08 Novembre 2019

Una sconfitta che deve far riflettere!
di Stefano Greco

Ci sono momenti in cui la rabbia e la delusione ti portano a sparare a zero, a rivoltare tutto, a buttare l’acqua sporca con dentro pure il bambino come recita un vecchio adagio popolare. In quei momenti, però, invece di esplodere bisogna respirare a fondo, tenere a bada le emozioni e provare a ragionare, a riflettere dividendo il buono dal cattivo o individuando difetti da correggere e, soprattutto, le responsabilità.

Come succede dopo ogni sconfitta, sul banco degli imputati è finito immediatamente Simone Inzaghi. La sua colpa è quella di aver schierato Vavro in difesa, Jony sulla fascia sinistra e Caicedo in attacco con Luis Alberto seduto per oltre un’ora in panchina. Certo, nessuno di questi ha brillato ieri, ma poi se uno va a guardare il primo gol (quello che ha rovinato la partita secondo me) lo abbiamo preso per una palla persa male da Milinkovic al limite dell’area e per un liscio di Acerbi. Il secondo gol, invece, è arrivato per un assist al contrario di Berisha (uno che meriterebbe un discorso a parte), spedito in campo per cambiare modulo e mettere la squadra con il 4-4-2. Uno potrebbe dire: “Ma perché proprio Berisha?”. La risposta è semplice: perché squalificato Cataldi era l’unico giocatore disponibile. E proprio in questa risposta è racchiuso il vero limite di questa Lazio, di una squadra che se giocano i titolari può vincere a San Siro e a Firenze, ma se qualcuno ha l’influenza, è squalificato o è infortunato il giocattolo non si rompe ma evidenzia subito qualche crepa, qualche difetto di fabbrica, di costruzione.

Secondo i contestatori, la colpa di Inzaghi è quella di far giocare i vari Vavro, Jony e Caicedo in una partita decisiva, da dentro o fuori, invece di fare il turnover magari contro il Lecce. La prima risposta che mi viene in mente è: ma secondo voi, la partita di domenica è più facile di quella di ieri sera? Secondo me no, soprattutto perché arriva alla fine di un ciclo terribile, sia per le tante partite ravvicinate che per l’importanza degli impegni. La seconda risposta è: ma che deve fare Inzaghi? O meglio, cosa poteva fare ieri sera? Leiva contro il Celtic camminava dopo gli sforzi fatti nelle ultime giornate di campionato, Luis Alberto non aveva mai tirato il fiato e Vavro lo può provare per il momento solo in Europa (dove ha già giocato) perché per il campionato italiano non è ancora pronto. Per quel che riguarda Jony, l'ha dovuto mettere per forza, perché Lulic dopo un quarto d'ora che era entrato stava già piegato in due prima di battere un fallo laterale. E Correa non stava bene, quindi Caicedo (rotto) era l'unica soluzione visto che Adekanye non è un'alternativa, ma una figurina messa lì nel reparto offensivo per riempire in qualche modo l'album in quel ruolo...

Che ci piaccia o no, la Lazio è questa e dopo 15 anni c’è sia poco da fare che poco da sperare che qualcosa cambi. Con o senza Inzaghi in panchina, perché l’alternativa non si chiama Mourinho o Allegri, ma Ventura, De Biasi o al massimo un giovane alla De Zerbi da lanciare, come è successo in precedenza con Delio Rossi, Petkovic, Pioli e lo stesso Inzaghi. Scommesse a basso costo, in panchina come per la campagna acquisti.

La Lazio è questa, una squadra senza continuità, né grande né piccola, né carne né pesce, in grado di vincere a Milano dopo 30 anni come di passare tre volte in vantaggio contro il Cluj e il Celtic e di perdere tutte e tre le volte per 2-1 nel finale. Perché come cala un attimo la concentrazione o come viene meno qualche pedina importante, escono fuori in modo lampante tutti i limiti di questa rosa. Anche caratteriali e di assenza di leadership. Perché, come ha detto il padrone della Lazio qualche settimana fa, purtroppo lui non è riuscito a trasmettere alla squadra il suo carattere battagliero, la sua mentalità vincente e, soprattutto, la sua umiltà… E qui, nonostante la rabbia, ci scappa pure un sorriso pensando alle balle che abbiamo sentito in questi 15 anni e a cui in molti hanno pure creduto o continuano a credere. Come la storia della Ferrari messa a disposizione di Inzaghi ma che si è ingolfata per colpa del guidatore…

Tornando seri, questa squadra più di quello che ha fatto e sta facendo non può fare. Perché il povero Immobile oltre a segnare un gol a partita non può fare, perché giocando tutte le partite Acerbi un errore lo può fare e una serata storta statisticamente ci può stare. Così come Luis Alberto ogni tanto deve poter tirare il fiato e pur essendo un mago con la palla tra i piedi non ci possiamo aspettare che tiri sempre fuori l’assist vincente dal cilindro come ha fatto domenica sera a San Siro.

Questa è la nostra realtà. Perché se ha difficoltà il Napoli a gestire le fatiche di tanti incontri ravvicinati con Ancelotti che si può permettere di far ruotare davanti Mertens, Insigne, Callejon, Lozano, Milik e Llorente, come pensiamo che possa fare miracoli Inzaghi che davanti ha a disposizione solo Immobile, Correa e Caicedo? E con questa rosa, tutti chiedono e quasi pretendono che Inzaghi vada avanti in Europa e che agganci il quarto posto, finendo magari davanti all’Atalanta che se si rompe Zapata mette Muriel al centro dell’attacco. Provate ad immaginare cosa sarebbe stata la Lazio in questo avvio di stagione se Inzaghi avesse avuto la stessa lista di infortunati della Roma, oppure se come Maran avesse dovuto fare a meno all’inizio del campionato a Strakosha e Immobile come il Cagliari ha perso Cragno e Pavoletti. Provate ad immaginare dove sarebbe la Lazio oggi senza i gol di Ciro e con Caicedo al centro dell’attacco.

Purtroppo la coperta è corta. Lo è da anni e non c’è nessuna volontà di sostituirla con un bel piumone in grado di proteggere tutto il corpo. È questo il vero limite di questa squadra. È questo il vero limite di questa gestione, mascherato da anni dai proclami e dall’atteggiamento strafottente del “padrone” e, anche di chi costruisce la squadra. Uno che non si sa per quale motivo non finisce mai nel mirino della critica: neanche se toppa per l’ennesima volta l’acquisto di un centrale difensivo, neanche se spende quasi 25 milioni di euro per Marusic, Durmisi e Berisha, nemmeno se spaccia per giocatori veri gente come Adekanye e Jony: un ragazzino che la Premier League l’ha vista in cartolina e uno che nella passata stagione militava nella Serie B spagnola e che a campionato in corso ha toccato l’apice della sua carriera passando all’Alaves, squadra di medi bassa classifica della Liga.

Il limite della Lazio è quello di una società che allunga i contratti a giocatori inutili che poi restano sul groppone e non riesce a farlo con giocatori che potrebbero fare la differenza e che invece vanno via a costo zero oppure con strani giri che servono solo a sistemare i bilanci con finte plusvalenze. Keita non è un fenomeno, ma in una stagione al fianco di Immobile ha segnato 16 gol in campionato, mentre Caicedo è arrivato a 12 in due anni e mezzo. De Vrij sarà un mercenario, ma pensate a cosa potrebbe essere la difesa della Lazio con l’olandese al fianco di Acerbi. Pensate cosa potrebbe fare Inzaghi con alternative vere in ogni ruolo.

Chiudo con il pubblico. È vero, il tifoso laziale è cambiato e mette tristezza l’idea di giocare quasi in campo neutro all’Olimpico partite come quella di ieri o come quella dello scorso con l’Eintracht Francoforte, perché i tifosi ospiti sono pari o addirittura più di quelli laziali. Non va bene, ma è anche vera che la gente laziale si è stancata. Il tifoso oramai è trattato come un cliente e come tale oramai si comporta. Questo hanno voluto (in primis il padrone della Lazio) e questo stanno ottenendo... Tu fai una squadra vera, dimostra veramente di voler crescere e di dar corpo con i fatti alle ambizioni a parole e, a quel punto, se la gente non risponde, allora uno se la può prendere con i tifosi. Ma qui sono anni che qualcuno si mette sul pulpito e senza mai ammettere un errore lancia proclami come un novello ducetto ma da avanspettacolo...

Io parlo per me, perché secondo me nessuno si può permettere di giudicare le scelte altrui. Ho 57 anni e fino al 2009 avevo 42 anni consecutivi di stadio. E ad oggi ne avrei 52 consecutivi. Invece sto da anni a casa e non perché non sono più laziale, nemmeno perché ho il palato fine o ancora in bocca il sapore del caviale dei tempi cragnottiani, visto che quella maglia l'ho vista indossare a Piga, Piraccini, Capocchiano e altri giocatori che mi mette solo tristezza nominare. Ma i presidenti di quegli anni bui facevano quello che potevano per costruire di tasca loro una squadra in grado di restare a galla. Non avevano 80 milioni di euro all’anno garantiti dai diritti tv e vivevano solo di quello che portavano nelle casse della società i tifosi e per questo motivo non li potevano prendere in giro, non li offendevano in continuazione e non minacciavano chiunque osi contestasse di farlo incarcerare. Questo modo di fare (unito alle difficoltà sempre maggiori nell’acquistare i biglietti, nel poter andare allo stadio in giorni feriali e in orari impossibili, ai parcheggi che non esistono più e mille altri motivi) hanno portato a questo stato di cose.

Questa società, purtroppo,  non ha nulla di laziale in chi la gestisce e riesce a svilire anche figure come quelle di inzaghi e Peruzzi. Non c'è volontà di crescere e se domenica fino alle 18 battendo il Lecce possiamo salire al terzo posto in classifica, siamo contenti ma sappiamo anche che quel piazzamento provvisorio conta quanto un due di coppe quando briscola è denari: perché i cavalli buoni si vedono all'arrivo e noi, come cavalli, da anni “rompiamo” sempre sul rettilineo di arrivo perché abbiamo un’ottima squadra titolare ma il vuoto o quasi dietro. È successo con Reja, è successo con Petkovic e la storia si è ripetuta anche con Pioli e Inzaghi. Siamo stati addirittura primi, secondi, terzi, ma la Champions League alla fine la vediamo con il binocolo. Succede da anni e ripensando a ieri sera forse è meglio così. Perché come possiamo pensare di andare a giocare al Bernabeu, al Nou Camp o al Parco dei Principi o a Manchester con Felipe Caicedo centravanti se Immobile è squalificato o gli viene un raffreddore?

Invece, il tifoso sente parlare di Ferrari ingolfata, di Lazio squadra più vincente dopo la Juventus e tutti questi proclami fatti per beatificare se stesso e per mettere in difficoltà chi, come Inzaghi, questa squadra la deve guidare giornalmente e sa benissimo che tutte queste potenzialità non ci sono se è costretto a far giocare sempre gli stessi uomini, perché se come ieri ne togli anche solo 2 o 3 il rendimento cala in modo pauroso.

Potrei andare avanti altre 3 o 4 pagine riflettendo a mente fredda su quello che è successo ieri, su quello che succede da anni. Ma credo che possa bastare se si vuole ragionare veramente e seriamente su cosa è oggi la Lazio e su quali sono le prospettive. Perché possiamo anche cacciare scaricando su di lui tutte le colpe (anche quelle che non ha), ma se lo facciamo dobbiamo anche tener presente che dietro l’angolo non ci sono né un Mourinho né un Allegri, ma semmai un Ventura, un De Biasi, oppure un giovane come De Zerbi, ovvero una scommessa come lo è stato Inzaghi 4 anni fa e tutti quelli che sono arrivati prima di lui. E non uno alla Conte che mette pubblicamente sotto accusa la società per le promesse non mantenute e per il mercato non all’altezza. Perché Conte se lo può permettere, chi lavora per Lotito e Tare, no…




Accadde oggi 20.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax 1-1
1927 Roma, campo Rondinella - Lazio-Milano 3-1
1932 Torino, stadio di Corso Marsiglia - Juventus-Lazio 4-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Triestina 2-0
1977 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Torino, stadio Comunale - Torino-Lazio 4-0
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Verona 3-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Padova 5-1
2005 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 2-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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