04 Novembre 2019

Luci a San Siro, FINALMENTE!!!!
di Stefano Greco

È difficile spiegare le sensazioni provate ieri sera dal gol di Correa al triplice fischio finale di Calvarese, perché in quei 12 minuti ho avuto la sensazione di aver rivisto a velocità folle il film degli ultimi 30 anni della mia vita: 362 mesi, 11.018 giorni, 264.432 ore di vita, di gioie e dolori, di nuove vite sbocciate e di tante interrotte, spesso e volentieri in modo brusco.

Il questi tre decenni passati tra quell’autogol di Maldini e la rete di Correa. È cambiata la mia vita, come quella di tutti noi. Il giorno dell’ultimo successo biancocelesti in casa del Milan in campionato c’erano ancora due germanie divise da un muro, c’era la Jugoslavia di Tito, c’era l’Unione Sovietica guidata da Gorbaciov, Lech Walesa faceva ancora il sindacalista, Berlusconi era solo il presidente del Milan, Ciriaco De Mita guidava la Democrazia Cristiana, Bettino Craxi non era più primo ministro da poco ma guidava il PSI e la Lega Lombarda era appena entrata per la prima volta in Parlamento conquistando un seggio alla Camera e uno (Bossi) al Senato. C’erano Cossiga Presidente della Repubblica e Karol Wojtyla era il 264° papa alla guida della chiesa cattolica, l’Ungheria aveva appena aperto la frontiera con l'Austria, creando così il primo varco nella cortina di ferro per lasciar passare chi fuggiva dalla DDR per entrare in Germania Ovest e io ero un ragazzo di 27 anni che stava per diventare professionista e che quell’estate aveva assistito a Venezia ad uno dei concerti più belli della storia: quello fatto dai Pink Floyd in un palco montato sulla laguna di fronte a piazza San Marco, davanti a 200.000 persone sparse tra terraferma, gondole e barche di fortuna affittate per stare il più possibile vicino al palco.

Un altro mondo, un’altra Lazio. Eravamo tornati da poco più di un anno in Serie A, non avevamo ancora smaltito fatiche ed emozioni di quell’anno del -9, sognavamo un giorno di poter veder giocare nuovamente la Lazio tornare a giocare in Europa e non sapevamo che quel manager rampante che era stato appena nominato amministratore delegato di Enimont da lì a poco sarebbe entrato come un ciclone nel mondo del calcio cambiando la storia del calcio italiano e, soprattutto, la storia della Lazio.

Ieri sera ho ripensato a Gian Marco Calleri, a Beppe Materazzi che stava su quella panchina biancoceleste, a Paoletto Di Canio che aveva un casco di capelli neri in testa e stava giocando la seconda stagione da titolare con la maglia della Lazio: doveva essere l’inizio di una grande avventura, invece si sta consumando l’ultimo atto di una storia destinata a chiudersi da lì a pochi mesi e che si sarebbe riaperta 14 anni dopo. Vedendo ieri sera Paolo Di Canio sorridente che da allenatore/opinionista parlava con Simone Inzaghi, che l’ultima volta che la Lazio aveva vinto a San Siro aveva appena iniziato a tirare calcio ad un pallone negli Allevi di una squadretta di Piacenza, ho capito veramente come siano volati questi 30 anni, come siano scesi a velocità folle i granelli di sabbia contenuti all’interno di quella clessidra che segna il nostro passaggio su questa Terra.

Lo so, tutto questo c’entra poco o niente con il calcio e con la vittoria di ieri sera a San Siro, ma dà l’idea della portata di questa vittoria. Basta pensare a quanti laziali hanno visto ieri sera vincere per la prima volta la Lazio in casa del Milan in campionato, ragazzi che oggi magari sono da poco padri e che quel 3 settembre del 1989 erano bambini di pochi mesi o che addirittura non erano nati. Ieri sera abbiamo assistito ad un qualcosa destinato ad entrare nella storia, abbiamo gioito come pazzi anche se sotto le luci di San Siro abbiamo visto per l’ennesima volta pregi e difetti di questa Lazio, il grande potenziale di questo gruppo ma anche i limiti di questa rosa lasciata incompleta dall’ennesimo mercato “monco”, da poteri ma non voglio.

Se Luis Alberto non avesse fatto l’ennesima magia lanciando Correa verso la storia, oggi in molti avrebbero crocifisso per l’ennesima volta Inzaghi per aver tolto dal campo anzitempo Ciro Immobile e Milinkovic Savic, senza rendersi conto che è stato costretto a farlo perché la coperta è perennemente corta e lui deve usare il bilancino per utilizzare e preservare i giocatori più importanti, quelli chiamati a fare la differenza. Immobile gli serve come il pane giovedì sera contro i Celtic Glasgow in una partita da vincere a tutti i costi per non uscire dall’Europa e gli serve ancora di più domenica contro il Lecce perché con l’infortunio di Caicedo gli sono rimasti solo Correa e Ciro lì davanti come punte vere e quindi ha fatto benissimo a preservare Immobile. Come ha fatto bene a togliere Milinkovic che era ammonito e per l’ennesima volta non stava dando l’impressione di poter fare la differenza. Ma se la Lazio non avesse vinto o, addirittura avesse perso, apriti cielo…

Oggi sarebbero rispuntati come funghi i contestatori, quelli che accusano Inzaghi di essere il vero freno alle ambizioni della Lazio (e non il valore aggiunto che è da 4 anni…), quelli che sostengono che non possiamo fare il 3-5-2, quelli che fino ad un paio di giorni fa dicevano che Lazzari è un acquisto inutile e che su quella fascia è molto più utile Marusic, oppure quelli che fino a qualche settimana fa volevano firmare petizioni per spedire in panchina Immobile e consegnare la maglia da titolare a Caicedo. Gente che 30 anni non avrebbe avuto voce in capitolo, mentre oggi “opiniona” sui social o addirittura in radio e non si sa a quale titolo.

Oggi siamo svegliati tutti con il sorriso, disposti a farci andare bene tutto anche quel “vaffa” urlato da Lotito inquadrato dalle telecamere dopo il gol di Correa, perché quel “vaffa” ce l’avevamo dentro tutti da 30 anni e ieri sera quando abbiamo visto “El tucu” volare solo verso Donnarumma abbiamo trattenuto il fiato e poi lo abbiamo urlato al cielo in modo liberatorio. È stato difficile addormentarsi ieri sera per l’adrenalina accumulata ed è stato bellissimo svegliarsi questa mattina con le immagini ancora stampate nella mente di quell’esultanza, di quegli abbracci, di quelle luci di San Siro che hanno illuminato, finalmente, una Lazio uscita dal campo del Milan festante. Forse con quel successo di ieri sera a Milano non è cambiato il destino di questa squadra o forse quel gol ha cambiato il corso degli eventi. Questo lo sapremo soltanto a maggio. Ma, intanto, oggi ci godiamo questi 3 punti, l’aggancio a quel quarto posto che solo un mese fa sembrava lontanissimo e la gioia per una vittoria attesa 30 ANNI, 362 mesi, 11.018 giorni, 264.432 ore…E oggi è ancora più bello del solito essere laziali!




Accadde oggi 20.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax 1-1
1927 Roma, campo Rondinella - Lazio-Milano 3-1
1932 Torino, stadio di Corso Marsiglia - Juventus-Lazio 4-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Triestina 2-0
1977 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Torino, stadio Comunale - Torino-Lazio 4-0
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Verona 3-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Padova 5-1
2005 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 2-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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