04 Luglio 2019

Se non vi emozionate, siete morti...
di Stefano Greco

Ieri, anche se sono lontano da Roma, ho letto e ascoltato cose assurde sul video usato dalla Lazio per pubblicizzare la campagna abbonamenti 2019-2020. Talmente assurde che prima di scrivere ho deciso di aspettare, di rifletterci, di vedere e rivedere il video e, soprattutto, di mettere nero su bianco il mio pensiero a mente fredda, evitando così di scrivere di pancia. Perché ci sono occasioni in cui bisogna riflettere su quello che si dice e si scrive. E questa, secondo me, è una di quelle occasioni.

Ho lavorato per tanti anni in tv, quindi sono del "mestiere" e credo di poter esprimere un giudizio a 360 gradi su questo video. Lo so benissimo che il video poteva essere fatto meglio dal punto di vista tecnico e che ci sono videomaker legati al mondo Lazio (tanto per non fare nomi “Zandera Entertainment” e “Gielle”) che fanno dei video fantastici anche dal punto di vista tecnico e che non servono né macchinari costosissimi per realizzarli e neanche grandi investimenti, ma BASTA criticare qualsiasi cosa. Se la società non fa SBAGLIA, se fa SBAGLIA LO STESSO.

Io non amo e non stimo né chi gestisce questa società né tanto meno chi gestisce la comunicazione della Lazio, ma ditemi voi che cosa c'è di sbagliato se una società cerca di trasmettere emozioni, usando come filo conduttore il rapporto tra un padre e un figlio che, da sempre, per noi è qualcosa in più di un motto o di una frase fatta? Non è proprio l’assenza di cuore e di emozionalità l’accusa principale che muoviamo da anni a chi gestisce la Lazio? E se per una volta la società per sponsorizzare la campagna abbonamenti lancia un video in cui sono racchiusi tutti e due questi valori che per noi sono importanti, fondamentali, perché criticare, perché andare a cercare sempre e comunque il “pelo nell’uovo”? Secondo me è sbagliato. Criticare è giusto, sottolineare quello che non va anche, ma c’è un limite a tutto. E davanti all’emozione, bisognerebbe fermarsi o, comunque, riflettere prima di sparare a zero.

Perché l’abbonamento per un tifoso è un atto di fede, un gesto d’amore, quasi sempre una cambiale firmata in bianco perché il tifoso non ragiona con il portafoglio, ma con il cuore. E nel farlo, è vero, a volte sbaglia perché nel calcio di oggi il cuore non c’è più e i primi “mercenari” di questo mondo, completamente diverso da quello in cui siamo cresciuti e che ci ha fatto innamorare, sono proprio i presidenti. Ferrero che tifa Roma e prende la Sampdoria, poi ora molla la Sampdoria per incassare 100 milioni (senza contare quelli che secondo qualcuno si è già intascato in questi anni sottraendo soldi al bilancio della squadra per tappare le falle delle sue aziende…) e prendere a costo zero dalle mani del sindaco il Palermo, ovvero la squadra di una piazza che in futuro gestendo bene la società (senza il carico di debiti) gli potrebbe garantire le stesse entrate della Sampdoria. La stessa operazione fatta l’estate scorsa da De Laurentiis, oppure da Lotito e prima ancora dal suo amichetto Preziosi, che prima ha affossato il Como e poi è diventato improvvisamente tifoso del Genoa, lui che è nato ad Avellino…

L’abbonamento è un atto di fede, dicevo, quindi un video con le immagini sulle emozioni che ha regalato una squadra (e di conseguenza, che piaccia o no, una società) al tifoso, soprattutto ad un bambino che magari lo scorso anno ha messo piede per la prima volta allo stadio, ci sta tutto. Perché, volete dire che pur non andando allo stadio e non amando questa società da laziali non avete provato neanche un brivido la notte del derby? Volete dire che non avete goduto nelle notti di Coppa a San Siro? Volete raccontarmi che non avete sentito nulla quando Milinkovic è salito in cielo per sbattere quel pallone in rete la serata della finale di Coppa Italia o che stando da soli o con amici sul divano a vedere la partita non avete corso insieme a Correa per depositare quel pallone in rete? Se non è così, allora lasciate perdere, significa che siete morti dentro e che, quindi, non basterebbe neanche un cambio di proprietà per riaccendere quella fiammella che si è definitivamente spenta.

È vero, anche io non esulto e non mi “incazzo” più come una volta per la Lazio. Anni fa, quando la Lazio perdeva era “pericoloso” starmi vicino e la rabbia era difficile da smaltire. A volte non bastavano ore, ma servivano giorni. Ad esempio, come dopo quel pareggio per 1-1 a Firenze che ci costò lo scudetto nel 1999. Oppure, come il dolore provato a 11 anni appena compiuti per quello scudetto sognato per una vita e sfumato negli ultimi secondi a Napoli il 20 maggio del 1973. Non sono bastate neanche le parole di Giorgio negli spogliatoi e la sua promessa di “vendetta” per cancellare via rabbia e dolore fisico per quello che era successo.

Sapete cosa mi ha fatto maggiormente riflettere di questo video? L’immagine della Coppa Italia alzata al cielo, volutamente (e giustamente…) rallentata, con quel trofeo dorato che appena si intravede attraverso quei coriandoli colorati sparati al cielo di Roma al momento della premiazione. E poi i fuochi d’artificio che hanno illuminato l’Olimpico. Ecco, rivedendo le immagini della premiazione, ho pensato a tutti i trofei alzati al cielo dalla Lazio in questi 50 anni e passa (52 per la precisione) vissuti con un’aquila nel cuore. Ho pensato ai giocatori che mi hanno regalato emozioni e poi mi hanno spezzato il cuore togliendosi di dosso (a volte troppo in fretta e a volte in malo modo…) quella maglia biancoceleste; ho pensato alle centinaia di migliaia di chilometri fatti per seguire la Lazio ovunque, da Barletta a Birmingham, da Messina a Montecarlo; ho pensato alle tante lacrime, sia di disperazione che di gioia, provati in tutti questi anni. Ho pensato al sogno da bambino nel vedere le premiazioni degli altri di poter vedere un giorno il capitano della Lazio alzare una coppa al cielo e quel sogno l’ho realizzato: 12 volte… Quei fuochi d’artificio, mi hanno fatto tornare in mente le notti all’Olimpico delle feste dei due scudetti: quella del 21 maggio del 1974 contro gli argentini del San Lorenzo de Almagro e quella del 21 maggio del 2000 contro il Bologna. Sempre il 21 maggio, sempre contro squadre che indossavano una maglia rossoblù, serate sempre chiuso con il naso puntato verso il cielo per ammirare i fuochi d’artificio, quello spettacolo di luci e di colori che ti emoziona sempre, a qualsiasi età.

Ecco, ci può stare che le emozioni si affievoliscano con il passare del tempo, ma non che svaniscano del tutto. Perché senza emozioni non si può vivere, oppure non provare alcuno tipo di emozione per un qualcosa che ti ha emozionato sempre è innaturale, come lo è uno zombie. Non mi emoziono più come una volta, non tornerò allo stadio e, tantomeno, farò l’abbonamento. Ma mi emoziono ancora. Magari non più come prima, ma la fiammella non è spenta. E quel video, pur con qualche difetto tecnico che c’è, è emozionante perché parla di emozioni vere, reali, provate. Quindi, sparare su quel video pur di attaccare a tutti i costi la società, è SBAGLIATO. Anche se, forse, chi lo ha commissionato non ha mai provato le emozioni che proviamo noi e mai le proverà. Ma questo, semmai, è un problema suo, non nostro…




Accadde oggi 15.09

1929 Roma, Stadio Rondinella - Lazio-Pistoiese 4-0?
1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Budapest III Ker 4-0
1946 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Salernitana 3-0
1957 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 4-3
1963 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-1
1968 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 1-1
1985 Bologna, stadio Renato Dall’Ara – Bologna-Lazio 1-0
1991 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 1-1
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Lokomotiv Plovdiv 2-0
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Chievo 2-3
2007 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Empoli 0-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 9/8/2019
 

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