13 Novembre 2019

Bastava veramente poco, Cagliari docet...
di Stefano Greco

Noi laziali siamo dipinti da sempre come degli eterni scontenti e in parte è vero. Siamo critici, a volte anche ipercritici al limite dell’autolesionismo, perché siamo quelli del SÌ MA, del SÌ PERÒ, quelli che cercano sempre e comunque il pelo nell’uovo. Quindi, mentre in questo momento dovremmo tutti goderci questo terzo posto e una classifica provvisoria che a fine mercato avremmo sottoscritto firmando con il sangue, per qualcuno quel terzo posto a pari merito con il Cagliari ha un retrogusto amaro. Non per il terzo posto della Lazio, strameritato (anzi, senza qualche punto perso malamente per strada la Lazio poteva stare ancora più su…), quanto perché vedendo come gioca questa squadra immaginiamo che cosa poteva riservarci questo campionato se chi poteva quest’estate avesse fatto quel piccolo sforzo in più per completare finalmente quel quadro che da anni aspetta solo qualche piccolo ritocco per essere perfetto. O quasi. Ed è proprio quel Cagliari terzo a pari merito con noi a farci riflettere, a far capire quanto bastasse fare veramente poco di più per scacciare una volta per tutti polemiche, dubbi e rimpianti.

Già, il Cagliari. È vero, l’estate scorsa Giulini ha fatto il colpo vendendo per 49 milioni di euro (12 subito, 25 per il riscatto obbligatorio e 12 di bonus) Barella all’Inter e con quei soldi ha finanziato l’intero mercato estivo. Un po’ come se la Lazio avesse venduto Milinkovic Savic, tanto per capirci. Ma è come sono stati investiti quei soldi che dovrebbe far riflettere: sia sull’abilità di Tare che su quanto poco ci sarebbe voluto per colmare le lacune (palesi) che ci sono nell’organico messo a disposizione di Simone Inzaghi. Con in testa l’assenza di una punta vera, di un portiere esperto, di un vice Leiva e di un difensore affidabile da affiancare ad Acerbi. E basta guardare quella tabella che ho postato nella foto con i costi della campagna acquisti del Cagliari per capire che se Lotito è il miglior gestore d’Italia e Tare è considerato il miglior direttore sportivo che c’è nell’ex Bel paese, il presidente del Cagliari Giulini merita il Nobel per l’Economia e il DS del Cagliari, Marcello Carli (sconosciuto ai più), merita la palma di miglior direttore sportivo della galassia. Già, perché questa squadra che sta stupendo tutti, è stata costruita spendendo appena 29 milioni di euro, dei quali 25 scarsi spesi quest’estate per prendere Klavan (1,3 milioni) e Nandez (18 milioni) a titolo definitivo, Rog (2 milioni) e Simeone (3 milioni) in prestito oneroso con diritto di riscatto e Olsen, Pellegrini e Nainggolan in prestito gratuito, senza contare che il Cagliari paga solo la metà dell’ingaggio di Nainggolan, perché pur di liberarsene l’Inter si è accollata l’altra metà dello stipendio.

Insomma, Klavan è costa un nono di quello che la Lazio ha investito su Vavro e credo che sia ingeneroso fare un confronto tra il rendimento dell’ex difensore del Liverpool e quello dello slovacco prelevato a peso d’oro da Tare dal Copenaghen. Ma andiamo oltre. Quest’estate abbiamo ceduto in prestito gratuito Badelj alla Fiorentina, nel momento in cui stavamo inseguendo un attaccante per completare la rosa. Su Millenovecento avevo lanciato la proposta di una doppia operazione con la Fiorentina che poteva convenire sia a noi che a loro: Badelj in viola e Simeone alla corte di Inzaghi. Due giocatori in cerca di rilancio che avevano bisogno di cambiare aria. Costo dell’operazione, irrisorio, ai livelli dell’acquisto di Jony, quindi ampiamente alla portata della Lazio. Certo, con Immobile che gioca e segna con questa continuità magari poteva sembrare inutile l’arrivo di un altro attaccante, ma Simeone per caratteristiche è uno che può giocare tranquillamente in coppia con Immobile (specie in certe situazioni) e considerando il triplice impegno avrebbe avuto sicuramente spazio e la possibilità di rilanciarsi nella città in cui è cresciuto e in cui tutti (l’unica cosa che forse unisce i laziali in questo momento) hanno amato suo padre.

Stesso discorso per Olsen. A Cagliari è rinato. Premesso che non lo avrei mai preso per la Lazio, per ovvie ragioni, ma a noi serviva un portiere di quel genere per mettere pressione a Strakosha e per far crescere definitivamente questo ragazzo che sapendo di avere il posto assicurato (Proto non gioca più neanche in Eurolega o in Coppa Italia) corre il rischio di adagiarsi.

Ora, è chiaro che la Lazio non possa avere come modello il Cagliari, perché quello sardo è un piccolo miracolo messo su dal duo Giulini-Carli e perché le pressioni della piazza sono completamente diverse. Ma il Cagliari ci insegna che avendo buoni rapporti si possono fare ottimi affari. La Roma aveva bisogno di piazzare Olsen, la Juventus di far giocare Pellegrini e il Napoli Rog, la Fiorentina di rilanciare Simeone, ed il Cagliari grazie ai buoni rapporti costruiti da Giulini ha colto al volo ogni occasione. Noi, invece, a quanto pare giocatori in prestito con diritto di riscatto non li possiamo prendere. No, noi ci dobbiamo accollare Marusic per 8 milioni, Durmisi per 7 milioni, Berisha per 7,5 milioni, Wallace per 9 milioni e Vavro per 12 milioni di euro, senza avere la possibilità di provare a vedere se sono adatti o no al campionato italiano e ad una piazza non facile come quella romana. Noi che risparmiamo su qualsiasi cosa, per certe operazioni paghiamo tutto e subito senza cautelarci in nessun modo, con il risultato di appesantire il bilancio con il costo di acquisti inutili e, soprattutto, di ingaggi pesanti che poi ci impediscono di riuscire a piazzare altrove certi esuberi. Kishna in testa, uno pagato il doppio di quello che è costato al Cagliari il costo del prestito di Simeone e che ci ritroviamo quest’anno sul groppone come Durmisi: entrambi fuori rosa, entrambi pagati per pascolare a Formello. Due delle tante geniali intuizioni di mercato del “miglior DS d’Italia”.

Questo è il discorso. Tutti siamo strafelici per questo terzo posto in condominio, ma proprio la presenza al nostro fianco di quel Cagliari è la prova che con un minimo sforzo questa Lazio poteva essere finalmente completa. Essere completi non significa avere la garanzia di vincere o di centrare gli obiettivi (basta guardare il Napoli di quest’anno…), ma sicuramente di non aver nessun tipo di rimpianto su quello che poteva essere fatto e non è stato fatto. Quel qualcosa che oggi non pesa più di tanto, ma che potrebbe pesare a fine stagione, come ha pesato nelle precedenti stagioni in quei finali allo sprint in cui noi siamo arrivati con la squadra spremuta, perché se alla Lazio gli togli certi giocatori il risultato è quello che abbiamo visto in Europa League o in quelle partite (tipo Ferrara, con Milinkovic Savic e Correa entrati solo negli ultimi 20 minuti) in cui Inzaghi ha provato a fare un minimo di turnover lasciando a casa (Cluj) o in panchina giocatori fondamentali. Il Cagliari, invece, ha perso a inizio stagione per gravi infortuni Cragno e Pavoletti, ovvero due dei perni della squadra della passata stagione. Ma grazie al fatto che era stato fatto un mercato intelligente e che Maran aveva a disposizione dei sostituti all’altezza, chi se n’è accorto?




Accadde oggi 13.12

1914 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Pro Roma 5-2
1942 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 0-5
1970 Foggia, stadio Pino Zaccheria - Foggia-Lazio 5-2
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 3-1
2009 Roma, Stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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