13 Ottobre 2019

Quanto vorrei Acerbi capitano...
di Stefano Greco

La leadership è un qualcosa che non si acquista al mercato, che non si matura nel tempo e neanche con anni e anni di militanza in un club. Leader si nasce, lo si è già sui banchi di scuola o quando si inizia a fare sport a livello agonistico e non serve una fascia da capitano al braccio per certificare il fatto che sei un leader, perché è come se quei gradi li avessi tatuati sulla pelle. E Francesco Acerbi, è un leader nato, uno di quelli che “pesano” all’interno del gruppo e non sono per l’età e l’esperienza maturata anche passando per situazioni difficili, che ti segnano nell’anima.

Come dice da sempre Diego Pablo Simeone, uno che anche grazie al suo carisma è stato grande giocatore prima e grandissimo allenatore oggi: “La leadership non si impone ad un gruppo, è un qualcosa che o ce l’hai o non ce l’hai. Non serve una fascia da capitano per essere considerati leader, perché la leadership te l’assegnano i tuoi colleghi, i tuoi compagni: che si tratti di una squadra di calcio, di una scuola, di un’impresa o di un ristorante non fa differenza. Leader si nasce, non c’è nessuna scuola che ti insegna a diventare leader e non è una cosa che acquisti nel corso degli anni, con l’esperienza”. E Acerbi è un leader indiscusso del gruppo di Inzaghi e nonostante sia arrivato a Roma da poco più di 15 mesi si è preso la squadra e spesso e volentieri se l’è caricata sulla spalle. Dentro e fuori dal rettangolo di gioco. Urlando in campo ai compagni, alzando la voce nello spogliatoio e parlando in modo chiaro davanti ai microfoni. Insomma, un capitano perfetto, uno a cui metterei la fascia da capitano già domani. Perché sono affezionato a Lulic, gli sono grato per quel gol al derby del 26 maggio del 2013 che lo ha fatto entrare nella storia, ma Francesco Acerbi è un’altra cosa, quel qualcosa che Lulic non è e (senza offesa) non sarà mai…

La settimana scorsa si è molto discusso delle parole pronunciate da Acerbi sulla situazione della Lazio. Qualcuno le ha un po’ distorte, strumentalizzate, oppure modellate come più gli faceva comodo per attaccare la società. In realtà, Francesco Acerbi ha detto una cosa semplice, la stessa cosa che pensano tutti i tifosi che hanno a cuore le sorti della Lazio e che non si fanno condizionare dalla simpatia o dall’antipatia verso chi guida questa società: ovvero Claudio Lotito e in subordine Igli Tare: “La Lazio di quest’anno è fondamentalmente la stessa dello scorso anno, perché i nuovi arrivati hanno inciso poco o nulla, sia dal punto di vista tecnico che della personalità. Ergo, se tu sei praticamente lo stesso dello scorso anno, anche i pregi e i difetti della squadra sono gli stessi: irresistibile se tutto gira per il verso giusto, ma poco cattiva quando c’è da recuperare e, soprattutto, incapace o quasi quando c’è gestire un vantaggio, da tradurre in gol la superiorità che c’è in campo e, soprattutto, di addentare alla gola l’avversario quando è in difficoltà per dargli il colpo di grazia. Questi difetti, oramai cronici, hanno impedito negli ultimi anni alla squadra di fare quel tanto atteso salto di qualità. Sono costati, ad esempio (al di la dei torti subiti, palesi…) due anni fa quella qualificazione alla Champions League che la squadra aveva strameritato sul campo e che si è vista sfilare sotto il naso a causa della mancanza di cattiveria e di personalità in quella sfida con l’Inter dominata per più di un’ora. Sono costati la qualificazione alla semifinale di Europa League in quell’assurda serata di Salisburgo. Sono costati punti pesantissimi lasciati per strada (specie all’Olimpico) nella passata stagione nella seconda parte del campionato. Sono costati quest’anno quei 5/6 punti (derby escluso, 3 con la SPAL, 2 a Bologna e uno a San Siro con l’Inter) che se portati a casa oggi darebbero un volto completamente diverso alla classifica della Lazio.

Questo ha detto Acerbi, dando voce al pensiero di tanti, di tutti. E questo deve fare un vero capitano: non deve cercare scuse tirando in ballo gli arbitraggi o la sfortuna, non deve dire frasi banali per quieto vivere e per semplificarsi la vita nei rapporti con la società, deve mettere il dito nella piaga per spingere tutti a guardare in faccia la realtà. Per spingerli a fare meglio, a correggere quei difetti che sono sia tecnici che caratteriali. Questo deve fare un leader, questo deve fare un vero capitano. Questo non ho mai visto fare o sentito dire a Lulic, ad esempio. Lo ha fatto e detto più di una volta Parolo, lo fa e lo dice da quando è arrivato Francesco Acerbi. E visto che Parolo non è un titolare inamovibile, mentre Acerbi è pilastro della squadra e, soprattutto, uno gioca SEMPRE, il mio sogno è quello che qualcuno si decida a mettergli quella fascia al braccio, che qualcuno capisca che è arrivato il momento di passare il testimone e di promuove sul campo una che ha DUE PALLE ENORMI. O come ha detto Acerbi, scherzando su quel tumore che gli ha condizionato la vita e la carriera, “anche una sola che basta per due”.

Ecco, come si fa a non amare uno così? Come si fa a non consegnarli immediatamente nelle mani le chiavi della squadra? Dovrebbe essere scontato, quasi automatico. Al diavolo gli anni di militanza o di anzianità, al diavolo tutto. Uno come Acerbi è nato per fare il capitano ed è il leader e capitano della Lazio che sogniamo da anni. E allora, perché non dargli quella fascia?




Accadde oggi 20.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax 1-1
1927 Roma, campo Rondinella - Lazio-Milano 3-1
1932 Torino, stadio di Corso Marsiglia - Juventus-Lazio 4-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Triestina 2-0
1977 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Torino, stadio Comunale - Torino-Lazio 4-0
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Verona 3-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Padova 5-1
2005 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 2-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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