09 Settembre 2019

Benedetta Nazionale!!!
di Stefano Greco

Un cross perfetto dalla destra, una piccola deviazione, provvisoria, il pallone che arriva perfetto sul secondo palo colpito di testa quasi ad occhi chiusi e quel piccolo boato che spezza un sortilegio e scaccia un incubo durato 734 giorni. Un’eternità se per mestiere fai l’attaccante.

Dopo aver maledetto per quasi due anni la Nazionale e Ventura prima e Mancini poi perché lo utilizzavano poco e male, oggi noi laziali finalmente possiamo dire BENEDETTA NAZIONALE. Sì, benedetta, perché Tampere è stata una vera benedizione, un pieno di energia sia per Ciro Immobile che per Francesco Acerbi, che tornano a disposizione di Simone Inzaghi non solo integri, ma con il morale alle stelle. Soprattutto Ciro, perché per lui il digiuno con la maglia azzurra era diventato veramente un incubo. Tra pali, parate miracolose dei portieri, gol sbagliati, esclusioni dolorose e un tempo infinito passato a scaldarsi in attesa dell’occasione giusta, Ciro Immobile da quel gol segnato a Reggio Emilia a Israele che aveva consegnato all’Italia 3 punti di speranza nella corsa a Russia 2018, ha iniziato un vero e proprio Calvario, con quell’assenza di gol che gli pesava come una croce sulle spalle. E non è difficile immaginare che cosa abbia provato Ciro vedendo quel pallone che si infilava sotto la traversa per chiudere la sua corsa in fondo al sacco, 734 giorni e 10 convocazioni dopo il settimo e ultimo sigillo con la maglia azzurra.

BENEDETTA NAZIONALE, perché bastava vedere la faccia di Ciro ieri sera nell’intervista a fine partita per capire che sprizzava gioia da tutti i pori e che quel gol è stato un pieno di energia, un qualcosa che ha spazzato via in un amen tutte le polemiche nate dopo i gol sbagliati nel derby e le polemiche che avevano fatto seguito al suo mancato impiego a Yerevan, contro l’Armenia. Polemiche gonfiate ad arte dal “clan dei complottisti” che oramai regna sovrano nel mondo Lazio, quelli che hanno attaccato e insultato Mancini, quelli che fino a ieri hanno spinto affinché Immobile rinunciasse alla maglia azzurra perché andare in nazionale era “una perdita di tempo” e perché il ct azzurro “ce l’aveva con la Lazio e i laziali”. Tutte balle… Basta ascoltare bene quello che ha detto ieri sera a Tampere Ciro Immobile per capire che l’assenza a Yerevan era programmata e concordata, perché Mancini non voleva spremere né Ciro né Belotti, in modo da avere in ognuna delle due sfide un centravanti fresco. Perché nel gioco di Mancini chi sta al centro dell’attacco macina chilometri in continuazione ed è chiamato a fare scatti su scatti per proporsi o per aprire varchi in modo da consentire gli inserimenti dei centrocampisti. Niente complotto, solo un tournover programmato e che, risultati alla mano, ha funzionato alla perfezione, come dimostrano i 3 gol segnati da Belotti e Immobile in due partite, senza considerare il numero di occasioni da gol create dall’Italia grazie ai tiri e ai movimenti dei due centravanti azzurri.

A Roma, quindi, anche grazie alla Nazionale, torna un Ciro Immobile caricato a mille e pronto a riprendere a Ferrara il discorso parzialmente interrotto in occasione del derby. E basta guardare i tabellini per capire quanto può essere importante se non fondamentale per la Lazio avere un Ciro Immobile che ha ritrovato la confidenza con il gol dopo una stagione difficile, sia per lui che per la Lazio.

BENEDETTA NAZIONALE, quindi, ma non solo per Ciro. Già, perché complice l’infortunio occorso a Chiellini ha ritrovato l’azzurro anche Francesco Acerbi che a Tampere ha giocato un’ottima partita e ha anche sfiorato il primo gol con la maglia azzurra. Già, perché senza quella deviazione in extremis di un difensore finlandese Hradecky avrebbe dovuto raccogliere in fondo al sacco quel pallone calciato al volo e con precisione chirurgica da Acerbi nel primo tempo. Un ritorno in azzurro con gol, sarebbe stato perfetto per una trama da favola, ma a Francesco basta aver indossato nuovamente quella maglia azzurra. Ha giocato bene, l’Italia ha vinto facendo tre passi decisivi verso la qualificazione agli Europei e sia lui che Ciro sono tornati a Roma senza nessun problema fisico e con il morale a mille. A dimostrazione che non c’è nessun complotto contro la Lazio o i giocatori laziali e, soprattutto, che la Lazio non né un “problema” né una seccatura da evitare. Ma è e può essere una vera e propria BENEDIZIONE. Perché non esiste un solo giocatore di calcio che non sogni di indossare quella maglia. E sono solo 11 (massimo 14 con le sostituzioni) a poter coronare ogni volta quel piccolo sogno. E due di quei 14, ieri erano i pilastri della Lazio di Simone Inzaghi.




Accadde oggi 13.11

1891 Nasce a Roma Orazio Gaggiotti
1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax
1927 Napoli, campo Arenaccia - Napoli-Lazio 0-0
1932 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Pro Patria 2-1
1938 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 3-0
1949 Bologna, Stadio Comunale - Bologna-Lazio 0-0
1955 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 0-1

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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