09 Giugno 2019

Inzaghi 4, felice e vincente?
di Stefano Greco

“Ho voluto prendere una pausa di riflessione, dopo tre anni avevo bisogno di fare chiarezza con me stesso. Ritengo di essere una persona seria, un professionista, e non mi va di prendere in giro nessuno. Mentalmente avevo bisogno di chiudere il ciclo iniziato nel 2016 per, eventualmente, aprirne un altro con maggior convinzione. Perché per me la Lazio è vita, è famiglia. La Lazialità si tramanda, io l’ho fatto con i miei figli. Cerco di viverla nel migliore dei modi, me la godo tutta. Mi sento un privilegiato, una persona fortunata perché posso vivere di queste soddisfazioni”.

Dopo settimane di silenzio, Simone Inzaghi è tornato a parlare e lo ha fatto a modo suo, con garbo e con l’educazione che lo contraddistingue, senza urlare, senza concedere titoloni a chi scrive e senza fare promesse. Anche se, chiaramente, qualcuno per fare un titolo ha voluto forzare la mano scrivendo a caratteri cubitali quella parola scudetto che è proibita a queste latitudini, che una volta era di casa a Formello ma che ora è chiaramente tabù: perché per raggiungere quell’obiettivo bisogna fare investimenti che non sono mai stati e non saranno mai nelle corde di chi guida questa società. E non è né un’accusa né un dito puntato, ma una semplice constatazione. Perché noi laziali la nostra realtà la conosciamo bene.

Parto proprio da quella parola scudetto, perché dipingere scenari non reali credo che sia il modo peggiore per iniziare un nuovo ciclo. Io non lo so se Simone è rimasto alla Lazio perché convinto da un progetto e perché ha ricevuto le garanzie che aveva richiesto, oppure perché alla fine non è arrivata quell’offerta impossibile da rifiutare o solo perché la società gli ha fatto capire che non lo avrebbe liberato da quel vincolo che lo legava alla Lazio fino al 30 giugno del 2020. Non lo so, perché questo lo sanno solo Lotito, Tare e Inzaghi. Ma so che richieste ne erano arrivate, quest’anno come lo scorso anno. E che Simone ha sempre detto di NO perché la Lazio per lui è molto più che una squadra da allenare, visto che da 20 anni fa parte della sua vita.

“Gli interessamenti fanno piacere, non sono arrivati solo quest’anno ma anche un anno fa quando abbiamo perso la qualificazione in Champions all’ultima partita. C’erano state le richieste di un club italiano ed uno estero, avrei sicuramente guadagnato di più ma ho sempre dato priorità alla Lazio, la mia squadra del cuore. Sono ambizioso e voglio crescere, ma in questo momento voglio far bene qui. Il mio futuro è la Lazio e sono strafelice di andare avanti”.

Non lo so se Simone è stato sincero fino in fondo, ma al contrario di quelli che già lavoravano per dipingerlo come un traditore o un mercenario in caso di divorzio dalla Lazio, io non dispenso certezze e aspetto di vedere che cosa succederà nelle prossime settimane, nei prossimi mesi. Perché saranno soprattutto le scelte di mercato della Lazio a dirci se è cambiato realmente qualcosa o no. A sentire i nomi che girano in questi giorni, verrebbe da dire di no, che non è cambiato assolutamente nulla. Ma lo sappiamo bene che per acchiappare qualche cliccata sul web o per vendere qualche copia in più, in questo periodo vengono sparati nomi su nomi, spesso e volentieri su imput di procuratori o mediatori che hanno tutto l’interesse ad accendere i riflettori su certi giocatori per alzare la valutazione di un cartellino o per strappare un rinnovo di contratto.

L’unica cosa che so è che tra un mese esatto Simone Inzaghi inizierà a scrivere il quarto capitolo della sua avventura laziale. Nei primi tre, ha sempre vinto: 7 trofei da giocatore, 3 da allenatore delle giovanili e 2 da allenatore della prima squadra. Se non basta quello per definirlo un vincente, alzo le mani. Certo, ha fatto degli errori in questi anni e deve ancora crescere sia dal punto di vista tattico che della gestione delle partite, ma in giro ci sono pochi allenatori che hanno vinto così tanto sia da protagonisti in campo che sulla panchina. Tra quelli della Serie A che verrà mi vengono in mente solo Antonio Conte e Carletto Ancelotti.

La domanda che tutti ci facciamo, chiaramente, è: che Lazio sarà quella del quarto capitolo dell’avventura biancoceleste di Simone Inzaghi? Una Lazio costruita seguendo le indicazioni dell’allenatore o una squadra messa su, come è sempre successo in questi 15 anni, cogliendo le occasioni che offre il mercato e limitandosi a reinvestire parte dei soldi incassati dalle cessioni?

“Quando ho preso in mano la Lazio la squadra non era in Europa, adesso ci gioca con regolarità da tre anni. Ora vogliamo crescere tutti quanti. In Italia ci sono squadre che hanno più budget, ma la Lazio con tanto impegno ed idee ha dimostrato di potersela giocare. Ho parlato con il presidente e con Tare, mi hanno detto che la squadra rimarrà super competitiva. Tare è una garanzia, una sicurezza sul mercato, siamo una grande famiglia. Per quel che riguarda gli acquisti è prematuro parlarne, di volta in volta vedremo come si svilupperà il mercato”.

L’impressione, quindi, è che tutto il mercato della Lazio giri intorno al futuro di Sergej Milinkovic Savic. Se il serbo parte, la nuova Lazio verrà costruita con i soldi ricavati da quella cessione e magari con qualche contropartita da pescare nell’organico della Juventus, la società maggiormente indiziata a mettere le mani sul “sergente”. Se Milinkovic resta, cambia lo scenario e a quel punto il “sacrificato” di questo mercato potrebbe essere Luis Alberto. Vedremo. L’unica cosa certa è che Tare dovrà trovare una collocazione ai tanti giocatori inutili sbarcati a Formello in queste ultime stagioni, a gente che ha dimostrato sul campo di non essere da Lazio. Che non fossero da Lazio giocatori come Patric, Durmisi e Marusic, si sapeva, ma ora lo ha dimostrato anche la prova del campo. Così come questi due anni hanno dimostrato che l’acquisto di Pedro Neto e Bruno Jordao a quelle cifre non era un investimento per il futuro, ma una partita di giro per gonfiare il bilancio con la cessione virtuale di Keita al Monaco. E sono queste le cose che tolgono fiducia, che fanno perdere credibilità a chi parla di progetto Lazio o peggio ancora di “assalti al potere del Nord” o di presunte Ferrari messe nelle mani di Inzaghi.

Ecco, per ripartire con il piede giusto servirebbe un pizzico di umiltà e di onestà in più. Da parte di tutti: di chi costruisce la squadra, di chi la allena (e che per rispetto della gente dovrebbe dire se è stato o no accontentato) ma anche da parte nostra, ovvero di chi giudica e spesso e volentieri lo fa per principio. Per questo, ho deciso di non scrivere nulla sul mercato, limitandomi a commentare acquisti e cessioni solo se e quando sono ufficiali. E ad esprimere un giudizio definitivo sulla quarta Lazio di Inzaghi solo a bocce ferme, ovvero a mercato chiuso.




Accadde oggi 15.09

1929 Roma, Stadio Rondinella - Lazio-Pistoiese 4-0?
1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Budapest III Ker 4-0
1946 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Salernitana 3-0
1957 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 4-3
1963 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-1
1968 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 1-1
1985 Bologna, stadio Renato Dall’Ara – Bologna-Lazio 1-0
1991 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 1-1
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Lokomotiv Plovdiv 2-0
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Chievo 2-3
2007 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Empoli 0-0

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 9/8/2019
 

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