17 Novembre 2019

Il primo ruggito del Re leone...
di Stefano Greco

A volte il calcio ti regala dei brividi inaspettati, emozioni che ti piovono addosso all’improvviso in una sera in cui ti siedi sul divano e guardi una partita in tv per rilassarti, senza la tensione che accompagna ogni sfida della Lazio. Perché alla Nazionale si può volere bene come ad una zia acquisita, mentre la Lazio è la “mamma”. Guardi l’Italia di Mancini giocare contro la Bosnia una partita che conta solo per la statistica e, all’improvviso, guizzo di Bernardeschi, assist per Acerbi che al centro dell’area e da perfetto centravanti stoppa, finta, si accentra e scaglia il pallone in porta: GOL! Quando il pallone gonfia la rete senti un brivido, una scossa che ti scuote e che diventa emozione allo stato pure quando vedi ACE circondato da tutta la squadra che si dirige verso la panchina per andare ad abbracciare qualcuno. Non è Mancini, che lo ha riportato in azzurro, ma Ciro Immobile che gli corre incontro e sorride come se quel gol lo avesse segnato lui. Ecco, davanti ad una scena simile, come si fa a restare insensibili? Infatti, non si può, specie se ami il calcio e le belle storie che, ogni tanto, hanno anche un lieto fine.

Fin da ragazzo mi hanno insegnato che solo chi attraversa il bosco della sofferenza riesce a godere in pieno della bellezza della vita, della gioia che ti possono dare anche le cose semplici, quelli che in molti (in troppi) danno quasi per scontate fino a quando non arriva “l’imprevisto” a cambiare tutto: soprattutto la nostra visione della vita e il fatto di non avere più certezze riguardo al futuro. Questo vale per tutti noi che abbiamo una vita normale fatta di lavoro, casa, famiglia, amici e qualche hobby, ma vale anche per chi ha avuto dal destino qualche dono speciale che gli ha consentito di avere (economicamente parlando) una strada già spianata fin da ragazzo. Una cosa del genere è successa anche a Francesco Acerbi, uno che ha avuto tutto quello che si può desiderare dalla vita, uno che a 24 anni è approdato in nazionale chiamato da Prandelli con la prospettiva di andare ai Mondiali ma che, all’improvviso, si è visto crollare il mondo addosso. Per questo quel primo gol del “Re leone” in maglia azzurra ha un significato speciale e in questa domenica uggiosa e senza calcio è bella immergersi nel mare delle emozioni raccontando nuovamente la storia di questo ragazzo che, in appena 15 mesi, ha conquistato tutti i laziali.

Estate del 2013, Francesco Acerbi è stato spedito in prestito dal Milan al Sassuolo, perché dopo essere esploso a Verona con la maglia del Chievo nella sua avventura milanista non ha convinto del tutto Massimiliano Allegri che, nonostante la partenza di Nesta e di Thiago Silva, gli ha concesso solo 6 presenze considerandolo troppo… acerbo. Francesco non viene bocciato ma solo rimandato al Chievo a gennaio, poi girato in estate al Sassuolo in prestito. L’avventura in Emilia è un test per capire se può essere un difensore da Milan e da Nazionale. Un colpo duro da assorbire per uno nato e cresciuto milanista ma che si è visto chiudere la porta in faccia. A quel punto, o ti perdi o riparti. E Francesco è ripartito, con più forza e convinzione di prima. Ma al via della nuova stagione, arriva la sentenza, inattesa: tumore ai testicoli scoperto proprio in occasione delle visite mediche. Operazione immediata, recupero-lampo, ritorno in campo a settembre ma poi, in un controllo antidoping, Acerbi risulta positivo. In realtà Francesco non ha preso nulla, non si è dopato, ma i suoi valori sono alterati perché il tumore si è riproposto e, a quel punto, si spalancano le porte dell’Inferno. Già, perché se a quell’età non riesci a sconfiggere il tumore al primo colpo e il problema si ripropone dopo pochi mesi, in molti casi è l’inizio della fine. Ma Francesco non si arrende: chemioterapia, perdita dei capelli, fisico debilitato dai farmaci, TAC di controllo attese come una sentenza, insomma tutta quella trafila che in tanti (in troppi) conosciamo bene per esperienza diretta o ravvicinata. Insomma, un’esperienza che ti cambia completamente la vita e la visione del presente e del futuro, se hai la fortuna di riuscire ad uscire dal tunnel.

“La malattia mi ha fatto riflettere su tanti aspetti della vita e mi ha dato lo slancio per ritornare. Ho fatto quattro cicli di chemioterapia, iniziavo alle 8 di mattina e finivo alle 14. Ore passate su una poltrona, con la flebo al braccio e mille pensieri che ti affollano la mente. È stata un’esperienza che mi ha fatto crescere molto, perché accanto a me ho visto tante persone soffrire e anche perdere la battaglia. Io ho avuto la fortuna di vincerla e da allora tutto è cambiato”.

Già, da allora Francesco Acerbi è come se avesse iniziato una seconda vita, con dentro la forza e la rabbia di chi sa che ogni giorno di vita è come se fosse un dono del destino, un regalo che non può essere sprecato. “Day by day”, giorno dopo giorno, proprio come quella frase che Francesco si è tatuato sul braccio, per non dimenticare mai che ogni giorno è un regalo e merita di essere vissuto pienamente: al 110% e forse anche di più. Per questo lui in campo lotta su ogni pallone, per questo si agita, urla, a volte imbruttisce anche ai compagni come ha fatto ad esempio all’inizio della passata stagione, ad Empoli, affrontando a muso duro Wallace reo di aver commesso una leggerezza che poteva costare cara. Francesco non ha la classe sopraffina di Alessandro Nesta e la strapotenza fisica di Fernando Couto, ma era dai tempi di Jaap Stam che la Lazio non aveva un centrale così dominante, uno in grado di fare la faccia cattiva sia con gli avversari che con i compagni. Quel tipo di giocatore che i tifosi non possono non amare a prima vista, perché loro che darebbero un braccio o una gamba per indossare quella maglia si comporterebbero proprio così se avessero anche una sola occasione per scendere in campo.

“Nessuno può colpire duro come fa la vita, perciò andando avanti non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se una volta che finisci al tappeto hai la forza di rialzarti. Solo se fai così sei un vincente”.

E Acerbi ha fatto proprio questo: ha resistito ai colpi della vita, ha incassato, è andato anche al tappeto ma si è rialzato e ha vinto la sua battaglia. “ACE COMBATTI”, c’era scritto in uno stendardo esposto sempre in bella vista in curva quando giocava nel Sassuolo. E Ace da quel momento è diventato un leone, indistruttibile come dimostrano le 161 presenze su 163 partite in queste ultime 5 stagioni. È per questo Inzaghi lo ha scelto, anche se quando lui ha fatto il nome di Acerbi come sostituto di De Vrij qualcuno ha storto la bocca. Non solo i tifosi e qualche giornalista, ma anche chi guida la Lazio, perché considerava spropositata quella valutazione data da Sassuolo per un giocatore di 31 anni che aveva consumato tutta la sua carriera in provincia, che aveva esordito in Nazionale con Conte a novembre del 2014 ma che poi non aveva fatto parte dell’avventura agli Europei di Francia 2016. Uno, poi, che in campo non è certo elegante come quel centrale di Ouderkerk aan den IJssel che è stato chiamato a sostituire. Quel De Vrij che per i tifosi della Lazio oramai è solo “il mercenario olandese”.

Ecco, forse quel divorzio traumatico tra De Vrij e la Lazio ha anche un po’ aiutato Acerbi a far breccia nei cuori dei suoi nuovi tifosi: esigenti, scettici e polemici come pochi altri al mondo. Ma il resto lo ha fatto Francesco sul campo, indossando i panni del leader pur senza avere come a Sassuolo la fascia di capitano al braccio. In poche settimane è diventato indispensabile, l’unico a cui Simone Inzaghi non rinuncia mai, né in campionato né in coppa. E questo primo gol con la maglia della Nazionale è il giusto premio per gli sforzi fatti da Acerbi, un piccolo risarcimento per quello che il destino gli aveva tolto in questi anni.

Ultima nota, prima di chiudere. “ACE” è stato fortemente voluto dall’allenatore, come Lazzari. E forse non è un caso se sia lui che l’ex laterale della SPAL sono stati gli unici acquisti fatti dalla Lazio negli ultimi due anni che, Correa a parte, non si sono rivelati dei flop. Perché loro li ha scelti Inzaghi, gli altri li ha presi la società…




Accadde oggi 13.12

1914 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Pro Roma 5-2
1942 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 0-5
1970 Foggia, stadio Pino Zaccheria - Foggia-Lazio 5-2
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 3-1
2009 Roma, Stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

7,679 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,21
Variazione del -0,33%