30 Settembre 2019

Più che amici, quasi fratelli...
di Stefano Greco

“Con Inzaghi tutto risolto? Mi dispiace per la cosa che è successa con il mister. Per me Inzaghi è come un fratello maggiore, mi ha voluto lui e da quando sono qui mi ha sempre aiutato. Sono stato vero nella mia reazione in campo, sbagliata ma che ci sta in un momento di nervosismo e sono stato nello scusarmi prima in privato e ora in pubblico. Sono cose che possono succedere, ma bisogna affrontarle da uomini veri senza aver paura di ammettere di aver sbagliato: lo meritavano i compagni, il mister e soprattutto la gente. E oggi con quell’abbraccio è stata messa la parola fine a questo episodio”.

Ecco, per quel che mi riguarda l’articolo potrebbe finire anche qui, perché c’è poco da aggiungere alle parole pronunciate ieri pomeriggio da Ciro Immobile in diretta a SKY. Bastava vedere il suo volto, scrutare i suoi occhi e la sua espressione per capire che quello non era il solito teatrino messo su per chiudere la stalla dopo che i buoi erano scappati. Basterebbe conoscere bene le persone in questione e avere un pizzico di memoria per capire che certe cose possono succedere, che si può litigare e discutere anche se c’è stima, amore o amicizia, perché se non ci sono queste cose non vale neanche la pena discutere. E, soprattutto, basterebbe avere un pizzico di memoria e ricordare che quello di ieri non è stato il primo abbraccio pubblico tra Immobile e Inzaghi, ma che c’erano stati in questi anni altri momenti intensi tra Ciro e Simone, perché sono legati da un rapporto vero.

Purtroppo, il calcio moderno ci ha trasformato in guardoni curiosi, pettegoli, sempre pronti a cercare la polemica anche quando non c’è nessuna base per polemizzare. Siamo diventati ingranaggi di un sistema che tramite le immagini colte dalle decine di telecamere spase in campo ci fa vedere qualsiasi cosa, consentendoci addirittura con primi piani e slow motion  di contare le gocce di pioggia che cadono o di leggere il labiale, al punto che oramai in campo i protagonisti parlano coprendosi la bocca, come spie o membri di una setta complottista.

I social e la voglia di sensazionalismo, ci hanno fatto perdere l’essenza del calcio, ovvero quel lato umano che fa meno notizia di una lite, di una discussione, di un complotto o di un tradimento. Perché, si sa, le belle notizie non fanno… notizia. Non bucano e non attirano l’attenzione morbosa della gente come una lite clamorosa. Quindi, Mondovisione per il “vaffa” di Immobile e pochi intimi a commentare un abbraccio dopo un gol che racconta in un gesto un rapporto da calcio antico, quasi da “libro Cuore”.

Chi ha fatto sport e ha vissuto sia la tensione del campo che le dinamiche di gruppo e il rapporto (a volte tormentato) atleta/allenatore, sa benissimo che quello che è successo contro il Parma è un qualcosa che ci sta, un gesto dettato più dalla voglia di fare (e in qualche caso di strafare, dettata dal sano egoismo che fa parte del DNA dei grandi attaccanti) che dalla voglia di distruggere o di mettere in evidenza una frattura in un rapporto o all’interno del gruppo. Per questo, al contrario di altri non mi sono gettato a pesce né nella polemica post partita né ho considerato quell’esclusione di Immobile a San Siro dalla formazione di partenza come una punizione, come la vendetta pubblica da parte di Simone Inzaghi per quell’offesa pubblica ricevuta tre giorni prima. C’era altro in quella decisione di Inzaghi, c’era la sua decisione di far ruotare tutti quest’anno, con un tourbillon che può apparire folle, incomprensibile o inaccettabile, ma che è dettato dall’esperienza maturata da giocatore prima e da allenatore poi.

In tanti dimenticano che Simone Inzaghi è uno dei figli di Sven Gora Eriksson, di quel tecnico svedese che con la Lazio ha in pratica inventato il turnover. Lui se lo poteva permettere perché aveva una rosa talmente piena di campioni (e un regolamento che a causa dell’impiego massimo di 3 extracomunitari lo costringeva a turno a spedire in tribuna gente come Boksic, Stankovic, Veron…) che anche se cambiava 9 giocatori da una partita all’altra la squadra non perdeva né identità né forza. Porto sempre come esempio quello che è successo nella stagione dello scudetto, le due squadre completamente diverse schierate nel giro di pochi giorni in occasione della sfida di San Siro contro l’Inter (potenzialmente, l’avversaria numero uno di quell’annata nella corsa al titolo…) e quella di Champions League a Kiev che ci ha consegnato il primo posto nel girone. Bene, nonostante Nesta fermo in infermeria, Eriksson a Kiev cambiò addirittura nove/undicesimi della squadra “titolare” scesa in campo tre giorni prima a San Siro. Anche se parlare di titolari e riserve in quella Lazio era abbastanza ridicolo. Basta leggere i nomi di alcuni dei calciatori di quella Lazio2 che vinse in casa della Dinamo conquistando il primo posto nel girone…

INTER-LAZIO, 30 OTTOBRE 1999: Marchegiani, Pancaro, Fernando Couto, Mihajlovic, Favalli (35’ Negro), Sergio Conceição (58’ Simeone), Verón, Almeyda, Nedved, Boksic (73’ Inzaghi), Salas

DINAMO KIEV-LAZIO, 2 NOVEMBRE 1999: Ballotta, Gottardi, Negro, Fernando Couto, Pancaro, Stankovic (64’ Pinzi), Simeone, Sensini, Marcolin, Inzaghi, Mancini

Ecco, noi oggi non siamo (e con questa gestione non lo saremo mai…) ai livelli di quella Lazio di Eriksson, ma una squadra che pretende di avere delle ambizioni non può dipendere da 2/3 giocatori e si deve poter permettere di alternare i calciatori per evitare di far arrivare elementi importanti cotti nei momenti decisivi della stagione. Ovvero, quello che è successo due anni fa, quando la Lazio si è presentata allo sprint finale orfana di Immobile e Luis Alberto, per di più con Milinkovic Savic, Lulic e Radu spremuti come limoni. Ecco, a costo di perdere qualche punto oggi, Inzaghi non vuole più correre certi rischi. Per questo alterna tutti. E a Milano la Lazio non ha perso a causa dell’assenza in partenza di Leiva e Immobile o per l’uscita dal campo anticipata di Milinkovic e Caicedo, ma solo perché non ha morso al collo l’avversario quando ne ha avuto la possibilità. Ieri è scivolato via tutto facile perché il Genoa non è l’Inter, è chiaro, ma anche perché hai segnato alla seconda occasione da gol creata, hai raddoppiato prima dell’intervallo e dopo il gol sbagliato in modo clamoroso da Sarabia che poteva riaprire la partita hai riattaccato la spina e chiuso subito la pratica. Ecco, questo fanno le grandi squadre. Possibilmente, eliminando anche quel quarto d’ora di vuoto di memoria con cui la squadra torna spesso e volentieri in campo dopo l’intervallo.

Ora c’è tutto per ripartire: l’entusiasmo, la condizione fisica e la squadra giusta per rimettere a posto anche la situazione in Europa League. Nelle ultime sei partite, il Rennes ha raccolto 4 pareggi (compreso l’1-1 in casa con il Celtic Glasgow) e 2 sconfitte. Insomma, non sembra una squadra al top della forma e neanche invulnerabile in difesa, perché tranne che in una di queste sei ultime sfide ha sempre subito gol. Ma per sbrigare la pratica c’è bisogno della Lazio del primo tempo di ieri e di quell’Immobile in più che, con grande umiltà, si è messo al servizio della squadra e solo a risultato messo al sicuro è andato a caccia del gol che gli serviva per volare in testa alla classifica dei cannonieri. L’Immobile fratello minore di Inzaghi, non il “presunto nemico” di Simone Inzaghi che guida la “presunta rivolta” del clan degli scontenti…




Accadde oggi 16.10

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Vittoria 4-0
1927 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Alessandria 0-1
1932 Milano, stadio Civico Arena - Ambrosiana-Lazio 1-2
1938 Bologna, stadio Littoriale - Bologna-Lazio 2-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Roma 3-1
1953 Nasce a Briosco (MI) Giuliano Terraneo
1955 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-NY Cosmos 3-1
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 5-1
1999 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 0-3
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-PSV Eindhoven 2-1
2005 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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