03 Settembre 2019

L'estate del grande bluff...
di Stefano Greco

A poker, a volte rilanci forte in modo da spaventare gli avversari e da convincerli a lasciare per non fargli vedere che, in realtà, in mano non avevi nulla o quasi. Si chiama bluff. Bluffare non significa barare, perché il bluff è un’arte. Chi bluffa è un artista e come un bravo prestigiatore cerca di distrarti, magari con un sorriso oppure parlando o posando le carte a tavola e mostrando sicurezza mentre tu decidi se vedere o no. Sai che c’è il trucco quando vedi un prestigiatore, ma per dire con certezza che c’è il trucco devi scoprirlo, devi “vederlo”. E lo stesso vale nel poker.

Ieri finalmente ha chiuso i battenti il mercato. Dico finalmente, perché almeno per noi laziali quello che una volta era il periodo più bello dell’anno, quello delle speranze e dei sogni ad occhi aperti si è trasformato quasi in un incubo. Siamo un po’ come il ragionier Fantozzi costretto ad assistere alla centesima replica de “La corrazzata Potemkin” mentre gli altri stanno a casa e si godono uno storico Italia-Inghilterra. Perché i mercati della Lazio, da anni, sono tutti uguali. Sono un “vorrei ma non posso” ripetuto nel tempo fino a diventare con il passare degli altri un “potrei ma non voglio” che non cambia di fatto la sostanza ma se possibile ti lascia un sapore ancora più amaro in bocca. Perché se tu sai che i tuoi genitori non hanno soldi, a Natale sogni di ricevere un bel regalo perché è naturale che sia così, ma se poi al posto di quel regalo ne arriva un altro, non ci resti male, perché sai che quello è il massimo che si potevano permettere i tuoi genitori. Se invece sai che i soldi dentro casa ci sono, allora la delusione è maggiore, specie se vedi che una parte di quei soldi vengono spesi per fare regali ad altri e non a te. Come è successo quest’anno con la Salernitana, che si è vista finanziare del tutto o quasi la campagna acquisti con i soldi della Lazio.

Il mercato non è stato pessimo come negli ultimi anni: perché è stato sicuramente un bene tenere i più forti, perché Lazzari è quell’acquisto che aspettavamo da anni, perché ci servivano due giocatori in grado di fare i titolari e consentire a Lulic e Radu di essere delle ottime alternative di lusso e sulla carta sono arrivati, anche se il vero valore di Jony e Vavro lo scopriremo tra qualche mese. Sarebbe stato meglio andare sul sicuro, ma sappiamo benissimo che le cose facili non sono di casa a Formello. Basta pensare a quanti soldi sono stati buttati dalla finestra per prendere Marusic e Durmisi, ad esempio, quando sarebbe bastato dar retta a Inzaghi e prendere subito Lazzari. Non l’estate scorsa, ma addirittura due anni fa. Per il resto, era lecito attendersi di più, ad esempio almeno un sostituto di Badelj e un attaccante in grado di segnare 15 gol, perché la stagione scorsa ha dimostrato per l’ennesima volta che se per sbaglio si ferma Immobile è finita. E, soprattutto, perché se vuoi puntare in alto devi avere in panchina giocatori in grado di entrare e cambiare la partita. Come poteva essere qualche anno fa Felipe Anderson, ad esempio. Invece, nulla. E non ne parla nessuno, anche perché siamo tutti vittima del bluff iniziale, quello che in un certo senso ha indirizzato e condizionato da subito la partita, nel nostro caso il mercato. Soprattutto dopo lo “sventato pericolo” del divorzio con Radu, oppure della partenza di Milinkovic, con Lotito che faceva capire che era pronto a lasciarlo andare via e con il serbo dato per accasato altrove mille volte anche se la realtà (come ha ammesso lo stesso Tare) è che sul tavolo della Lazio non è mai arrivata nessuna offerta reale, concreta.

È iniziato tutto dopo il successo in Coppa Italia, con Inzaghi che si è chiuso nel suo mutismo e con le voci del suo addio a cui si sono unite quelle del possibile divorzio con Tare. Inzaghi e Tare al Milan è stato il tam-tam di quelle settimane, alimentato ad arte da alcune radio che davano tutto per fatto. Poi Tare ha firmato l’ennesimo rinnovo e in molti hanno tirato un sospiro di sollievo per lo “scampato pericolo” e a quel punto tutta l’attenzione si è spostata su Simone Inzaghi. Dopo settimane di silenzi, è arrivato il sì e in tanti abbiamo sperato (o ci siamo illusi) che quel rinnovo fosse arrivato in cambio di precise garanzie. Un’illusione alimentata dall’assalto immediato a Lazzari. L’arrivo del laterale richiesto da anni dall’allenatore, doveva essere il primo tassello di un mercato fatto su indicazioni di Inzaghi che aveva chiesto giocatori già pronti e non scommesse. Invece, è stato l’unico… Perché nonostante la cifra spesa per portarlo a Roma (circa 12 milioni di euro), anche Vavro è una scommessa (e lo dimostra il fatto che nelle prime due partite della stagione ha giocato Radu…), come lo sono Jony, Andrè Anderson e Bobby Adekanye. Di Casasola, invece, costato 3,5 milioni di euro versati con generosità addirittura a gennaio nelle casse della Salernitana, da settimane si è persa ogni traccia.

Alla fine, quindi, è stato lo stesso mercato di sempre ma a causa di quel bluff iniziale la cosa è passata sotto silenzio e in molti sono convinti che la Lazio sia uscita rinforzata dal mercato. Secondo me la Lazio può fare meglio dello scorso anno perché un anno fa gente come Milinkovic, Immobile e Luis Alberto ha reso la metà o quasi rispetto alla stagione precedente e perché Correa oramai è inserito ed è maturato, ma non basta un Lazzari in più per dire che una squadra arrivata ottava si è rinforzata o che sono stati tappati tutti i buchi. Perché non è così. Perché sei legato a mille “se” (se Lukaku recupera, se Berisha esplode, se Jony e Vavro sono buoni davvero, se non si fa male nessuno e puoi giocare sempre con gli 11 titolari…) e parti da una sola certezza: Lazzari.

Tutto uguale, tutto come sempre? No, stavolta c’è una novità. Mentre in passato abbiamo considerato tutti gli allenatori di turno come delle vittime del duo che comanda e decide o, al limite, personaggi con poca personalità pronti ad accettare qualsiasi cosa perché per loro la Lazio rappresentava un punto d’arrivo (a volte, come per Ballardini, Reja e Pioli, il massimo a cui poter aspirare…), stavolta con Inzaghi non è più così. Inzaghi ha fatto capire chiaramente che a convincerlo a restare sono stati i programmi, le promesse della società. Bene, se a mercato chiuso considera le promesse rispettate, condivide il “progetto” e si ritiene completamente soddisfatto della rosa che ha a disposizione, allora per quei 500.000 euro in più d’ingaggio anche lui è salito sulla stessa barca di Lotito e Tare e, nel malaugurato caso di naufragio (che nessun laziale che si considera tale si deve augurare, sia ben chiaro…) delle speranze di centrare finalmente questo maledetto quarto posto, lui sarà agli occhi della maggior parte dei tifosi il vero  responsabile, più del presidente e del DS. Perché in lui, in Simone Inzaghi, i tifosi hanno riposto le ultime speranze di un possibile cambiamento di rotta, di un domani diverso da questi ultimi 15 anni. E lo sarà anche ai miei occhi, agli occhi di chi in questi anni lo ha sempre difeso da chi lo voleva crocifiggere per scaricare su di lui le colpe degli errori commessi da altri. Ma ora non è più così, perché ha partecipato anche lui al grande bluff.

Da oggi, quindi, spazio solo al campo. E sarà quello da qui a gennaio a dirci se la Lazio ha fatto o no le cose fatte bene. In realtà verrebbe da dire da qui a giugno, perché a gennaio la Lazio non ha praticamente MAI fatto mercato. Quindi, inutile parlare, perché i giochi sono fatti. C’è solo da aspettare e da sperare di uscire indenni da questa partita iniziata con quel bluff…

FORZA LAZIO!




Accadde oggi 13.11

1891 Nasce a Roma Orazio Gaggiotti
1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax
1927 Napoli, campo Arenaccia - Napoli-Lazio 0-0
1932 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Pro Patria 2-1
1938 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 3-0
1949 Bologna, Stadio Comunale - Bologna-Lazio 0-0
1955 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 0-1

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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