09 Novembre 2019

Il problema non è il burattino è Mangiafuoco
di Stefano Greco

Il post Lazio-Celtic è un film già visto, un must in 15 anni di situazioni che si ripropongono in modo ciclico, perché non si va mai alla radice del problema. Un qualcosa che si ripropone dopo ogni sconfitta pesante e dopo ogni traguardo fallito, ma che poi viene accantonato, chiuso a doppia mandata in un baule nascosto in soffitta dopo 2-3 vittorie. Perché in questo ambiente oramai succede così: si va a onde emotive, si cavalcano quelle dei successi come quelle tempestose che si creano dopo una sconfitta. Senza un briciolo di coerenza, senza memoria, senza prendere mai veramente coscienza della realtà! Il problema, è che ogni squadra viene costruita come vuole il “padrone”. Non proprio ad immagine e somiglianza di chi la modella, ma come vuole chi comanda: e, quindi, anche come decide Tare.

La gente chiede giustamente ai giocatori di “tirare fuori le palle”, chiede “personalità”: sono le richieste (legittime) di ogni tifoso a qualsiasi latitudine, ma non possono essere le richieste di un tifoso della Lazio. Non di chi ha vissuto questi 15 anni ad occhi aperti, semmai di chi in questi 15 anni ha vissuto in una realtà parallela ma assolutamente falsa, virtuale. I pochi giocatori di grande personalità, sono durati poco a Formello, perché davano fastidio, perché facevano ombra al “padrone” o perché erano difficili da gestire. I difetti (caratteriali) di questa squadra sono gli stessi che rinfacciavamo alla Lazio di Delio Rossi e a quella di Reja, di Petkovic o di Pioli. Una società forte, sceglie uomini veri e gente di grande personalità; una società in cui c'è uno che vuole apparire sempre e comunque e un altro che vuole sempre imporre il suo peso, sceglie mezzi uomini o gente che in cambio di un buon ingaggio o per amore della Lazio accetta qualsiasi cosa. Vale per i calciatori come per l'allenatore, sia ben chiaro. Quindi, gente con le palle come chiedono i tifosi alla Lazio non ne vedremo mai a queste latitudini. Rassegnatevi! Così è e così sarà fino a quando ci sarà Lotito alla guida della Lazio e Tare a comandare a Formello.

Uno come Paolo Di Canio, ad esempio, è stato allontanato appena possibile, perché la sua personalità era fastidiosa per qualcuno, anzi, addirittura pericolosa. È successo, lo abbiamo accettato, come abbiamo accettato l’epurazione di Keita, il veder andar via in quel modo De Vrij, così come qualcuno ha criticato Acerbi quando nelle dichiarazioni è andato oltre le solite frasi di circostanza. Abbiamo sempre accettato passivamente tutto, quindi ora non possiamo pretendere qualcosa di diverso, un qualcosa che non può mettere radici a Formello. Quindi, lo ripeto: quando si invocano “palle” e “personalità” bisogna ricordare Di Canio, oppure basta pensare a che fine hanno fatto tutti quelli che hanno avuto le “palle” per ribellarsi a Lotito o a Tare. Sono stati spazzati via, gli è stata fatta terra bruciata intorno in modo da rendere indolore o quasi la loro cacciata da Formello. Perché chi ha personalità, non può accettare quello che succede da anni a Formello: dalle promesse mai mantenute (alla squadra come ai tifosi…) ai bracci di ferro allucinanti per certi rinnovi di contratto, passando per altre situazioni assurde conosciute da tanti ma che restano confinate nel passaparola tra addetti ai lavori… e in quello tra tifosi che raccolgono le confessioni dei giocatori. Quindi è inutile sognare di rivedere la furia agonistica della banda del meno nove, oppure la rabbia della Lazio del primo scudetto: perché quelle erano squadre di uomini veri, di gente con una personalità straripante. Gente che oggi durerebbe poche settimane o pochi giorni a Formello. Provate a pensare ad un Chinaglia, un Petrelli o un Martini alle prese con Lotito, oppure provate ad immaginare Acerbis, Podavini o Fiorini che si fanno imbruttire in panchina come fece Tare con Zarate. Provate ad immaginare un Maestrelli che accetta qualsiasi cosa, oppure un Fascetti alle prese con un Tare che parla di tattica invadendo il campo, come ha fatto più di una volta in passato.

Mi viene da ridere se qualcuno ora se la prende con Inzaghi. Semmai si può discutere se Inzaghi abbia o no grande personalità, o se sappia reggere l’urto di una piazza come Roma che ha stritolato gente ben più navigata e con maggiore personalità quando le cose vanno male, ma non si può discutere se Inzaghi sia o no bravo o se sappia insegnare calcio. Perché in questi anni la Lazio ha giocato a calcio e ha dato (tra alti e bassi) spettacolo. E chiedere oggi la sua testa dopo ogni sconfitta è ridicolo, perché sarebbe appunto mettere una toppa, evitare per l’ennesima volta di affrontare la realtà e, soprattutto, evitare di puntare l’indice verso i veri responsabili di questa situazione. Perché sono Lotito e il suo braccio destro i primi responsabili di quello che succede, in modo ciclico, da anni: nel bene e nel male, chiaramente.

Perché il problema, come sempre, è che anche quest’anno si è costruita l’ennesima incompiuta, che si è fatto più fumo che arrosto, che si è spacciato per perfetto o per “difficilmente migliorabile” un qualcosa che era imperfetto anche agli occhi di chi non è esperto, di chi parla di pallone e non di calcio. Ma forse è proprio per questo è stato scelto Inzaghi, come prima sono stati scelti i Delio Rossi, i Ballardini, i Reja, i Petkovic e Pioli: perché sono allenatori che costano poco e quindi sono facilmente sacrificabili sull’altare in caso di mala parata. Inzaghi, quindi, altro non è che l’ennesima vittima sacrificale da immolare per dare al popolo un colpevole in caso di fallimento. Per questo si parla di Champions League come obiettivo minimo stagionale, come se fosse un qualcosa di scontato, quasi un atto dovuto con quell’organico messo a disposizione di Inzaghi.

La responsabilità di un eventuale fallimento, quindi, sarà solo di Inzaghi, non di chi ha costruito la squadra. “Gufi” a parte, s’intende, perché è chiaro a tutti che la responsabilità maggiore di quello che non va in casa Lazio è anche (se non soprattutto) nostra, di noi “gufi”: di quelli si rifiutano di omologarsi e di rassegnarsi a questa impossibilità di crescere, di chi ha il torto di non seguire la corrente o di cavalcare l’onda. Siamo noi per qualcuno i veri responsabili della mancata crescita della Lazio.

In estate ho sentito Lotito e Tare dire: “Dopo la Juventus la Lazio è quella che ha vinto di più”; “possiamo giocarcela con tutti”; “non è impossibile puntare allo scudetto imitando il Leicester”… Già, giochiamo contro tutti ma non è un caso se abbiamo vinto solo con le squadre che stanno nella parte destra della classifica. Ce la giochiamo con tutti, ma abbiamo perso contro la SPAL e siamo praticamente fuori dall’Europa League, dove abbiamo perso  6 delle ultime 7 partite. Certo, qualche volta ci si poteva accontentare di pareggiare invece di perdere tentando di vincere. Forse questa è l'unica cosa imputabile a Inzaghi. Ma Simone è uno che prova a giocare sempre e comunque e contro chiunque, perché solo così si costruisce una mentalità vincente. Quella che ha anche il Napoli che ora sta in crisi, ma che avendo in organico 6/7 grandi attaccanti prima o poi si risolleverà, anche grazie al gioco. Noi, invece, che cosa saremmo senza i gol di Ciro Immobile, l’unico che la butta dentro in questa squadra? E, a volte, come è successo giovedì sera, non basta neanche Immobile…

Quindi, o si prende finalmente e tutti coscienza della realtà, oppure si può cacciare senza problemi Inzaghi, ma con la consapevolezza che al suo posto arriverà un altro come lui, ovvero qualcuno disposto ad essere manovrato dallo stesso burattinaio. Questa è la realtà: il problema da noi non è mai il burattino di turno (senza offesa, è una metafora), ma Mangiafuoco che muove i fili dietro le quinte…




Accadde oggi 13.12

1914 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Pro Roma 5-2
1942 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 0-5
1970 Foggia, stadio Pino Zaccheria - Foggia-Lazio 5-2
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 3-1
2009 Roma, Stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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