07 Ottobre 2019

Quel saluto e la mano sul cuore...
di Stefano Greco

Tanti di noi, purtroppo, hanno vissuto o stanno vivendo lo stesso Calvario di Sinisa Mihajlovic: direttamente, con un genitore, un fratello o una sorella, la moglie o un marito o con un amico(a) del cuore. Perché questo male, subdolo e bastardo, non risparmia nessuno e non fa differenza tra giovani e anziani, tra ricchi e poveri, tra sconosciuti e gente famosa.

Tutti i giorni, decine e decine di migliaia di persone in Italia frequentano day hospital oncologici e si sottopongono a chemio devastanti, che ti cambiano il fisico e anche i lineamenti, che ti fanno sembrare all’improvviso più vecchio di 12/20 anni, che ti piegano la schiena e ti costringono a girare con un cappellino in testa o con una bandana per nascondere una testa calva o le piccole echimosi che ti provocano quelle chemio. È una scena a cui, purtroppo, siamo abituati. Fa parte del nostro quotidiano, ma quando la vedi legata allo sport e ad un personaggio famoso, ad uno che hai sempre considerato un guerriero invincibile o quasi, la cosa fa ancora più effetto e senti una stretta allo stomaco.

Vedendo ieri Sinisa che percorreva a passo lento e con la schiena curva prima il lungo corridoio che porta dagli spogliatoi al terreno di gioco e poi dal tunnel fino alla panchina, chiunque di noi (credo e spero…) non può non aver provato quella stretta allo stomaco. A me, lo confesso, è scesa anche una lacrima, forse perché da poco ho rivisto la luce che c’è dopo il tunnel e tramite quell’immagine di Sinisa ho rivissuto un anno e mezzo d’inferno, di dubbi e di paure, di speranze che si alternavano al terrore di una vita che poteva scivolare via.

Non me la sento di parlare di calcio, di quello che è stato Bologna-Lazio, dei tanti errori commessi e dell’ennesima occasione gettata al vento insieme ai due punti, ne abbiamo parlato ieri a caldo e ci sarà tempo di parlarne durante la sosta. Oggi voglio parlare solo di quei pochi minuti prima del calcio d’inizio, di quella passarella di un uomo orgoglioso che non si vergogna di mostrarsi al mondo in queste condizioni, perché la cosa più importante per lui è stare vicino ai suoi ragazzi. E, soprattutto, voglio parlare di quel magnifico abbraccio tra Sinisa e i suoi ex tifosi.

Tra laziali e bolognesi non è mai corso buon sangue, per rivalità sportiva ma anche per una rivalità politica nata a metà degli anni settanta. Ma ieri, nel nome di Sinisa Mihajlovic, sono stati seppelliti per un giorno decenni di astio che a volte è sconfinato in un vero e proprio odio sportivo. Prima, durante e dopo la partita. Perché ieri era il giorno di Mihajlovic, il primo abbraccio tra lui e una tifoseria che lo ha amato e odiato con la stessa intensità in quelle sei stagioni in cui ha indossato la maglia della Lazio. Sei anni che hanno coinciso con il periodo più bello della nostra storia, quello della Lazio più forte di tutti i tempi che ha vinto quasi tutto quello che si poteva vincere.

Sinisa ha alzato al cielo sette trofei, nei quali ha lasciato sempre il suo marchio indelebile con quelle rasoiate di sinistro che hanno gonfiato per ben 33 volte la rete della porta avversarie, disegnando traiettorie da incubo per i portieri che le difendevano. Uno dei più grandi specialisti di calci piazzati di tutti i tempi, sicuramente uno dei difensori più prolifici della storia del calcio mondiale. Chiudi gli occhi e ti viene subito in mente la tripletta alla Sampdoria, il gol qualificazione allo Stamford Bridge, quel missile telecomandato spedito da trenta metri sotto l’incrocio dei pali in quella serata di metà agosto del 2003 contro il Benfica, uno dei più belli di sempre…

https://www.youtube.com/watch?v=M15gTC5boQM

Sinisa il guerriero, ma anche Sinisa fischiato e contestato in modo feroce dalla curva per un gesto mai del tutto chiarito: un urlo o uno sputo in una serata di grande contestazione. Un rapporto andato in frantumi, uno strappo che sembrava insanabile e che solo Roberto Mancini poteva ricucire come ha fatto quando in quell’estate del 2002 si è accomodato sulla panchina della Lazio ed è ripartito proprio da due guerrieri: Sinisa Mihajlovic e Diego Pablo Simeone. Ed è stato forse proprio in quel momento in cui tutto sembrava crollare dopo la cessione di Nesta e Crespo, che è nato l’amore quasi viscerale per Sinisa e il “Cholo”, per chi ha indossato i panni del leader e si è caricato sulle spalle il resto della squadra, indicando la via e consentendo la nascita di una delle squadre più belle, divertenti e spensierate viste nella storia della Lazio.

Quei due anni hanno reso indistruttibile e indissolubile il rapporto tra Mihajlovic e la gente laziale, trasformato in uno di quegli amori che durano per sempre, anche se ci si separa perché la vita ci porta a volte lontano dal cuore. Ma quandi ci si ritrova, succede quello che è successo ieri al Dall’Ara: i cori, gli striscioni, Sinisa che seduto in panchina quando verso il settore ospiti quasi con gli occhi lucidi e che all’improvviso, raccogliendo tutte le forze che gli sono rimaste, si alza, applaude, saluta e si mette la mano sul cuore.

Ecco, quella mano sul cuore per me vale più dei due punti persi a Bologna, più di quella vittoria che ci avrebbe issato al quarto posto in classifica a pari merito con il Napoli e a tre sole lunghezze dall’Atalanta in posizione di possibile aggancio visto che dopo la sosta si gioca all’Olimpico proprio Lazio-Atalanta. Due punti si possono recuperare da un’altra parte, in un’altra occasione. Quell’immagine di Sinista che saluta la sua gente che non lo ha dimenticato e quella mano sul cuore, invece, resteranno per sempre come uno dei momenti più belli ed emozionanti vissuti in più di 50 anni di Lazio. Una foto da inserire nell’album dei ricordi, diventata già storia.

FORZA SINISA…




Accadde oggi 20.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax 1-1
1927 Roma, campo Rondinella - Lazio-Milano 3-1
1932 Torino, stadio di Corso Marsiglia - Juventus-Lazio 4-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Triestina 2-0
1977 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Torino, stadio Comunale - Torino-Lazio 4-0
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Verona 3-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Padova 5-1
2005 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 2-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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