03 Giugno 2019

Scudetto 1915, finalmente si decide!
di Stefano Greco

Dopo anni di chiacchiere e di promesse non mantenute, finalmente ci siamo. Gabriele Gravina è stato di parola.  A gennaio, appena eletto, il neo presidente della Figc aveva annunciato che a bocce ferme sarebbero stati sciolti i nodi legati al passato, a scudetti contesi, non assegnati o revocati che a distanza di un secolo fanno ancora discutere. E nel primo consiglio federale e nel primo consiglio federale dopo la fine del campionato, Gravina ha insediato la Commissione di saggi che sarà chiamata a mettere la parola fine a queste vicende che si trascinano da decenni. E tra le questioni appese c’è quella dello scudetto del 1915 che ci interessa, quel titolo assegnato d’ufficio al Genoa senza disputare la finale a cui (la documentazione parla chiaro) la Lazio era già qualificata e il Genoa ancora no.

Della Commissione d’inchiesta nominata dalla Federcalcio, guidata da Matteo Marani (vicepresidente del Museo del Calcio di Firenze e vicedirettore di Sky Sport), faranno parte 4 “saggi”:  Francesco Bonini (rettore della LUMSA di Roma), Pierre Lanfranchi (collaboratore della Fifa sulla storia del calcio), Daniele Marchesini (ex docente di Storia Contemporanea all’Università di Palermo) e Sergio Giuntini (direttore del comitato scientifico della Società italiana di storia dello sport). La richiesta da parte del presidente federale alla Commissione (che ha già iniziato ad esaminare la documentazione depositata dalla Federcalcio dai comitati richiedenti) è stata quella di chiudere questa vicenda possibilmente prima dell’inizio della prossima stagione, in questi mesi senza calcio e quindi senza quel clima avvelenato dai risultati e dalle polemiche del campionato.

“Sono grato al presidente Gravina, perché si è dimostrato un uomo di parola. Ci aveva detto che la nuova governance avrebbe affrontato e risolto queste tematiche, a gennaio aveva annunciato la nomina di questa commissione storica e ora finalmente è arrivata l’ufficialità. È una notizia che mi rende molto soddisfatto: se due diverse amministrazioni, una dopo l’altra, si curano di affrontare l’argomento, vuol dire che c’è un’estrema considerazione e grande rispetto per questa nostra rivendicazione”.

La soddisfazione dell’avvocato Mignogna è giustificata, perché dopo quel primo sì sulla validità dell’incartamento depositato anni in Federcalcio, ora arriva anche il riconoscimento da parte della nuova governance del calcio italiano. Dopo il lungo sonno di Tavecchio e quello ancora più profondo del Commissario Fabbricini, ci ha pensato finalmente Gravina a prendere in mano la situazione per dare una risposta definitiva a 4 istanze presentate in questi anni e per chiudere, una volta per tutte, i conti con il passato. Qui non si tratta di riscrivere a tavolino la storia dell’albo d’oro, ma solo di mettere fine a questa lunga serie di ricorsi che si trascina da decenni. Con un verdetto espresso da esperti di storia del calcio e non da dirigenti tifosi, come ha, sarà una commissione di saggi varata qualche giorno fa dal neo presidente della Federcalcio con a capo Matteo Marani, giornalista e vice presidente della Fondazione Museo del Calcio. Una commissione composta da ricercatori e professori universitari chiamata a esprimere un parere definitivo su 4 casi rimasti aperti.

“Solo così ritengo che si possa finalmente dare valore al senso storico dei fatti e consentire a tutti di farsi la propria opinione senza preconcetti o precostituite posizioni faziose dettate dal tifo”.

Una commissione di studiosi senza la sciarpetta al collo chiamata a decidere su 4 ricorsi presentati da Lazio, Genoa, Bologna e Torino, con 3 scudetti in ballo: quelli del 1915, del 1925 e del 1927. La Lazio chiede che venga assegnato ex aequo il titolo del 1915 che nessuno ha vinto sul campo causa sospensione del campionato per la Grande Guerra ma assegnato dalla Federcalcio solo al Genoa che, documenti alla mano, aveva meno titolo della Lazio per vedersi consegnare dalla FIGC quel tricolore. Lo stesso Genoa, invece, chiede l’assegnazione dello scudetto del 1925, andato al Bologna al termine di ben cinque finali. Più complicato, il discorso legato al titolo del 1927  vinto dal Torino sul campo, ma poi revocato e mai assegnato a causa dello “scandalo Allemandi”. Il Toro chiede la restituzione di quel titolo vinto sul campo, mentre il Bologna, arrivato secondo, chiede che gli venga assegnato il titolo seguendo le stesse modalità adottate dalla Federcalcio per l’assegnazione dello scudetto della stagione 2005-2006, vinto sul campo dalla Juventus davanti al Milan ma assegnato all’Inter (che aveva chiuso la stagione al terzo posto) a causa del coinvolgimento di bianconeri e rossoneri nella Calciopoli del 2006.

Il fatto singolare di questa vicenda è che mentre nel caso di Torino, Genoa e Bologna sono state le società a muoversi per chiedere l’assegnazione di quegli scudetti “contesi” (Cairo in testa), nel caso della Lazio a muoversi sono stati dei semplici tifosi, guidati dall’avvocato Mignogna e appoggiati apertamente solo dal Presidente della Polisportiva, Antonio Buccioni. Lotito, infatti, non si è mai esposto, si è sempre limitato ad osservare.

Nel 2015, quando tutti facevano a gara per parlare di questa vicenda o per dar voce ai promotori di quella iniziativa, io ho scritto un articolo in cui ho spiegato perché ero contro l’assegnazione dello scudetto del 1915 e perché non avrei firmato quella petizione. Chiaramente, anche in quell’occasione mi sono fatto più nemici che amici, ma uno degli attestati più belli l’ho ricevuto proprio dal promotore di questa iniziativa, l’avvocato Gianluca Mignogna. Ci siamo incontrati per caso ad un evento laziale e mi ha detto: “Grazie per averne parlato. Anche se hai un’idea diversa, che rispetto, è importante che se ne parli”. E l’ho sempre fatto.

La mia posizione sulla vicenda dello scudetto del 1915 oggi è la stessa di 4 anni fa, perché non ho cambiato idea. Considero più che legittima la richiesta dell’avvocato Mignogna, trovo giusto assegnare moralmente quel titolo anche alla Lazio (non fosse altro come riconoscimento per quello che ha dato la società e la Polisportiva Lazio in termini di vite nella Grande Guerra), ma io sono sempre dell’idea che gli scudetti si vincano sul campo. Non nelle aule di un tribunale, oppure riscrivendo la storia. E io un profondo rispetto per la storia, soprattutto per quella della Lazio. E ce l’ho da sempre, perché la mia famiglia è legata a questa società da più di un secolo, fin dai primi anni di vita della Lazio. Mio nonno Tullio è stato revisore dei conti per anni, era amico del generale Vaccaro ed è entrato nel Consiglio Direttivo nel 1927, il mio prozio, Aldo Fraschetti (fratello di mia nonna), ha giocato nella Lazio insieme a Fulvio Bernardini e ai fratelli Saraceni in uno dei periodi più vincenti della storia della società. E ha sfiorato lo scudetto. È successo nel 1923, quando dopo aver vinto il campionato del Centro-Sud la Lazio ha giocato la finale proprio contro il Genoa, in una sorta di rivincita di quella finale del 1915 che non è stata mai giocata a causa dell’entrata in Guerra dell’Italia. Nel 1923, ha vinto il Genoa sul campo, sia all’andata che al ritorno. Zio Aldo, da bambino, mi prendeva in braccio e mi parlava spesso di quella sfida e del calcio di quell’epoca. E mi diceva: “Contro quelli, non avevamo nessuna possibilità. Loro erano già dei professionisti, venivano pagati per giocare a calcio e facevano solo quello nella vita. Noi, invece, eravamo ancora dilettanti. Al massimo ci scappava qualche premio, oppure qualche raccomandazione per trovare lavoro, ma non vivevamo di calcio”

Ma proprio perché rispetto la storia, nel momento in cui la Federcalcio decide di affidarsi a degli storici per chiudere definitivamente questioni rimaste in sospeso per oltre un secolo credo che sia giusto dare alla Lazio quello che è della Lazio. Perché lo dicono i documenti presentati dall’avvocato Mignogna. Quali sono questi documenti?

Detto che già nel 2016 un parere vincolante della Commissione dei Saggi istituita dall’allora Presidente Federale, Carlo Tavecchio, sottolineò che la richiesta presentata dall’avvocato Mignogna era legittima e che l’assegnazione dello Scudetto 1915 ex aequo a Genoa e Lazio fosse l’unica strada da seguire, in questi anni è stato raccolto e presentato ulteriore materiale che cancella qualsiasi tipo di dubbio.

Il materiale raccolto da Mignogna, insieme all’equipe di ricercatori che lo ha aiutato, si basa sulle pagine de L’Italia Sportiva, che all’epoca dei fatti era l’organo ufficiale della Federcalcio. In alcune copie de L’Italia sportiva del 1915, oltre ai risultati e alle classifiche che testimoniano il fatto che la Lazio si era aggiudicata il titolo dell’Italia Meridionale (quindi il diritto a disputare la finalissima con la vincente del campionato del Nord), nell’edizione del3 marzo 1915 de L’Italia Sportiva c’è un comunicato ufficiale della Figc che stabilisce l’annullamento della pre-finale meridionale tra Internazionale Napoli e Naples per irregolarità di tesseramento di 2 giocatori. Per questo motivo, la partita tra la Lazio e la vincente di questa sfida fu annullata determinando automaticamente che era la Lazio la squadra designata per la finale che assegnava lo scudetto della stagione 1914-1915. Titolo che, invece, non aveva conquistato sul campo il Genoa, visto che al momento della sospensione del campionato i rossoblù non erano ancora matematicamente campioni del Nord, visto che avevano solo 2 punti di vantaggio e c’era ancora l’ultimo turno da giocare. Oltre a questi documenti del 1915, in un’edizione de L’Italia Sportiva del 18 giugno 1920 c’è la conferma che nella stagione 1914-15 la Lazio fu Campione d’Italia Centro-Meridionale ed unica finalista nazionale certa e ufficiale del campionato 1914-15. Sempre in una copia de L’Italia Sportiva dell’11 ottobre 1920, Mignogna e gli altri ricercatori hanno trovato la notizia che L’Italia Sportiva era organo ufficiale della FIGC per l’Italia Centrale e Meridionale. La prova definitiva, quindi, dell’ufficialità della conquista da parte della Lazio dello Scudetto del centro-sud Italia e di conseguenza della legittimità della richiesta, visto che a riportarla era un organo ufficiale della stessa Federcalcio. Una prova inconfutabile, verrebbe da dire “a prova di tifo”… Quindi, documentazione alla mano, non resta che aspettare l’ufficialità.

Per quel che mi riguarda (ma credo che la cosa valga per tutti i laziali), in caso di assegnazione dello scudetto non scenderò in piazza e continuerò a considerare 2 gli scudetti vinti dalla Lazio (anche se sull'Albo d'Oro saranno 3) e come primo scudetto biancoceleste quello vinto sul campo nel 1974 dalla squadra di Maestrelli. Ma capisco benissimo anche chi non vede l’ora di festeggiare un titolo che toglie  a “quelli” anche l’unico record vero che hanno: quello di essere stati i primi a vincere uno scudetto a Roma. Perché il fatto di aver portato la B a Roma nel 1951, non glielo può togliere nessuno, così come albo d’oro dell’Uefa alla mano non è in discussione il fatto che sia la Lazio l’unica squadra romana ad aver vinto dei trofei europei e la squadra più vincente di questa città…

Detto questo, io continuo a sperare e a sognare di poter vincere un giorno sul campo il terzo scudetto, festeggiando sugli spalti abbracciato a mio figlio. Ora è dura anche solo immaginarla una cosa del genere, ma lo era e per ogni  laziale nell’estate del 1987, quella degli spareggi di Napoli. Allora era impossibile anche solo immaginare in quel momento quello che sarebbe successo poco più di due lustri dopo, tra il 1998 e il 2000. Ma siamo laziali e tifosi, quindi nessuno ci toglierà mai una cosa: la voglia di sognare un futuro diverso… 




Accadde oggi 27.06

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Hungaria 3-2
1938 Nasce a Parma Pietro Adorni.
1987 Napoli, stadio San Paolo - Taranto-Lazio 1-0

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 24/5/2019
 

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