19 Novembre 2019

Ciro all'inseguimento del mito Piola...
di Stefano Greco

Chissà che fine hanno fanno i contestatori di Ciro Immobile, quelli che a fine settembre lo consideravano un giocatore finito e invocavano Caicedo titolare per l’attacco della Lazio. Forse, si sono rinchiusi da qualche parte in compagnia dei contestatori di Simone Inzaghi e di Roberto Mancini, pronti a uscire nuovamente allo scoperto al primo passo falso, alla prima sconfitta, al primo alito di vento contrario. Oppure si sono mischiati tra la folla di chi applaude, perché oramai oggi funziona così. E non solo nel mondo del calcio o del giornalismo. La cosa importante è cavalcare l’onda mediatica e non importa se si è saltati da un’onda all’altra con l’abilità e la disinvoltura con cui un surfista disegna scie magiche nel tentativo di domare le onde dell’oceano.

Ciro in questo momento è una sorta di “Re Mida” del calcio, uno che trasforma in oro ogni (o quasi…) pallone che tocca: con la Lazio e con la Nazionale non fa differenza, al contrario di quanto sosteneva qualcuno che diceva che Immobile era un bomber nazionale, uno che come varcava il confine diventava “normale”, incapace di fare la differenza non appena il livello si alzava, anche di poco. Certo, l’Armenia non fa parte dell’Élite del calcio europeo e i 9 gol incassati ieri lo dimostrano ampiamente, ma uno che segna 10 gol in azzurro in 39 partite (Totti si è fermato a 9 in 58 presenze…), di cui 3 nelle ultime 3 partite (di cui uno decisivo in Finlandia che ci ha regalato la qualificazione…), merita non solo la vetrina, ma anche un pizzico di rispetto. Soprattutto se con quelli segnati ieri a Palermo all’Armenia quel “qualcuno” in questa stagione ha segnato 19 gol in 18 partite, dimostrando una continuità impressionate sia in campionato che in coppa e in azzurro.  Lui segna, sempre, indipendentemente dalla competizione e dalla maglia che indossa. Segna e sorride, ripensando alle cattiverie subite in estate dopo un’annata da 19 reti considerata da qualcuno “fallimentare” e a quello che gli è piovuto addosso all’inizio di questa stagione.

Con i gol segnati all’Armenia, Ciro è salito al terzo gradino della classifica dei goleador laziali in nazionale di tutti i tempi, ad una sola rete da Gigi Casiraghi e si è messo definitivamente alle spalle Signori, Chinaglia, Vieri, Giordano, Fulvio Bernardini e tutti gli altri (sono 14 in tutto…) calciatori laziali che hanno segnato almeno un gol in azzurro. Clan ristretto di cui è entrato a far parte anche Francesco Acerbi, alla faccia di chi diceva che la Nazionale era un “problema”, oppure un “fastidio”. Ditelo a Immobile e Acerbi, che tornano da questa settimana in azzurro caricati a mille e con un sorriso degno di una pubblicità per dentifricio…

Ciro Immobile sta riscrivendo a suon di gol la storia della Lazio. Con 102 reti in 142 presenze viaggia alla media di 0,70 gol a partita. Piola che guarda tutti dall’alto in basso è arrivato a quota 159 (di cui 143 in campionato) in 243 partite, alla media di 0,65 gol a partita. E parliamo dell’attaccante più prolifico nella storia del calcio italiano, uno che ha indossato la maglia della Lazio per 9 stagioni. Immobile ha superato quota 100 in poco più di 3 anni, poco più della metà del tempo impiegato da Beppe Signori di insediarsi al secondo posto della classifica dei bomber biancocelesti di tutti i tempi con i 127 gol segnati con la maglia della Lazio! Ciro è a 20 centri dal “mito” Chinaglia, 6 dal bomber romano per eccellenza Bruno Giordano e ad appena 3 reti da Tommaso Rocchi. E, cosa ancora più importante, Ciro a dicembre potrebbe alzare a Riyadh il terzo trofeo della sua carriera biancoceleste. Certo, sono “solo” coppe nazionali, non scudetti o coppe europee, ma quello che ha già fatto basta e avanza per garantirgli un posto tra i più grandi di tutti i tempi. Senza contare quello che ancora può fare, visto che stiamo parlando di un giocatore che compirà 30 anni tra 3 mesi esatti, il 20 febbraio del 2020…

Questo è Ciro Immobile, uno arrivato tra l’indifferenza generale dopo il brusco divorzio tra la Lazio e Miro Klose, fortemente voluto da Simone Inzaghi. Già Inzaghi, uno che in questi anni ha potuto scegliere pochi giocatori in una società abituata a fare di testa sua sul mercato (come quasi tutte del resto, per essere onesti…), ma quei pochi portano il nome di Ciro Immobile, Luca Leiva, Francesco Acerbi e Manuel Lazzari. Simone Inzaghi ha il tocco magico, come ce l’ha da sempre Roberto Mancini. Già, perché vincere 9-1 con l’Armenia non è gran cosa, peccato che nella storia la nazionale azzurra aveva segnato 9 reti solo 2 volte in 110 anni: nel 1920 in un’amichevole con la Francia (9-4) e nel 1948 (9-0) agli Stati Uniti alle Olimpiadi di Londra. E mai nessuno prima di Mancini, neanche Vittorio Pozzo, Ferruccio Valcareggi, Enzo Bearzot o Marcello Lippi, era riuscito a vincere 11 partite consecutive e a fare 10 su 10 in un girone di qualificazione per Mondiali o Europei. C’è riuscito Roberto Mancini, ex giocatore della Lazio più bella e vincente di tutti i tempi e allenatore di una delle Lazio più divertenti di sempre. E c’è riuscito anche grazie ai gol di Ciro Immobile, il “bomber” che a suon di reti sta riscrivendo la storia della Lazio e che potrebbe fare addirittura quello che sembrava impossibile: scalzare Silvio Piola dal trono dei bomber biancocelesti di tutti i tempi. E pensare che c’è qualcuno che fino a due mesi fa lo ha anche contestato e ha invocato Caicedo come centravanti titolare…




Accadde oggi 13.12

1914 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Pro Roma 5-2
1942 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 0-5
1970 Foggia, stadio Pino Zaccheria - Foggia-Lazio 5-2
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 3-1
2009 Roma, Stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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