14 Ottobre 2019

Eddie Cavanagh, "the first Hooligan"
di Stefano Greco

Sabato, parlando della Nazionale, della maglia verde, della tradizione messa da parte o venduta nel nome del marketing, parlando del calcio di una volta, il discorso è scivolato sugli invasori di campo, su quei tifosi che scavalcando fossati, reti o barriere violavano in modo quasi sacrilego il terreno di gioco per andare ad aggredire un arbitro o per andare ad abbracciare i giocatori dopo un gol. E parlando del passato ho citato Eddie Cavanagh, il primo invasore solitario della storia del calcio. Perché quella di Eddie è una storia fantastica, che merita di essere raccontata a chi non la conosce o ricordata a chi ha dimenticato la bellezza di quel calcio che non si era ancora venduto tradizione, cuore e anima a televisioni e sponsor, relegando il tifoso in un angolo.

Quella del 14 maggio del 1966 è una data storica per il calcio europeo e mondiale, ma il perché dell’eccezionalità di questa giornata non lo troverete in nessun almanacco di calcio. Perché quel giorno, a Londra, accade un qualcosa che fa finire in secondo piano anche il risultato della partita e che, a distanza di più dii 50 anni, viene ricordato dai tifosi di tutto il mondo. Quel 14 maggio, infatti, va in scena la prima invasione solitaria di campo, quella che fa entrare Eddie Cavanagh nella leggenda e gli vale l’appellativo di “The First Hooligan”.

In quel sabato di metà maggio, come da tradizione a Londra va in scena sul prato di Wembley la finale di Coppa d’Inghilterra: lo stadio è pieno come un uovo e sugli spalti spicca la presenza di star come John Lennon e Paul McCartney, i due leader dei Beatles che in quel momento sono già la band più famosa del mondo. Entrambi non tifano per il Liverpool, la squadra più prestigiosa della loro città, ma per l’Everton, per quei “Toffees” che sognano di mettere le mani su un trofeo che inseguono da 33 anni, da quando nel 1933 hanno vinto la loro seconda e ultima Coppa d’Inghilterra.

L’Everton di Harry Catterick arriva con i favori del pronostico, forte del fatto che in tutto il torneo non ha subito neanche un gol. Impresa, quella compiuta da Gordon West, mai eguagliata da nessun portiere nella storia della Coppa d’Inghilterra. Lo Sheffield Wednesday, quindi, sembra destinato a recitare il ruolo della vittima predestinata, invece la magia del calcio regala ai 100.000 che affollano le tribune dell’Empire Stadium una finale indimenticabile. Da tutti i punti di vista.

Lo Sheffield passa inaspettatamente in vantaggio grazie al suo centravanti, Jim McCalliog, l’unico straniero in squadra: è scozzese, ma questo basta per renderlo “straniero” in una formazione di tutti inglesi. L’Everton reagisce a quello schiaffo, ma all’inizio della ripresa riceve un altro colpo, quello che sembra mettere definitivamente ko la squadra di Harry Catterick. David Ford, il giocatore più talentuoso dello Sheffiled, segna il gol del 2-0 e sulla metà dello stadio affollato dai tifosi dei “Toffees” e colorato di biancoblù, cala il gelo. Sugli spalti, mischiato ai 50.000 arrivati da Liverpool con ogni mezzo, c’è un uomo che segue ovunque la sua squadra del cuore. Il suo nome è Eddie Cavanagh (l’accento va sulla seconda vocale). Eddie è nato a Huyton, un piccolo sobborgo di Liverpool. Non è un facinoroso, ma un uomo simpatico e socievole. A Huyton, però, lo considerano un po’ bizzarro. Le pareti delle stanze del cottage in cui vive sono tutte pitturate di blu e la sua vita ruota attorno all’Everton, la sua squadra del cuore. Eddie Cavanagh non è proprio sconosciuto dalle parti del Goodison Park. Da ragazzo ha giocato per qualche anno nelle giovanili dei “Blues”, ma senza grande fortuna, quindi ben presto ha appeso gli scarpini al chiodo, si è tolto la maglia da gioco e ha indossato la sciarpa accomodandosi sugli spalti. Eddie non sfonda come calciatore, ma quel 14 maggio del 1966 entra definitivamente non solo nella storia dei “Toffees”, ma anche in quella del calcio inglese e mondiale.

Accasciato sugli spalti di Wembley dopo il 2-0 incassato dall’Everton, Cavanagh è abbattuto perché sta vedendo andare in frantumi il sogno di tornare a Liverpool con quel trofeo che in Inghilterra vale più dello scudetto. Ma la squadra di Harry Catterick ha una reazione d’orgoglio, improvvisa quanto feroce, e nel giro di 5 minuti trasforma l’impossibile in realtà, tornando in parità grazie ad una doppietta realizzata da Mike Trebilcock. I tifosi dell’Everton impazziscono, Eddie non sta più nella pelle o, per dirla con parole sue, sente di avere una bicicletta al posto delle gambe.

Non resiste alla tentazione e fa un qualcosa che non aveva mai fatto nessuno prima di lui in Inghilterra e al mondo: scavalca quella piccola barriera che lo separa dal campo ed entra sul terreno di gioco per andare ad abbracciare l’autore di quella incredibile doppietta. La sua corsa sul prato verde di Wembley è festante, quasi buffa. La gente sugli spalti è divertita davanti a quella scena insolita, ma dopo un attimo di smarrimento i poliziotti si lanciano all’inseguimento di Eddie Cavanagh per bloccarlo. Lo circondano, lo braccano, ma lui vuole andare ad abbracciare Trebilcock: a qualsiasi costo. Un poliziotto, il più veloce o meno impacciato degli inseguitori, riesce a raggiungere l’invasore solitario, lo afferra per la giacca e tutto sembra finito. Ma è in quell’attimo che scatta il colpo di genio: Eddie Cavanagh si sfila la giacca e il poliziotto resta senza presa e ruzzola per terra con la giacca in mano, mentre Eddie continua a correre in maniche di camicia e bretelle ben in vista esultando per quel mancato placcaggio. E con lui, esulta tutto Wembley. Non solo i tifosi dell’Everton, ma anche quelli dello Sheffield che, smaltita la delusione per essersi visti raggiungere, tifano per l’invasore solitario. Il boato che accompagna la caduta del bobbies, è simile a quello di un gol, quindi Eddie alza nuovamente le braccia al cielo, ma così facendo rallenta la sua corsa e, a pochi metri dalla meta agognata, viene placcato stile rugby da dietro da un altro poliziotto.

Eddie è a terra, circondato dai poliziotti e immobilizzato, ma a quel punto intervengono i giocatori dell’Everton che, increduli e allo stesso tempo divertiti, si avvicinano al tifoso ormai circondato dai poliziotti e lo abbracciano. Eddie Cavanagh, quindi, corona il suo sogno. Non abbraccia solo Mike Trebilcock, ma tutta la squadra, con i poliziotti che lasciano fare. E finiti i convenevoli, non solo non arrestano l’invasore, ma lo riaccompagnano da dove è partito, aiutandolo a scavalcare nuovamente la barriera per tornare sugli spalti. Quando ad un quarto d’ora dal termine Derek Temple segna il gol dell’incredibile 3-2 a favore dell’Everton, tutto lo stadio si gira verso il settore da dove è partito Cavanagh, ma questa volta Eddie, controllato a vista dai poliziotti, rimane al suo posto e si limita ad esultare insieme agli amici per quel gol che consegna ai suoi “Toffees” quel successo atteso da 33 anni.

Il giorno dopo, tutti i giornali danno ampio risalto all’exploit di Eddie Cavanagh, che si guadagna l’ironico appellativo di “The First Hooligan”. Oggi Eddie Cavanagh, purtroppo, non c’è più. È morto a dicembre del 1999 nella sua casa di Cantril Farm, a Liverpool, a seguito di una malattia incurabile. Ma il suo nome è scolpito nella memoria di tutti i tifosi inglesi, come la sua impresa che lo ha fatto entrare nella leggenda. E la storia di quella prima invasione solitaria nella storia del calcio mondiale, specie a Liverpool, viene tramandata di padre in figlio, come i racconti delle imprese di quei calciatori leggendari entrati nella “hall of fame”. Ed è per questo che è stata inserita nel libro Three Sides of the Mersey, in cui sono raccolte le storie leggendarie di Liverpool, Everton e Tranmere Rovers, i tre club della città che ha dato i natali ai Beatles. Il libro, scritto da Rogan Taylor, Andrew Ward e John Williams, viene pubblicato a dicembre del 1993 da Robson Books e visto il grande successo va in ristampa fino al 1998, ma si trova ancora su Amazon.

In un’intervista di qualche anno fa, in occasione del quarantennale di quel trionfo di Wembley e dell’impresa di Cavanagh, la figlia di Eddie ha raccontato come ancora oggi il cottage in cui abitava suo padre sia diventato una sorta di santuario, meta di centinaia e centinaia di tifosi che vanno a rendere omaggio all’uomo che ha inventato le invasioni di campo: “The First Hooligan”. Ma ben diverso dagli “Hooligans” che abbiamo imparato a conoscere noi e che hanno riempito le cronache nere del calcio degli anni Ottanta. In Inghilterra e, purtroppo, anche e soprattutto all’estero.




Accadde oggi 20.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax 1-1
1927 Roma, campo Rondinella - Lazio-Milano 3-1
1932 Torino, stadio di Corso Marsiglia - Juventus-Lazio 4-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Triestina 2-0
1977 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Torino, stadio Comunale - Torino-Lazio 4-0
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Verona 3-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Padova 5-1
2005 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 2-0

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

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