31 Maggio 2019

La storia non vi ha insegnato nulla?
di Stefano Greco

Il 31 maggio del 2015, la Lazio guidata da Stefano Pioli realizzava una grandissima impresa, conquistando la terza piazza in campionato vincendo per 4-2 al San Paolo la sfida-spareggio contro il Napoli e garantendosi il diritto a giocare il preliminare di Champions League. E sappiamo benissimo tutti come è andata a finire: niente mercato nell’estate del 2015 nonostante le promesse fatte alla piazza e all’allenatore, Pioli costretto a giocare il preliminare di Champions senza una punta di ruolo e inventando Keita centravanti, “retrocessione” in Europa League e licenziamento di Pioli pochi mesi dopo, con la squadra affidata a Simone Inzaghi, promosso dalla Primavera.

La stessa cosa, era successa 8 anni prima, con Delio Rossi. Andò meglio ma fino ad un certo punto, perché a Champions League conquistata, il premio per l’allenatore fu l’acquisto di Artipoli e Vignaroli. Risultato, uscita di scena alla fine del girone eliminatorio e frattura insanabile tra la società che aveva promesso e non mantenuto e l’allenatore che si era sentito tradito. Risultato finale, divorzio da Delio Rossi nonostante una Coppa Italia conquistata (la prima di questa gestione) contro la Sampdoria.

E visto che non c’è due senza tre, a quanto pare la storia si sta ripetendo con Simone Inzaghi. Una grandissima stagione lo scorso anno con la Supercoppa d’Italia strappata alla Juventus e la Champions League sfuggita negli ultimi minuti dell’ultima partita di campionato, un’estate di promesse non mantenute sul rinforzamento della squadra, un trofeo vinto alla fine di una stagione deludente in campionato e un rapporto allenatore/società appeso ad un sottilissimo filo, perché Inzaghi non si fida più delle promesse di Lotito e per allungare il suo matrimonio con la Lazio chiede garanzie precise.

La storia dovrebbe essere maestra di vita, ci dovrebbe aiutare a distinguere a prima vista il buono dal cattivo e, soprattutto, ci dovrebbe insegnare qualcosa per evitare di commettere sempre gli stessi errori. Invece, a quanto pare, la storia di questi 15 anni non ha insegnato nulla a una parte del popolo laziale. Sicuramente minoritaria, ma decisamente chiassosa perché è quella che in radio o sui social indirizza e condizione l’umore dell’ambiente. Così, invece che schierarsi al fianco di chi vorrebbe una Lazio sempre più forte e che quindi chiede garanzie per trasformare le promesse di crescita in realtà, quella parte di ambiente laziale descritta prima che fa? Punta l’indice verso l’allenatore e lo addita come mercenario o come traditore della causa. Se ci poteva stare con Pioli e Delio Rossi che non avevano un passato da laziali prima di approdare nella Capitale, l’impresa appariva più difficile, quasi impossibile con uno come Inzaghi che ha sposato la Lazio vent’anni fa e che per il bene della Lazio ha strappato un contratto milionario per adeguarsi alla spending review lotitiana, uno che è partito dagli Allievi Regionali e ha fatto tutta la trafila (a suon di successi) fino ad arrivare alla prima squadra nell’estate del 2016, quando dopo il NO di Bielsa ha preso una squadra che nessuno voleva allenare e l’ha portata al quinto posto conquistando 70 punti (che quest’anno avrebbero garantito l’accesso alla Champions League), poi l’anno successivo ha vinto la Supercoppa e sfiorato la qualificazione Champions, per chiudere quest’anno con la conquista della Coppa Italia. L’unico allenatore italiano ad aver vinto qualcosa oltre ad Allegri in questi tre anni, uno che lo scorso anno per non tradire il patto fatto con la squadra e fidandosi delle promesse della società ha rifiutato la panchina del Napoli ora viene dipinto come un MERCENARIO e come un possibile TRADITORE DELLA CAUSA LAZIALE. E tutto questo perché? Per il semplice motivo che per allungare il matrimonio con la Lazio (il suo contratto scade a giugno 2020) ha chiesto garanzie precise da mettere nero su bianco sul rispetto delle sue richieste. Non economiche, badate bene, ma di rafforzamento della squadra. Perché avendo avuto solo uno dei 5 giocatori chiesti lo scorso anno, ora non si fida più.

Ad uno così, all’unico che grazie ai risultati ottenuti e una Lazialità certificata da vent’anni di Lazio e un senso di appartenenza che lo ha portato a fare cose che tutti noi abbiamo sempre sognato di vedere fare ad un allenatore laziale, gli dovremmo fare un monumento. Anche perché è l’unico che è riuscito a mettere all’angolo Lotito, è l’unico che ha la forza di ottenere quello che chiede e che è stato promesso ma mai realmente concesso a tutti i suoi predecessori. A partire da Pioli e Delio Rossi. Invece, ecco che qualcuno inizia a spargere veleno, a inquinare l’ambiente insinuando il dubbio che dietro a questo atteggiamento fermo di Inzaghi non ci sia la volontà di avere le garanzie di una Lazio più forte e competitiva, ma solo l’esigenza di prendere tempo in attesa di vedere cosa decidono Juventus e Milan.

Certo, il silenzio dietro cui si è trincerato Inzaghi aiuta chi vuole inquinare l’ambiente e che (scientemente o in modo inconsapevole) così facendo si presta al gioco di Lotito, che è sempre stato quello di screditare chiunque non si pieghi alle sue volontà. Tutti quelli che hanno rifiutato di rinnovare i contratti alle sue condizioni, tutti quelli che hanno preteso qualcosa, sono stati immediatamente dipinti come traditori della causa, come mercenari. La lista è lunga, lunghissima. E, guarda caso, i nomi sono tutti importanti. Di mezzo non ci stanno mai i nomi di gente come Saha, Bisevac, Helder Postiga, Vargic, Pereirinha, Perea, Alfaro, Ballardini e via discorrendo. No, ci sono i nomi di Kolarov, Lichtsteiner, Zarate, Muslera, Hernanes, Candreva, Keita e Biglia, magari di futuri traditori come Milinkovic Savic e Luis Alberto, tutta gente in grado di portare soldi nelle casse della Lazio, indispensabili per fare un minimo di mercato.

Tutti MERCENARI, tutti TRADITORI. Che sfiga per noi, che fortuna per chi li ha venduti… Quindi, a quanto pare, la storia non ha insegnato nulla a chi oggi punta l’indice contro Inzaghi, magari spianando la strada per l’arrivo di un De Zerbi, di un Giampaolo, oppure di un Ventura o un De Biasi, tutta gente che non avrebbe nessun potere per chiedere o pretendere. Quindi perfetta per chi gestisce la società e si appresta ad aprire un nuovo ciclo biennale o triennale da finanziare con cessioni illustri e da far partire non con giocatori già affermati, ma con nuove scommesse o giocatori da rilanciare. È tanto difficile da capire? È così difficile trarre esperienza da quello che è successo in questi 15 anni per tirare le somme e distinguere il BUONO dal CATTIVO, tra chi vuole il bene della Lazio e chi pensa solo ed esclusivamente al proprio tornaconto? Vedendo e ascoltando in giro gli umori della piazza, a quanto pare sì. Perché, purtroppo, la storia non ha insegnato nulla a questa parte minoritaria ma rumorosa del mondo Lazio…




Accadde oggi 27.06

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Hungaria 3-2
1938 Nasce a Parma Pietro Adorni.
1987 Napoli, stadio San Paolo - Taranto-Lazio 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 24/5/2019
 

86.982 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,17
Variazione del -1,68%