10 Settembre 2019

I libri, la mia vita da Lazio...
di Stefano Greco

Il 10 settembre del 2009, il giorno dell’uscita nelle librerie di tutta Italia del mio primo libro, era un giovedì. Sono passati “appena” 10 anni, ma il ricordo di quei giorni sembra lontanissimo. Il giorno prima, emozionato come un bambino che vive una prima volta importante della sua vita, avevo presentato UNA VITA DA LAZIO in Campidoglio, nella Sala del Carroccio, insieme a tre amici di vecchia data (Michele Plastino, Pino Capua e Alessandro Cochi, all’epoca Delegato allo Sport del Comune di Roma) e alla persona che mi ha spinto a scrivere: Arcadio Spinozzi.

Fin da ragazzo, il mio sogno è sempre stato scrivere e, in primis, fare il giornalista. Ho deciso, definitivamente, di intraprendere quella strada a gennaio del 1977, in occasione della morte di Luciano Re Cecconi, uno degli idoli della mia infanzia. Due giorni dopo la morte di Cecco, a scuola avevamo compito in classe di italiano e il tema di cronaca era legato a quello che era successo due sere prima in quella gioielleria del Fleming, a quel colpo di pistola che aveva stroncato la vita del “gigante biondo”, di quello che ai miei occhi era una sorta di supereroe, quindi un immortale, come il mitico Thor. Quel giorno mi immersi nella scrittura al punto da perdere la cognizione del tempo e quando il professore di italiano disse “ragazzi, mancano 5 minuti alla consegna del compito”, mi resi conto che avevo scritto di getto 8 pagine di foglio protocollo: fitte, direttamente in bella, senza neanche una correzione. Presi 9 a quel tema, ma come ho scritto in uno dei miei libri raccontando questo episodio, avrei preferito prendere 8, come il numero bianco che aveva cucito sul retro di quella maglia celeste Luciano Re Cecconi. Per un caso della vita, anche quel 20 gennaio del 1977 era un giovedì, lo stesso giorno in cui è uscito il mio primo libro. Anzi, il giorno della settimana in cui sono usciti tutti i miei libri.

Quando a vent’anni ho iniziato a fare seriamente il giornalista, il mio sogno nel cassetto era poter scrivere un giorno un libro, avere tante pagine a disposizione per poter trasferire in quei fogli sensazioni, ricordi ed emozioni, storie in grado di far vivere anche a chi non aveva avuto la fortuna di poterle vivere dal vivo, chiudendo semplicemente gli occhi, le emozioni legate ad un gol, all’impresa di un eroe della domenica, alla storia di un personaggio. Quel sogno l’ho cullato per quasi 30 anni, raccogliendo materiale, scrivendo e poi chiudendo decine di volte in un cassetto la bozza di quello che sarebbe diventato il “libro della mia vita”, FACCETTA BIANCOCELESTE.  Poi, un giorno, ho incontrato Arcadio Spinozzi.

Con Arcadio, che avevo incrociato da giovane cronista del mondo Lazio in quei sei anni in cui ha indossato la maglia biancoceleste, ci siamo visti per la prima volta a piazza Augusto Imperatore, ad un pranzo organizzato da amici comuni. Quel giorno, Arcadio mi ha parlato di quegli aneddoti che aveva raccolto durante la sua lunga carriera e che aveva deciso di trasformare in un libro. Racconti fantastici, storie quasi da film. E sentendolo raccontare certi episodi, d’istinto, gli ho detto: “Mandami tutto e lo trasformiamo in un grande libro”. E lui lo ha fatto.

Lavorando per settimane solo ed esclusivamente di notte, quando c’è calma e silenzio, quegli appunti sono diventati un libro. La storia era quella di Arcadio, io ho aggiunto solo dei particolari per colmare alcune lacune di memoria del periodo laziale. Ne è venuto fuori un libro che poteva essere anche il copione di un film fantastico. Per mesi sono passato da un editore all’altro, inviando il manoscritto, telefonando, ma niente. Nessuno aveva voglia di rischiare. La storia piaceva, ma secondo tutti gli editori il protagonista non era abbastanza famoso per garantire la vendita di un gran numero di copie. Quando oramai eravamo entrambi rassegnati, grazie all’intervento di Vincenzo Martucci, una copia di quel manoscritto è finito da Castelvecchi editore. Loro non avevano mai pubblicato un libro di sport, ma hanno deciso di scommettere su quella storia. Ed è stata una scelta vincente, perché il successo di UNA VITA DA LAZIO ha convinto Castelvecchi ad aprire ULTRA SPORT, con cui ho pubblicato gli altri 7 libri.

Sì, perché grazie ad Arcadio Spinozzi ho capito che potevo camminare da solo in quel mondo, che potevo finalmente svuotare il cassetto dei ricordi. Così, uno dopo l’altro sono arrivati il libro su decennale del secondo scudetto, una raccolta con 100 personaggi (e una donna, Gabriella Grassi…) scelti per raccontare la storia della Lazio, il racconto della magnifica avventura della Lazio di fascetti del -9, poi le storie per certi versi “maledette” di 9 giocatori che nella storia avevano indossato la maglia numero 9 della Lazio, partendo da Giorgio Chinaglia. Nove libri in un libro, una sorta di scommessa.

Ma in tutti quegli anni, il vero libro era quello che continuavo a scrivere da quasi 30 anni e che per mille motivi non avevo la forza o il coraggio di tirare fuori. Il libro in cui raccontavo la mia VITA DA LAZIO da tifoso negli anni di piombo, quel periodo in cui calcio e politica si mischiavano al punto da non capire più se la curva era il prolungamento della piazza o viceversa, perché spesso e volentieri i protagonisti erano sempre gli stessi. Per questo FACCETTA BIANCOCELESTE doveva essere l’ultimo libro, un po’ come l’ultimo delle vette da 8000 metri da scalare e conquistare per un alpinista. Per tanti motivi, non è stato così. L’ultimo in senso cronologico è stato IO&PAUL, uscito nel venticinquesimo anniversario dello sbarco di Paul Gascoigne nel mondo Lazio. Ma in realtà io avevo già deciso di dire basta, di riporre metaforicamente la penna in un cassetto, come un calciatore appende gli scarpini al chiodo.

Questi dieci anni e quegli 8 libri mi hanno dato tanto. Non dal punto di vista economico, perché anche se vendi bene in Italia non puoi vivere facendo lo scrittore. A meno che non ti chiami Bruno Vespa o Camilleri. Quei libri mi hanno dato tanto perché grazie a quei libri (migliaia dei quali consegnati di persona) ho conosciuto tanta gente. E ancora oggi ricevo mail o messaggi privati da qualcuno che mi ringrazia per le emozioni vissute leggendo uno di quei libri. Ricevo anche tanti messaggi di lettori che mi chiedono quando uscirà il prossimo libro. Ma nonostante le pressioni di alcuni amici, non ci sarà un altro libro. Almeno per ora ho deciso di dire basta e solo due persone potrebbero convincermi a riprendere la penna in mano: Vincenzo D’Amico e Paolo Di Canio. Ma il primo è troppo pigro per aiutarmi a mettere al posto giusto tutti i tasselli e il secondo di libri sulla sua vita ne ha già scritti due. Quindi, non succederà. E forse è meglio così… Perché in quei libri ho già raccontato la mia vita legata alla Lazio...




Accadde oggi 13.11

1891 Nasce a Roma Orazio Gaggiotti
1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax
1927 Napoli, campo Arenaccia - Napoli-Lazio 0-0
1932 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Pro Patria 2-1
1938 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 3-0
1949 Bologna, Stadio Comunale - Bologna-Lazio 0-0
1955 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 0-1

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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