07 Novembre 2019

Servirebbe una notte come questa...
di Stefano Greco

BENVENUTI ALL'INFERNO... Sì, potrebbe essere questa la didascalia di questa foto d'altri tempi, dell'immagine di uno Stadio Olimpico che si riempiva fino all'inverosimile per una notte di grande calcio vissuta in un'annata in cui la squadra camminava sul filo, sospesa tra la speranza di restare in Serie B e l'incubo di scivolare in Serie C a causa di quel fardello di 9 punti di penalizzazione.

Sono passati 32 anni da quella notte, da quel Lazio-Juventus di Coppa Italia e da quella scenografia che ha fatto epoca, con centinaia di torce che hanno illuminato a giorno lo stadio: un’immagine da inferno dantesco impossibile da dimenticare e, purtroppo, impossibile da replicare con le norme che stanno trasformando oggi le partite di calcio in uno spettacolo teatrale o da opera. Anzi, anche peggio, perché a teatro alla prima della Scala il pubblico può ancora contestare ferocemente e addirittura lanciare ortaggi se non gradisce lo spettacolo, mentre se provate a fischiare i giocatori avversari (sia mai di colore) o a lanciare qualcosa in campo oggi all’Olimpico scatta automatico il Daspo.

Servirebbe una notte come quella di 32 anni e mezzo fa oggi per aiutare la squadra a battere i Celtic Glasgow per tenere aperte le porte dell’Europa. Servirebbero 11 leoni come quelli che ruggirono e aggredirono gli avversari in campo (in tutti i sensi) il 7 novembre del 1973, consentendo alla Lazio di arrivare ad un passo dalla clamorosa impresa mai riuscita a nessuno di ribaltare un 4-0 subito all’andata. Quella Banda Maestrelli contro l’Ipswich arrivò ad un passo dall’impresa e fu frenata da un arbitro che si presentò in campo ubriaco e ne combinò di tutti i colori. L’augurio è che il tedesco Tobias Stieler e i suoi collaboratori arrivino all’Olimpico sobri e che non influiscano assolutamente sull’esisto dell’incontro, perché la tensione per questo Lazio-Celtic è già alta e non serve qualcuno che sparga ulteriore benzina su un fuoco acceso da settimane e che per un nonnulla potrebbe tramutarsi in un vero e proprio incendio. E quello che è successo nella notte lo conferma, con due tifosi scozzesi accoltellati dalle parti di Via Nazionale, non si sa bena ancora da chi ma per tutti i media da un gruppo di Ultras laziali. Non ci sono prove, nessuno è stato arrestato o fermato, ma il verdetto della giuria mediatica è stato già emesso. E il resto della giornata non promette nulla di buono dopo quello che è successo al Celtic Park due settimane fa, dopo quella scenografia messa su dai tifosi scozzesi che è stata, quella sì, una molotov lanciata sui un deposito di fusti di carburante.

Servirebbe una notte da grande Lazio, come quelle di marassi, di Firenze o come quella di domenica sera a Milano per abbattere il muro scozzese, per rispedire a casa con 3 gol sul groppone una squadra che è tanto pericolosa quando gioca in casa quanto è fragile quando gioca in trasferta, nonostante il seguito di quasi 8000 tifosi. Ma il problema è sempre lo stesso: quale Lazio vedremo stasera? Quella svogliata e distratta di Cluj, di Ferrara o del primo tempo con l’Atalanta o del secondo di Glasgow, oppure la squadra in grado di aggredire la partita e di chiudere subito la pratica come ha fatto a Marassi oppure all’Olimpico contro Parma, Torino e Genoa? Come sempre dipende da noi, dalla voglia e dalla cattiveria con cui questa squadra affronterà l’impegno. Perché la testa conta più dell’assenza di Correa o della presenza di Vavro al centro della difesa o di Jony sulla fascia sinistra che preoccupa tanti tifosi. Perché se c’è la testa giusta, allora questa sera non c’è storia, perché questa Lazio è nettamente più forte dei Celtic Glasgow, superiore in tutto e in ogni reparto del campo alla squadra di Lennon che non è finita KO già all’andata solo perché la Lazio dopo aver mandato al tappeto una prima volta l’avversario ha pensato di aver già chiuso la pratica e invece che assestare il colpo del KO ha pensato solo a conservare il vantaggio per vincere ai punti. Ed è stata punita per quell’errore e per quelli individuali commessi in campo in occasione di quel gol del 2-1 che ci ha messo con le spalle al muro dopo quei tre punti gettati al vento nella prima partita in Romania contro il Cluj.

La Lazio poteva chiudere il gironcino d’andata con 9 punti, ne ha raccolti solo 3 ed ora è costretta a vincere sempre. O comunque le sfide contro Celtic e Cluj all’Olimpico per assicurarsi il vantaggio nello scontro diretto in caso di arrivo a pari punti. È fattibile, dovrebbe essere quasi facile per una squadra che ha dimostrato di essere in salute, ma questa Lazio è come un uovo di Pasqua, non sai mai quale sorpresa puoi trovare all’interno. Dipende da noi, dipende molto da Immobile che avrà sulle spalle tutto il peso dell’attacco. Ma dipende anche dall’umore di Milinkovic Savic, perché questo ragazzo se gioca come sa e come ha dimostrato di poter giocare con continuità due stagioni fa, è uno che può spaccare in due qualsiasi partita, perché fisicamente e tecnicamente è inarrestabile se decide di giocare. Insomma, la differenza sta tutta in quel SE, che vale per Milinkovic come per l’approccio mentale all’evento da parte del resto della squadra. Un SE che fa tutta la differenza del mondo quando si parla di questa Lazio da dottor Jekyll e mister Hyde.




Accadde oggi 20.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax 1-1
1927 Roma, campo Rondinella - Lazio-Milano 3-1
1932 Torino, stadio di Corso Marsiglia - Juventus-Lazio 4-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Triestina 2-0
1977 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Torino, stadio Comunale - Torino-Lazio 4-0
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Verona 3-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Padova 5-1
2005 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 2-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

7,679 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,21
Variazione del -0,33%