08 Giugno 2019

Addio Nello, addio "professore"...
di Stefano Greco

Nello Governato, per me, è sempre stato “il professore”. Perché al contrario di tanti calciatori della sua epoca che a malapena avevano frequentato la scuola dell’obbligo, lui aveva studiato e una volta appesi gli scarpini al chiodo era diventato giornalista e poi scrittore, ma restando sempre legato al mondo del calcio. E dover parlare oggi di lui al passato, mi fa male, perché con Nello se ne va un altro pezzo della mia Lazio, un altro simbolo di quella Lazialità fatta di eleganza nei modi, di competenza e di quella passione per i colori biancocelesti che va oltre i risultati e i personaggi. Che porta a non fare sconti a nessuno se nel modo di fare di qualche personaggio legato al mondo Lazio c’è qualcosa che stona. Per questo, quando Nello parlava di Lotito lo elogiava come manager, come imprenditore, ma lo criticava come presidente, più che come capo come portabandiera della Lazialità. Fu lui, infatti, parlando di Lotito, a dire: “E' un dolore costante vedere una cosa grande come la Lazio, in mani così piccole”.

Nello Governato diceva sempre quello che pensava e lo argomentava perché, da giornalista e da scrittore, non aveva problemi a spiegare in modo chiaro il suo pensiero, specie quando parlava della frattura tra una parte del mondo Lazio e il presidente. “È una situazione difficile da capire: la Lazio non è un’azienda di pulizie. La Lazio è dei tifosi anche se Lotito è il proprietario. Esisteva prima ed esisterà dopo: non è sua, è dei tifosi. Dovrebbe capire che bisogna assecondare e capire i voleri del pubblico, essere più tifoso e sostenitore anche lui, più garbato e più gentile. Forse i tifosi vedono in lui poca passione. Fa le cose come se fossero affari, non è un presidente appassionato, ma un uomo impegnato in un affare che sa condurre e anche bene. Però manca il cuore, manca la generosità. I presidenti sono sempre stati diversi, adesso è cambiato il calcio: si guardano i soldi della tv, prima c’era più calore. Lotito non deve trattare la Lazio come uno degli altri suoi lavori. La Lazio è sua ma appartiene ai tifosi. Cent’anni e passa di storia non si chiudono con la frase ‘è mia e decido io’. Devi capire l’ambiente, ascoltare gli altri, i tifosi, fare qualcosa per ammorbidirli. Il tifoso non ragiona e pensa che ci sia poca passione, poco legame d’amore tra Lotito e la società”.

Nello Governato, un po’ come Bob Lovati, è stato l’esempio di come si può diventare romani e laziali pur non essendo nati in questa città o con quei colori addosso. Di come l’amore a prima vista per la Lazio si sia trasformato tante volte in una sorta di matrimonio a vita. Già, perché Nello è nato a Torino il 14 settembre del 1938, ha mosso i primi passi nel mondo del calcio giocando nel Como, dove è approdato all’età di 17 anni. Dopo 80 partite e 23 gol segnati in appena quattro campionati, il giovane Governato viene notato da un osservatore della Lazio e nell’estate del 1961 arriva nella Capitale. Il suo acquisto passa quasi inosservato e all’inizio nessuno immagina che quel ragazzetto biondo e magro sia destinato a diventare, nei 10 anni successivi, il padrone assoluto del centrocampo della Lazio, tanto da meritare per quel suo modo di giocare e per quel suo modo di essere dentro e fuori dal campo il soprannome di “professore”.

A Como lo scova il neo presidente della Lazio, Massimo Giovannini, che si carica sulle spalle l’ingrato compito di ricostruire la squadra dopo la prima retrocessione in serie B della storia biancoceleste, con i pochi mezzi che ha a disposizione a causa di un deficit di bilancio solo in parte tamponato da cessioni eccellenti. La prima stagione nella Lazio, però, è deludente quanto sfortunata, come del resto quella della squadra. Basta citare un solo episodio per far capire immediatamente cosa succede in quella stagione.

Lazio, Napoli, Modena, Verona e Pro Patria sono in lotta per i due posti utili per accompagnare il Genoa, dominatore della stagione, in serie A. Il 4 marzo del 1962, allo stadio Flaminio va in scena un vero e proprio spareggio tra la Lazio e il Napoli. La partita è tesa, equilibrata, ma all’inizio del secondo tempo, con una delle punizioni che lo hanno reso famoso, Seghedoni buca la barriera e poi la rete del Napoli. La buca in tutti i sensi, perché il pallone scagliato con violenza incredibile dal giocatore della Lazio, entrando in porta buca le maglie della rete. I tifosi esultano insieme ai calciatori della Lazio, i giocatori del Napoli si mettono le mani nei capelli, ma tra lo stupore generale l’arbitro, Rigato di Mestre, dice che il pallone è uscito e fa riprendere con una rimessa da fondo campo. I giocatori della Lazio circondano il direttore di gara, fanno vedere il buco nella rete della porta partenopea, ma Rigato non sente ragioni e non convalida: per lui quel gol non è mai stato segnato. Nonostante le immagini televisive dimostrino la validità della rete segnata, tutti i ricorsi della Lazio per la ripetizione della partita cadono nel vuoto. Morale, a fine stagione Napoli e Modena vanno in serie A con 43 punti, la Lazio (appaiata al Verona) resta in B con 42 punti. A fare la differenza, è proprio quel punto in più negato da Rigato alla Lazio che avrebbe invertito l’ordine della classifica tra i biancocelesti e il Napoli.

Governato in quel campionato gioca solo 11 partite, segnando appena due gol, entrambi al Monza: uno nel 4-0 dell’andata e uno decisivo per la vittoria nel 2-1 della partita di ritorno. Ma la stagione successiva, Nello Governato prende in mano la bacchetta e comincia a dirigere a modo suo il centrocampo della Lazio e tutta la squadra, potendo contare anche su un punto di riferimento importante come Rozzoni al centro dell’attacco e sul dinamismo di Giancarlo Morrone. Nessun gol in 35 partite per “il professore”, ma sul fatto che Nello Governato sia uno dei protagonisti assoluti del ritorno in serie A della Lazio nessuno ha il benché minimo dubbio. Non lo hanno di sicuro i tifosi, che alla fine di Lazio-Pro Patria invadono il campo per festeggiare la promozione e portano in trionfo un Governato mezzo nudo ma finalmente sorridente.

Per firmare il suo primo gol in serie A, “il professore” deve aspettare il 29 marzo del 1964, quando grazie ad una sua rete la Lazio batte per 1-0 il Bari all’Olimpico. Con quel suo fisico asciutto, tutt’altro che gladiatorio, in campo Governato sembra più un insegnante che il regista della squadra. Ma nonostante l’aspetto fisico, “il professore” comincia ad entrare nel mirino dei grandi club. Si vede poco, ma quando si vede è sempre decisivo. La stagione successiva segna 4 gol, che regalano però tre vittorie alla Lazio: quelle contro il Varese (2-1 all’andata e 1-0 al ritorno) e quella contro la Sampdoria, quando quasi da solo vince la sfida contro i blucerchiati realizzando la sua prima doppietta in serie A: è il 9 maggio del 1965.

L’8 marzo del 1966, nel recupero della partita contro il Milan sospesa per nebbia il 23 gennaio, in tribuna a San Siro ci sono alcuni osservatori dell’Inter. Governato, oltre a comandare il gioco, segna anche il gol che sblocca la partita e che, unito alla rete di D’Amato, consente alla Lazio di sbancare a sorpresa il tempio del calcio italiano.  A fine stagione, il presidente Moratti si presenta e fa un’offerta impossibile da rifiutare, sia per la Lazio che per lo stesso Governato. Sia pure lasciando un pezzo di cuore a Roma, “il professore” si trasferisce a Milano, ma la sua avventura con l’Inter neanche inizia. Senza dargli mai la possibilità di scendere in campo e senza dare la benché minima giustificazione, i dirigenti dell’Inter nel mercato di novembre lo spediscono a Vicenza. Si ritrova a contendere la salvezza alla Lazio, ma in cuor suo ha già deciso di tornare nella Capitale. A fine stagione, infatti, torna alla Lazio, chiamato a riportare nuovamente la squadra in serie A.

“Il professore”, diventa un punto di riferimento, la vera bandiera intorno a cui costruire la nuova Lazio. Dopo una stagione di transizione, con l’arrivo di Mazzola e con i gol di Ghio e Massa, la Lazio domina e chiude al primo posto in classifica, tornando trionfalmente in serie A. La stagione ’69-’70, è quella della svolta. Alla Lazio arrivano Wilson e Chinaglia dall’Internapoli. Arrivano anche Facco e Di Vincenzo, e comincia a prendere forma l’ossatura della squadra destinata di lì a 4 anni a portare la Lazio alla conquista del primo scudetto della sua storia. Governato, anche se ha solo 31 anni, dall’alto della sua esperienza è chiamato un po’ a recitare il ruolo della chioccia di questa nidiata di futuri campioni. In un’annata vissuta sulle ali dell’entusiasmo, la Lazio chiude la stagione all’ottavo posto in classifica, nel campionato vinto a sorpresa dal Cagliari. Il fiore all’occhiello di quell’annata è senza ombra di dubbio il 5-1 rifilato alla Fiorentina Campione d’Italia in carica allo stadio Olimpico. È il 19 ottobre del 1969 e in una tipica giornata di tarda estate romana, Chinaglia e compagni reagiscono in modo furioso al gol viola realizzato in avvio da Chiarugi. Dopo il pareggio di Governato, i gol di Cucchi e Morrone e la doppietta di Chinaglia firmano lo storico 5-1 finale. Non è l’unico acuto della stagione, perché in quel campionato all’Olimpico la Lazio batte anche il Milan, l’Inter e la Juventus.

L’inesperienza e il rendimento alterno della squadra, però, l’anno dopo costano l’ennesimo scivolone in serie B. A quasi 33 anni, Nello Governato chiude la sua esperienza laziale, con 258 presenze e 17 reti all’attivo. Ma prima di andarsene, “il professore” fa un ultimo regalo alla sua Lazio da calciatore, recitando un ruolo da protagonista nella conquista della Coppa delle Alpi, con Lovati in panchina che sta per consegnare la squadra nelle mani di Tommaso Maestrelli.

Nello Governato, lascia la Lazio da giocatore ma qualche anno dopo torna in biancoceleste da dirigente. Nel 1983 viene chiamato da Chinaglia per fare il direttore sportivo, poi dopo un’esperienza a Bologna e dopo aver intrapreso la carriera di giornalista a “Tuttosport”, viene chiamato nuovamente da Sergio Cragnotti per costruire la Lazio più grande di tutti i tempi, quella destinata a vincere in Italia e in Europa.

Lasciata nuovamente la Lazio alla fine dell’era-Cragnotti, Nello si è messo a fare lo scrittore. Nel 2004 ha pubblicato per Rizzoli “Gioco sporco”, che altro non è che l’anticipo del lato oscuro del calcio italiano che sarà svelato dallo scandalo di Calciopoli. Nel 2007, per Mondadori ha pubblicato il romanzo “La partita dell'addio”,  che narra in chiave romanzata ma rispettosa degli accadimenti storici,  la vicenda di Matthias Sindelar, il campione di calcio austriaco che rifiutò di giocare nella squadra nazionale tedesca dopo l'annessione del suo paese ad opera dei nazisti. Ma anche da scrittore e da giornalista, Nello è sempre rimasto legato al mondo Lazio, a quei colori che ha amato alla follia fino alla fine.




Accadde oggi 27.06

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Hungaria 3-2
1938 Nasce a Parma Pietro Adorni.
1987 Napoli, stadio San Paolo - Taranto-Lazio 1-0

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 24/5/2019
 

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