02 Settembre 2019

Pillole di un derby da dimenticare...
di Stefano Greco

Sono tanti i discorsi da affrontare legati a questo derby già finito in archivio. Tanti argomenti da toccare, così diversi tra l’altro che il rischio è quello di non riuscire a legarli tra loro e di fare, quindi, pessimo un minestrone anche usando ottimi ingredienti, ma che non si sposano uno con l’altro. Allora, in questi casi, l’unica soluzione è quella di dividere tutto in “pillole”, in piccoli pensieri, partendo dal pre partita…

Roma ieri era una città blindata, quasi militarizzata. Il terrore sparso a piene mani subito dopo l’assassinio di Fabrizio Piscitelli, ieri si è rivelato per quello che era: una bolla di sapone, o meglio, un palloncino gonfiato ad arte da qualcuno che forse sperava di vederlo scoppiare e che forse è rimasto deluso nel vederlo volare via tranquillo fino a perdersi nel cielo infinito. Calate di “barbari” da tutta l’Italia e l’Europa pronti a mettere a ferro e fuco la città e per scontrarsi con le forze dell’ordine: stazioni e caselli autostradali presidiati, la zona dello stadio davanti all’obelisco spaccata in due con una sorta di muro di Berlino formato dai mezzi delle forze dell’ordine. Tanto rumore per nulla. È stato forse il derby più tranquillo di sempre e non perché Roma era stata militarizzata, ma perché quando c’è un morto da “onorare”, da sempre si pensa solo a quello, lasciando da parte tutto il resto.

E veniamo alla seconda pillola, legata proprio all’omaggio a chi non c’è più, completamente oscurato perché quel personaggio probabilmente fa ancora più paura oggi che non c’è più di quanto non facesse quando era vivo. Per la prima volta nella storia, è stato deciso di “oscurare” la scenografia di un derby. Non era mai successo. Anzi, in passato proprio la scenografia delle due curve era il momento di maggior ascolto, un po’ come la partenza del Gran Premio di Formula Uno. Ieri, invece, dall’alto è partito l’ordine di non inquadrare la Curva Nord. Così, il regista ha indugiato sui giocatori in attesa di entrare in campo, sull’ingresso delle squadre e i giocatori che si stringevano la mano ma con il cameramen che doveva stare sempre con l’inquadratura stretta per arrivare al massimo alla Tevere. Anche lì, stando attento a non inquadrare lo striscione esposto in Tevere per ricordare Diabolik. Poi, le telecamere si sono fissate sui ragazzini in campo che tenevano lo striscione contro la pirateria televisiva e non potendo proprio non inquadrare neanche per un attimo il pubblico, ecco che l’unica immagine è stata dedicata a quattro/cinque bandiere che sventolavano tristemente in Curva Sud.

Perché è successo? Di chi è la colpa? È successo perché qualcuno ha ordinato di oscurare la scenografia della Nord. Qualcuno se l’è presa con SKY, ma quel qualcuno non sa che non è più SKY a produrre le immagini delle partite, ma la Lega Calcio che gira a SKY e DAZN il prodotto finito da trasmettere. I registi e i cameramen sono scelti dalla Lega ed è il produttore scelto dalla Lega Calcio a decidere che cosa deve vedere lo spettatore a casa. Insomma, siamo alla censura vera e propria. Un qualcosa iniziato anni fa quando su richiesta di qualche presidente contestato (Lotito in testa) la Lega Calcio ha ordinato a SKY di non riprendere più gli striscioni di contestazione ai presidenti. La stessa Lega che ordinava ai registi di alzare gli effetti dello stadio per far immaginare stadi pieni anche quando non erano vuoti, con gli stessi registi obbligati a cercare di inquadrare piccole macchie di pubblico per nascondere in qualche modo allo spettatore gli spalti deserti o quasi. L’oscuramento di ieri, è stato l’atto finale, l’ennesimo schiaffo dato a chi ama il calcio a 360° e guarda le partite per godersi lo spettacolo sugli spalti come quello in campo.

E veniamo al calcio giocato. Tutti i romanisti che ho sentito, letto o incrociato questa settimana, avrebbero firmato con il sangue per pareggiare questa partita. Perché in questo momento (e specifico, in questo momento…), tra la Lazio e la Roma c’era un abisso: per condizione fisica, gioco e valore assoluto dei giocatori utilizzabili da due allenatori. Poteva essere veramente un derby da pallottoliere. Non lo è stato non per la sfortuna o per torti arbitrali, ma per il semplice motivo che la Lazio ha mostrato per l’ennesima volta quei limiti che impediscono a una buona squadra di diventare una grande squadra. Perché il salto di qualità non lo si fa solo con gli acquisti, ma anche con il cambio di mentalità, con l’approccio giusto alla partita. E la Lazio, anche da questo punto di vista dimostra di non voler crescere. Certo, 5 pali sono un record (ma ne ha presi 2 e in momenti importanti anche la Roma), ma quando un giocatore arriva da solo davanti al portiere e spara sul palo (Immobile ma per certi versi anche Parolo) o centra il portiere (Correa nel secondo tempo), come ha detto anche ieri Acerbi con grande onestà ("Non credo nella sfortuna, la verità è che in certe occasioni dobbiamo essere più freddi e lucidi") la sfortuna c’entra poco.Sfortuna è il palo di Leiva o quello di Correa, ma fanno il paio con quelli di Zaniolo. Il rigore per la Roma c’era e quello invocato da alcuni tifosi laziali per il contrasto Lazzari-Kolarov è un rigore che se te lo danno contro invochi l’ufficio inchieste o parli di complotto.

A questa Lazio mancano la cattiveria e quel killer istinct che consentono ad una grande squadra di vincere anche partite che non meritano di vincere. La Lazio, invece, non riesce a vincere neanche partite che domina, come è successo ieri quando pur sfondando da tutte le parti (sia sulle fasce che al centro) abbiamo chiuso il primo tempo sotto di un gol. Alla Lazio, poi, mancano le alternative. E questa è l’ultima pillola legata al mercato che chiude oggi.

Ieri in panchina Inzaghi aveva in panchina un solo giocatore in grado di cambiare la partita e quel giocatore era Caicedo, un attaccante che in tutta la carriera è andato solo una volta in doppia cifra. Nessuno pretende la Luna, ma se il Napoli con quell’attacco che aveva ha aggiunto Lozano e Llorente, è difficile comprendere come la Lazio possa considerarsi coperta con lo stesso attacco dello scorso anno con l’aggiunta di Bobby Adekanye al posto di Pedro Neto, ovvero di un ragazzino che ancora deve fare l’esordio da professionista. Se l’Inter si permette il lusso di far entrare Barella a partita in corso, non si capisce come mai nella Lazio venga considerato un inutile lusso andare a prendere un altro giocatore con le caratteristiche di Leiva. Ci hanno detto che è Cataldi l’alternativa naturale di Leiva, poi a Genova in assenza di Leiva ha giocato Parolo che ieri ha giocato insieme a Leiva entrando al posto di Milinkovic. Abbiamo sempre detto che per crescere questa squadra aveva bisogno di avere Radu e Lulic come alternative, non come titolari inamovibili. Abbiamo iniziato la stagione con Lulic e Radu titolari fissi e con i presunti titolari presi sul mercato spediti in panchina. Per crescere, una squadra ha bisogno di inserire gente pronta subito, non a metà stagione o magari il prossimo anno. Ma è inutile discuterne, perché oramai lo sappiamo che questa è la linea e quest’estate abbiamo avuto l’ennesima conferma che non cambierà mai nulla e che per agguantare il quarto posto (obiettivo massimo…) dobbiamo sperare che: Milan e Roma non si rinforzino oggi o a gennaio; che il Torino non regga a questi livelli e che l’Atalanta vada il più avanti possibile nelle coppe in modo che sprechi energie preziose in Europa pagando così il conto in campionato. Perché noi, oggi siamo quelli che eravamo ieri e l’altro ieri e che saremo anche domani: una splendida incompiuta…




Accadde oggi 13.11

1891 Nasce a Roma Orazio Gaggiotti
1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax
1927 Napoli, campo Arenaccia - Napoli-Lazio 0-0
1932 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Pro Patria 2-1
1938 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 3-0
1949 Bologna, Stadio Comunale - Bologna-Lazio 0-0
1955 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 0-1

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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