06 Novembre 2019

Razzismo sì, razzismo no, razzismo forse...
di Stefano Greco

Quello del razzismo è un terreno decisamente scivoloso, perché se si è politically correct si rischia di scivolare verso il falso buonismo di facciata, mentre se si è politically scorrect e si dicono cose vere che non fanno piacere alla massa il rischio che si corre è quello di essere additati subito come razzisti, come fascisti o come xenofobi. Vale per le questioni quotidiane (immigrazione, emergenza sociale e sicurezza) con cui siamo costretti a fare i conti da anni e che portano valanghe di voti a chi parla alla pancia della gente (soprattutto alle classi sociali medio-basse, quelle che subiscono i disagi maggiori di questa emergenza…), come vale per lo sport e in modo particolare per il calcio, dove il pugno di ferro di Fifa, Uefa e Federcalcio (ma anche di una certa stampa, tifosa sia quando scrive di calcio che di politica…) vale per qualcuno sì e per qualcuno no. E la dimostrazione lampante l’abbiamo avuta con l’eco mediatico che hanno avuto i fatti di questo weekend: il silenzio quasi assordante su quello che è successo all’Olimpico a Roma-Napoli e il casino scatenato dalla reazione (come sempre oltre le righe) di Balotelli a Verona.

Sia ben chiaro, non scrivo per attaccare la Roma o i tifosi della Roma e neanche per difendere il Verona e i suoi tifosi, ma solo per evidenziare come per l’ennesima volta si usino due pesi e due misure: in Italia come all’estero. E visto che ci riguarda direttamente, parto proprio da quella Curva Nord che domani resterà chiusa in occasione di Lazio-Celtic Glasgow. La mannaia dell’Uefa è calata impietosa sulla Lazio anche se come avevo scritto dopo quei fatti di Lazio-Rennes c’erano tutti i presupposti per fare ricorso contro quella sanzione e vincere…

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La Lazio ha preferito evitare lo scontro con l’Uefa e puntare l’indice contro i tifosi usando il pugno duro per raccogliere applausi e consensi dalla platea mediatica. Non discuto la scelta, non assolvo chi è finito nel mirino per aver cantato quella canzone a braccio teso, ma mi chiedo: se la politica deve restare fuori dagli stadi, tutti gli stadi, perché nessuno ha avuto nulla a che ridire sulla scenografia messa in scena una settimana fa al Celtic Park dai tifosi di casa? Immagini di gente impiccata a testa in giù che ricordavano tanto scene da piazzale Loreto e il tutto condito dall’esposizione di stelle a cinque punte in stile Brigate Rosse. Delle due una: o i commissari Uefa di Glasgow erano sbronzi o ciechi, oppure siamo davanti ad un classico casi di due pesi e due misure, uno dei tanti in stile Uefa. Morale della favola, la Lazio domani gioca con la Curva chiusa e i Celtic Glasgow per quella scenografia (macabra, politica e completamente fuori luogo) non hanno ricevuto nemmeno il “buffetto” di una multa da parte dell’Uefa, ma solo l'apertura di un fascicolo e l'iter si chiuderà a prima fase conclusa. E questo modo di fare crea un problema serio, perché un sistema è credibile se usa lo stesso metro di giudizio, altrimenti se si usano i due pesi e due misure il sistema non solo perde di credibilità, ma insinua nella mente della gente che quelle regole servano solo per colpire e danneggiare in modo quasi scientifico qualcuno a vantaggio di altri. E questo porta rabbia e la rabbia non è una medicina, ma un virus letale che non solo non guarisce la malattia, ma porta alla morte del sistema e della sua credibilità quando porta avanti questioni sacrosante come la lotta al razzismo e all’invasione della politica negli stadi.

Risultato, la rabbia del mondo Lazio per quella Curva chiusa monta di giorno in giorno e dopo quella scenografia politica e gli striscioni offensivi (anche quelli non puniti, chiaramente…) la tensione in vista dell’arrivo di quasi 9000 tifosi scozzesi è altissima e percepita da tutti, al punto che i Celtic Glasgow hanno compilato e pubblicato un volantino che è una sorta dei vademecum con tutte le cose da non fare per i tifosi che seguiranno la squadra nella trasferta di Roma. Insomma, grazie ai due pesi e due misure non solo non si è risolto un problema, ma è stata avvicinata una autobotte piena di benzina ad un palazzo in fiamme. GENIALE

E veniamo ai fatti del weekend italiano. Sabato, Rocchi ferma una prima volta la partita perché dalla Curva Sud partono cori pensanti verso Napoli città (i soliti…) e anche dei BUUUU indirizzati a Kalidou Koulibaly, bersagliato ogni volta che tocca palla. L’arbitro fa fare l’annuncio di prassi allo speaker, annuncio che viene accolto con un boato di fischi e a cui fanno seguito cori ancora più forti dei precedenti (perché ai pochi urlatori di prima si aggiungono altri tifosi…), tanto che Rocchi si vede costretto a prendere nuovamente in mano il pallone e minaccia di sospendere la partita. A quel punto, dopo aver parlato con i giocatori in campo e soprattutto con Dzeko, il capitano della Roma comincia ad agitare le braccia verso la Curva Sud per incitare i tifosi e a quel punto scatta il boato. Insomma, Dzeko non fa segno di smetterla, chiede solo l’applauso e l’incitamento e da referto questo basta al Giudice Sportivo per liquidare la questione con una diffida e 30.000 euro di multa. Insomma, per una partita sospesa per ben due volte per cori razzisti e di discriminazione razziale, la sanzione è 30.000 euro di multa e un silenzio mediatico quasi assordante nel post partita. Nessun titolone sui giornali, nessuna intervista ai capi della Curva Sud, niente gogna mediatica e al massimo qualche breve nota. Insomma, questione liquidata e vicenda sotterrata.

A Verona, domenica, 20-30 tifosi insultano Balotelli (risulta questo anche dai filmati e dalle prove audio), l’arbitro non ferma neanche la partita ma esplode la bomba perché Balotelli perde la testa (ad usual…) e scaglia il pallone verso la Curva e con la sua reazione costringe l’arbitro a fermare la partita ma, soprattutto, rischia di scatenare il finimondo, perché chi conosce bene le rivalità calcistiche sa benissimo che quella tra Verona e Brescia è una partita da bollino rosso acceso. Da sempre. È risaputo e se anche qualcuno avesse la memoria corta basterebbe fare una piccola ricerca su Internet per trovare tutti i precedenti.

Sia ben chiaro, qui nessuno ce l’ha con Balotelli (anche se certi suoi atteggiamenti in campo e nel suo modo di usare i social andrebbero stigmatizzati), nessuno fa finta che non esista un problema razzismo in Italia (e di conseguenza dentro gli stadi), nessuno difende chi insulta i giocatori per il colore della loro pelle e nessuno sostiene che non si debba usare il pugno di ferro per combattere questo malcostume dilagante, ma sorge spontanea una domanda: Balotelli merita più attenzione mediatica perché è più nero di Koulibaly o di Lukaku (bersagliato a Cagliari), oppure sparare su Verona e sui tifosi veronesi (lì è nata la prima Lega, la Liga Veneta, ed il capo delle Brigate Gialloblù è un esponente di Forza Nuova…) è più facile, più politicamente corretto e puntare i riflettori sul Bentegodi serve anche per distogliere l’attenzione da quello che era successo il giorno prima all’Olimpico e che era successo anche in altre occasioni nel silenzio generale?

Perché è questo che non funziona, l’usare due pesi e due misure. Possibile che si chiuda una Curva perché i tifosi hanno cantato una canzone spacciata per fascista e che fascista non è (Avanti ragazzi di Buda è un inno alla lotta per la libertà e non ha nulla a che fare con il fascismo…) considerando la Lazio responsabile oggettiva del comportamento dei suoi tifosi, ma che l’Uefa non dia nessuna sanzione ad una società responsabile oggettivamente del comportamento dei suoi tifosi che davanti allo stadio attaccano i tifosi avversari, uno dei quali finisce in coma e resta invalido a vita? Eppure quei tifosi sono stati identificati, arrestati e condannati, ma per l’Uefa è come se non fosse successo nulla prima di Liverpool-Roma. Come può essere credibile agli occhi della gente un sistema che agisce in questo modo? La risposta è semplice: NESSUNA! E senza credibilità, non si combatte e non si vince nessuna battaglia. E non solo non si cambiano le cose, ma si incancrenisce una situazione e un sistema già di per sé malato. Ma questo non lo capiranno mai. O, forse, non gli interessa capirlo…




Accadde oggi 20.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax 1-1
1927 Roma, campo Rondinella - Lazio-Milano 3-1
1932 Torino, stadio di Corso Marsiglia - Juventus-Lazio 4-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Triestina 2-0
1977 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Torino, stadio Comunale - Torino-Lazio 4-0
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Verona 3-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Padova 5-1
2005 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 2-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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