03 Novembre 2019

"Vincere è l'unica opzione"!
di Stefano Greco

“Ho ricevuto gli ordini dall’alto!  Domani dobbiamo usare tutte le armi che abbiamo a disposizione per espugnare San Siro. Vincere è l’unica opzione”. #Sergente

Una foto postata con il saluto militare e un messaggio esplicito che in poche ore ha raccolto quasi 60.000 like. Così, tramite il suo account su Instagram, Sergej Milinkovic Savic ha lanciato l’assalto al fortino di San Siro, da conquistare questa sera per abbattere l’ultimo tabù, per scacciare quell’incubo che tormenta la Lazio e tutti i laziali da 30 anni. Sì, perché nel periodo più glorioso della sua ultracentenaria storia, molti dei sogni di gloria della Lazio si sono infranti (o hanno rischiato di andare in frantumi) proprio dentro quello stadio tinto di rossonero, in quel fortino che in campionato non riusciamo a violare dal 3 settembre del 1989, quando con Beppe Materazzi in panchina e un giovanissimo Paolo Di Canio falso centravanti la Lazio riuscì a vincere per l’ultima volta in casa del Milan. E non era il Milan di oggi, ma l’armata invincibile guidata in panchina da Arrigo Sacchi e in campo dal trio olandese, anche se quel giorno in campo c’era solo Rijkaard e Gullit e Van Basten stavano in tribuna.

Già, perché quella piccola Lazio che l’anno prima si era salvata all’ultimo respiro pareggiando ad Ascoli, non era considerata un avversario pericolo per quello squadrone che aveva appena vinto dopo 20 anni di digiuno la Coppa dei Campioni e che stava per aprire il ciclo più vincente della sua storia. Eppure, quella Lazietta riuscì a fare il colpaccio grazie ad un autogol di Paolo Maldini e ad una difesa quasi commovente di quel piccolo vantaggio conquistato alla fine del primo tempo, in una domenica consegnata tristemente alla storia per la morte in un incidente avvenuto in Polonia di Gaetano Scirea.

Quando la Lazio ha vinto per l’ultima volta a San Siro contro il Milan in campionato non esistevano i telefoni cellulari e internet, l’uomo sognava ancora di mandare una sonda su Marte, le vetture elettriche erano considerate roba da film di fantascienza e la Lazio in bacheca aveva appena due trofei: la Coppa Italia vinta nel 1958 e lo scudetto conquistato nel 1974. E la squadra appena da poco riconquistato un posto sul palcoscenico della Serie A, alla fine del decennio più terribile e travagliato della sua storia.

È cambiato completamente il mondo in questi 30 anni come è cambiata la Lazio che vincendo a dicembre la Supercoppa a Riad staccherebbe definitivamente la Roma per trofei conquistati. Un qualcosa di impensabile alla fine di quegli anni 80. Come era impensabile che quella del 3 settembre del 1989 sarebbe stata l’ultima vittoria in quel teatro di San Siro colorato di rossonero. Ma la vita è strana e il calcio lo è ancora di più, al punto da risultare materia misteriosa sia per chi la studia che per chi la insegna o cerca comunque di trovare un filo di logica in quel pallone che rotola sul campo. Abbiamo vinto a Torino contro la Juventus più forte di tutti i tempi, ma è riuscita a perdere anche nella passata stagione contro uno dei Milan più scarsi degli ultimi 30 anni, in quella serata che verrà ricordato solo per la sceneggiata messa in scena a fine partita da Bakayoko e da Kessie, con quella maglia donata da Acerbi a fine partita in segno distensivo dopo le polemiche della vigilia ma esposto dal duo di colore del Milan come una sorta di trofeo sotto la Curva milanista. E qui si potrebbe aprire un lungo discorso sui due pesi e due misure adottati dal sistema-calcio in Italia, basta pensare a quel turno di squalifica inflitto a Vavro e la semplice multa comminata dal Giudice Sportivo a Bakayoko e Kessie per quella scenda decisamente più provocatoria e offensiva verso Acerbi, la Lazio e i suoi tifosi. Ma che ci piaccia o no è così che vanno le cose nell’ex Belpaese. Nel calcio come nella vita di tutti i giorni.

Tornando alla partita di questa sera, dopo la vittoria della Roma sul Napoli e considerando che c’è lo scontro diretto tra Atalanta e Cagliari, vincere a San Siro diventa fondamentale per dar copro alle speranze di poter lottare per il quarto posto, approfittando anche dei problemi di un Milan che ha vinto sì giovedì contro la SPAL ma senza dare grandissimi segnali di ripresa, nonostante l’arrivo di Pioli sulla panchina rossonera. Il calendario ci offre su un vassoio d’argento una grandissima occasione per spiccare il volo e per chiudere nel migliore dei modi questo ciclo di fuoco, visto che l’ultimo avversario da affrontare all’Olimpico prima della sosta si chiama Lecce. Ma prima di tirare il fiato, ci sono due sfide da vincere a tutti i costi per cambiare il volto alla stagione della Lazio, sia in campionato che in Europa League: il Milan stasera e il ritorno con i Celtic Glasgow giovedì all’Olimpico.

Servono due vittorie, quindi quel messaggio postato da Milinkovic Savic su Instagram ci sta tutto e dimostra che anche i giocatori hanno capito l’importanza del momento e che questa squadra si trova davanti all’ennesimo bivio: vincere abbattendo il tabù e volare, oppure rimandare per l’ennesima volta l’appuntamento con la vittoria a San Siro e con i sogni di gloria. Sì, perché come ha scritto Milinkovic Savic: VINCERE È L’UNICA OPZIONE…




Accadde oggi 20.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax 1-1
1927 Roma, campo Rondinella - Lazio-Milano 3-1
1932 Torino, stadio di Corso Marsiglia - Juventus-Lazio 4-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Triestina 2-0
1977 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Torino, stadio Comunale - Torino-Lazio 4-0
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Verona 3-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Padova 5-1
2005 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 2-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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