12 Novembre 2019

Il clamore dell'ignoranza...
di Stefano Greco

Due giorni di polemiche, di rabbia da parte di chi si sente defraudato di qualche cosa, di tifosi e addetti ai lavori con la sciarpetta al collo che parlano di regalo fatto alla Lazio, di gente che per dare ragione a Manganiello e a Pairetto al VAR tira fuori tesi del tipo “visto che il rigore non c’era, hanno rimediato a quel modo”. Questa è l’Italia, paese del campanile dove ognuno tira acqua al proprio mulino e grida al furto o al complotto solo a seconda dei casi, pronto a schierarsi sull’altra parte della barricata se in un episodio identico passa dall’essere beneficiario ad essere vittima.

Quel rigore di Lazio-Lecce ha scatenato un putiferio e ha fatto emergere per l’ennesima volta le storture di un sistema (quello arbitrale) che non riesce ad essere coerente e, soprattutto, credibile. Perché lascia troppo spazio all’interpretazione di norme e situazioni, per non parlare poi di quel “protocollo VAR” (ovvero dei casi in cui il VAR può o non può intervenire) che sembra scritto apposta con i piedi in modo da concedere agli arbitri ancora più potere e per scatenare in continuazione polemiche sull’utilità o no di questo mezzo varato per fare chiarezza e spazzare via i dubbi ma che, a volte lascia nello spettatore (anche in quello neutrale) la sensazione che venga usato quasi con un’arma per punire o favorire qualcuno come e forse più di prima, ovvero quando ai tempi di Biscardi e del suo “Processo” su Rai3 si invocava la moviola in campo.

Il problema vero, nasce dal fatto che c’è troppa ignoranza (anche e soprattutto da parte degli addetti ai lavori, ovvero i primi a parlare e quelli che hanno il potere di accendere o spegnere sul nascere polemiche inutili, come nel nostro caso) sia per quel che riguarda il regolamento che per la “prassi”, ovvero per l’interpretazione data di alcune norme regolamentare da parte degli arbitri. Sì, perché il problema vero è questo: in Italia non si arbitra come in Germania, in Spagna o Inghilterra. Perché in certi paesi c’è il VAR e in altri no. E ci si è messa anche l’Uefa a creare ancora più confusione utilizzando il VAR in Champions League ma non nella prima fase di Europa League, creando quindi ancora di più un’Europa di Serie A e una di Serie B, con episodi clamorosi che potrebbero addirittura aver cambiato la sorte di alcune squadre. E visto che siamo nella Capitale, soprattutto quello di Roma e Lazio, citate in ordine di importanza dei casi in questione. E prima di affrontare il discorso su Lazio-Lecce, partiamo proprio dall’Europa League. Collum all’andata e Manzano al ritorno sono stati protagonisti di due sviste clamorose che avrebbero potuto cambiare l’esito delle partite e quindi il discorso qualificazione. All’Olimpico, Collum ha concesso un rigore inesistente a tempo scaduto al Borussia e dopo aver visto le immagini lo ha ammesso candidamente, ma la sua ammissione non ha cambiato il risultato finale. L’assistente di Manzano, invece, al Borussia Park non si è accorto che nell’azione che ha portato al gol dei tedeschi il pallone era uscito dal campo e il gol è stato convalidato. Con il VAR a disposizione, la Roma probabilmente avrebbe conquistato 4 punti nello scontro diretto con il Borussia, senza VAR ne ha conquistato 1 soltanto. La Lazio, invece, si è vista negare un rigore per un fallo di mano clamoroso (quanto quello visto grazie al VAR in Lazio-Lecce sul cross di Milinkovic) di un difensore del Celtic su tiro di Immobile e quell’errore di valutazione di Stieler sull’1-1 ha cambiato sia  l’esito dell’incontro che, probabilmente, anche quello del discorso qualificazione.  Con il VAR, non sarebbe successo…

Il VAR in Italia ce l’abbiamo, ma ogni settimana c’è qualcuno che protesta. Il gol annullato a Lapadula ha fatto discutere e farà discutere in eterno, perché c'è differenza tra quello che dice la regola e il modo in cui l'AIA ha deciso di interpretare quella regola per evitare di dover ribattere fino all'infinito i calci di rigore per "invasione" da parte dei giocatori delle due squadre.

L'AIA ha deciso che il rigore si ripete se il difendente trae vantaggio dall'essere entrato prima in area o se il portiere non sta con almeno un piede sulla linea nel momento in cui l'attaccante calcia. Si annulla il gol e si riparte con una punizione per la squadra difendente se a trarre vantaggio dall'ingresso in area (con i piedi o anche solo con una sola parte del corpo con cui per regolamento è possibile segnare...) è l'attaccante, come nel caso di Lapadula. E il fatto che alcuni difensori siano avanti rispetto a Lapadula, non lo rimette in gioco, perché la linea del fuorigioco si traccia al limite dell'area e vale solo per chi poi colpisce il pallone dopo la respinta del portiere, quindi solo per chi diventa ATTIVO nell’azione. Nel caso di Lazio-Lecce, quindi, Lapadula che stava dentro l'area con un piede e tutto il busto. Se a toccare il pallone sulla ribattuta di Strakosha fosse stato uno dei difendenti (ovvero uno dei giocatori della Lazio entrati in area come Lapadula prima che Babacar calciasse), a quel punto il VAR avrebbe avvertito Manganiello che il rigore era da ripetere...

Questa è la prassi adottata in Italia, l'interpretazione data dagli arbitri italiani al regolamento e spiegata da Rizzoli. Ma solo dopo che qualcuno, non conoscendo bene né la regola né la prassi, ha acceso l’incendio. Ma questa storia della prassi che scavalca la regola come è scritta, vale solo da noi. E già questo fa capire che così non si può più andare avanti... Per queste differenti interpretazioni e per il protocollo VAR scritto con i piedi, con in testa la norma che se c'è anche un minimo contatto in area tra difensore e attaccante: sì, perché se l'arbitro vedendo il contatto fischia o non fischia fallo, a quel punto il VAR non può intervenire, perché stando al protocollo il VAR non può stabilire l'entità del contatto valutata a velocità normale dall'arbitro. Ad esempio, quello su Lazzari a Firenze era rigore tutta la vita, ma per l'arbitro Caceres era entrato di spalla e visto che lui aveva valutato quel contatto come un normale contrasto di gioco, neanche davanti all'evidenza il VAR ha potuto fare nulla. Stesso discorso, a parti invertite, per il gol annullato alla Roma contro il Cagliari: Kalinic da dietro tocca il difensore, l’arbitro vede e dopo un’esitazione non indica il centrocampo (come se aspettasse un aiuto dall’alto) ma fischia il fallo dell’attaccante. A quel punto, il VAR non può intervenire e invocare l’intervento del VAR o chiedere all’arbitro di andare a rivedere l’azione, significa non conoscere il protocollo. E questa ignoranza del regolamento, unita alla prassi che supera la regola e ad un protocollo VAR che sembra scritto più per complicare che per semplificare le cose genera, chiaramente, casini e polemiche a non finire...

Ad esempio. Tutti hanno gridato allo scandalo domenica per l’annullamento del gol di Lapadula, ma nessuno a caldo si è ricordato che lo stesso identico episodio si era verificato, a parti invertite, in un’altra partita della Lazio di qualche settimana fa. A Firenze, sul 2-1 per la Lazio, al 7’ di recupero del secondo tempo, Dragowski respinge il rigore calciato da Caicedo, sul pallone arriva per primo Parolo che è entrato in area prima del tiro e a quel punto su indicazione del VAR Guida fischia la punizione a favore della Fiorentina. Stessa identica prassi adottata per Lazio-Lecce, ma nessun clamorose perché Parolo in quel caso non ha segnato e perché il risultato era già deciso.

Scrivo questo, perché servirebbe, oltre alla conoscenza del regolamento e della prassi, anche un pizzico di memoria, sia da parte di chi parla e scrive di calcio, sia da parte dei tifosi che vedono e ricordano solo quello che gli fa comodo. L’unica cosa certa, è che finché ci sarà spazio per interpretazioni  personali su falli di mano e spinte o situazioni borderline e fino a quando esisterà una prassi italiana che scavalca la regola, ci saranno polemiche

Per quel che riguarda il calcio di rigore, la mia idea (e so che sia la Fifa che l’Uefa stanno valutando questa possibilità)  per evitare qualsiasi tipo di interpretazione o di polemica, è che il rigore andrebbe tirato anche in partita come avviene per i rigori calciati dopo i supplementari, abolendo la differenza (sottile ma al tempo stesso sostanziale) tra calcio di rigore e tiro di rigore. Attaccante e portiere uno contro l'altro e gli altri giocatori delle due squadre schierati a centrocampo. Se l'attaccante segna si riparte da centrocampo, se il portiere para o respinge non esiste possibilità di ribattuta da parte di chi calcia e si riparte con il pallone nelle mani del portiere. È semplice, ma forse troppo per un mondo arbitrale che non vuole perdere potere e che anche in presenza del VAR cerca comunque di recitare un ruolo decisivo e, quindi, di potere assoluto.




Accadde oggi 13.12

1914 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Pro Roma 5-2
1942 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 0-5
1970 Foggia, stadio Pino Zaccheria - Foggia-Lazio 5-2
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 3-1
2009 Roma, Stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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