamentale per capire di che pasta è fatta questa Lazio e se Inzaghi è riuscito a correggere quei difetti caratteriali e di personalità che in questi anni hanno sempre impedito (al di la delle campagne acquisti monche…) alla Lazio di spiegare veramente le ali.

Già, perché ieri è andato tutto secondo le previsioni, nel modo migliore per la Lazio: Milan e Napoli si sono fatte male da sole e l’Atalanta è uscita tra gli applausi ma a mani vuote dalla sfida con la Juventus, dopo aver sognato (e anche meritato per più di un’ora) di fare addirittura il colpo grosso. Ci hanno apparecchiato la domenica perfetta, perché la sfida con il Sassuolo è difficile ma non impossibile, sicuramente più agevole di quella del Cagliari a Lecce. Poi c’è la Roma, che con quello che è successo a Brescia in queste ultime settimane (e in modo particolare negli ultimi giorni, con l’ennesima Balotellata della storia…) ha già vinto ancora prima di giocare. Tre punti, quindi, ci potrebbero portare al terzo posto in solitudine tenendo a distanza la Roma. Il modo perfetto per ripartire dopo la sosta e per preparare le due sfide consecutive all’Olimpico contro Udinese e Juventus. Ma tutto passa per Reggio Emilia e per quella sfida con il Sassuolo.

In questa domenica grigia di pioggia incessante, migliaia di laziali hanno già lasciato la Capitale diretti a Reggio Emilia. Non siamo agli esodi degli anni Ottanta, quando la Lazio giocava in casa anche quando per il calendario stava in trasferta (come ad Arezzo, con 3/4 di stadio colorato di biancoceleste o come a Bologna la settimana prima del secondo scudetto), ma in un calcio di tessere del tifoso, biglietti nominali e mille ostacoli messi sulla strada di chi vuole seguire una squadra per passione, quella di oggi sarà una presenza importante sugli spalti dello stadio di Reggio Emilia. E tutta quella gente, oltre che una grande soddisfazione, merita rispetto. E rispetto significa stare con la testa per 90 minuti sulla partita.

Già, la testa. È quello da anni uno dei grandi problemi della Lazio, di una squadra che può davvero vincere contro chiunque ma anche perdere contro l’ultima in classifica, come ha dimostrato il 15 settembre a Ferrara. Inzaghi questo lo sa, lo sa molto bene, ed è per questo che negli ultimi giorni ha alzato la voce e ha provato a scuotere in tutti i modi un gruppo in cui ha visto troppi giocatori con la testa altrove e che in allenamento non mettevano quella cattiveria che caratterizza gli allenamenti della sua Lazio che ha vinto tutto. Allenamenti in cui gente con decine di presenze in nazionale sulle spalle si scannava nelle partitelle in famiglia per conquistare non solo un posto da titolare, ma addirittura per non rischiare di finire in tribuna. Già, perché in tribuna a volte ci finiva gente come Boksic, Stankovic, Veròn, Couto o Simeone. Per questo a volte bastava anche solo una scintilla per far scoppiare un incendio, per scatenare una rissa tra Couto e Simeone, ad esempio, oppure tra il clan degli slavi e quello degli argentini. Ecco, quella tensione in questa squadra troppo spesso manca: per motivi genetici e caratteriali, ma anche perché qualcuno sa di avere il posto garantito o quasi, perché è cosciente di avere il vuoto o quasi alle sue spalle in quel ruolo. Non c’è bisogno di fare nomi, perché tanto pregi e difetti di certi giocatori oramai sono noti a tutti quelli che tifano Lazio.

Insomma, in settimana Inzaghi ha lanciato un messaggio chiaro e forte al gruppo: DIPENDE SOLO DA NOI. E secondo me ha ragione. Ripeto, nonostante l’ennesimo mercato monco, questo primo terzo di campionato ci ha fatto capire che quest’anno la conquista del terzo o del quarto posto dipende solo ed esclusivamente dalla Lazio, da quello che riuscirà a fare questa squadra sul campo. Senza l’alibi degli arbitri e del VAR, ma anche senza quello di una società che è sempre ambiziosa a parole ma raramente con i fatti. Considerando i problemi del Napoli, la crisi del Milan, il rendimento altalenante della Roma e con Torino e Fiorentina già lontane e fuori dei giochi, DIPENDE SOLO DALLA LAZIO. E l’unica vera incognita potrebbe essere rappresentata dal Cagliari, anche se è difficile ipotizzare che la squadra di Maran possa ripetere l’impresa compiuta un anno fa dall’Atalanta di Gasperini. Ma mai dire mai.

Ecco, Reggio Emilia non è né un bivio né una prova della verità, ma è un’occasione per la squadra per scacciare i fantasmi, i dubbi che accompagnano da anni la marcia di questo gruppo. E per farlo serve una prova convincente, una prestazione importante, 90 minuti giocati con la rabbia e il furore di quel secondo tempo con l’Atalanta. Fateci vedere di che pasta siete fatti…




Accadde oggi 13.12

1914 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Pro Roma 5-2
1942 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 0-5
1970 Foggia, stadio Pino Zaccheria - Foggia-Lazio 5-2
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 3-1
2009 Roma, Stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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