13 Maggio 2019

Non siamo una squadra da campionato
di Stefano Greco

Da anni si discute (e probabilmente si continuerà a discutere all’infinito) su cosa conti veramente nel calcio moderno: i trofei in bacheca, oppure il piazzamento in campionato che consente di partecipare alla Champions League e di incamerare decine di milioni di euro necessari per poter investire ed essere sempre più competitivi?

Non è una discussione banale, perché anche se come diceva il barone De Coubertain “l’importante non è vincere, ma partecipare”, tutti partecipano per vincere, perché poi negli almanacchi resta il nome di chi ha vinto il trofeo, al massimo quello di chi ha perso la finale, ma non di chi ha partecipato. Ma è altrettanto vero, che “partecipare o no” alla Champions League, oggi fa tutta la differenza del mondo e scava un solco incolmabile tra chi la fa e chi ci arriva vicino e poi si ritrova ad entrare in Europa dalla porta secondaria, a partecipare a quella Europa League che suona tanto come premio di consolazione e che non affascina nessuno. Specie se per arrivarci bisogna superare addirittura due turni preliminari iniziando a giocare a luglio. Per poi partecipare ad un trofeo che ha senso solo se lo vinci, perché oltre al nome inciso sull’albo d’oro ti garantisce un posto in Champions League per la stagione successiva. E vale forse più quello del trofeo alzato o dei soldi incassati, perché si tratta di spicci. Chi tra Arsenal e Chelsea vincerà quest’anno l’Europa League si porterà a casa 17 milioni di euro, ai quali si aggiungono i bonus legati ai punti conquistati nella fase a gironi (570.000 euro per la vittoria e 190.000 per il pareggio) e un bonus finale legato al “market pool”, ovvero “al valore proporzionale di ciascun mercato televisivo rappresentato dai club partecipanti alla UEFA Europa League”. In soldoni, le squadre italiane, inglesi, spagnole e tedesche si dividono gran parte della torta, lasciando agli altri li briciole o quasi. Quindi, un club italiano (oppure inglese, tedesco o spagnolo), vincendo l’Europa League si può portare a casa circa 25 milioni di euro. Il club della stessa nazione che vince la Champions League, può incassare fino a 150 milioni di euro… La Juventus, uscita nei quarti di finale, incasserà circa 95 milioni di euro, ovvero 4 volte quello che incasserà quella che, tra Arsenal e Chelsea, alzerà al cielo a Baku l’Europa League.

Credo che bastino questi numeri per dimostrare che, oramai, anche se il significato di quella frase attribuita a  De Coubertain è stato completamente stravolto, “conta più partecipare (alla Champions League…) che vincere”. Non il campionato, chiaramente, perché quello che dà l’accesso diretto alla Champions League, ma la Coppa Italia che ti consegna un posto garantito in Europa League. Premesso che, comunque, a ogni tifoso piace vincere e alzare un trofeo (specie in città come Roma in cui ci sono due squadre e si vive 365 giorni all’anno di rivalità cittadina), il piazzamento in campionato è importante, indispensabile per poter fare un salto di qualità a livello di fatturato. Quindi, per avere più soldi da investire per rendere una squadra sempre più competitiva.

E da questo punto di vista, i numeri dei 15 anni di gestione lotitiana sono quasi fallimentari. Da tutti i punti di vista. Dal punto di vista della rivalità cittadina, perché come si può leggere nelle tabelle in fondo la Lazio ha chiuso il campionato per 12 stagioni su 14 dietro la Roma e quest’anno il rischio di fare 13 oramai quasi scontatoPerché prendendo in considerazione tutti i piazzamenti ottenuti in questi 14 campionato dell’era Lotito la media è l’ottavo posto. Una media che non rispecchia né il valore della piazza né il valore di mercato della Lazio che, nella classifica degli introiti da diritti TV è sesta!

Quindi, oltre ai mancati investimenti da parte della società, a scavare un solco tra la Lazio e le altre grandi sono stati proprio i piazzamenti in campionato e, di conseguenza, la mancata partecipazione alla Champions League. Perché, considerando oramai sfumato l’obiettivo Champions anche per questa stagione (la matematica ancora non ci condanna, ma sia la classifica che logica e il calendario sì…), in 15 stagioni la Lazio ha conquistato solo una volta il diritto a partecipare alla Champions League, come la Fiorentina e l’Udinese. Contro le 10 partecipazioni della Juventus, le 9 dell’Inter, le 8 di Roma e Milan, le 6 del Napoli.

Qualcuno dirà: normale, perché se la media di piazzamento è l’ottavo posto, il valore della Lazio è quello, insomma il ruolo di una provinciale o poco più, quindi di una squadra non in grado di competere ad alti livelli e quindi di vincere qualcosa. Poi, però, se andiamo a guardare la classifica dei trofei vinti in queste ultime stagioni, la realtà è completamente diversa. Già, perché alle spalle di Juventus e Inter che hanno fatto man bassa di scudetti (addirittura 13 su 14), considerando anche la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana, dietro a Juventus e Inter (rispettivamente 16 e 13 trofei) ci sono a pari merito la Lazio e il Milan con 4, seguite da Napoli e Roma con 3. Con la Lazio che, vincendo mercoledì sera, avrebbe la possibilità di salire solitaria al terzo posto a quota 5 con la possibilità di giocarsi il 6° titolo nella prossima stagione nella finale di Supercoppa Italiana con la Juventus.

Insomma, i numeri dipingono due realtà completamente diverse: quelle di una squadra in grado di arrivare sempre o quasi fino in fondo nelle coppe nazionali (perché ai 4 trofei vinti si devono aggiungere le 5 finali perse dall’estate del 2004 a oggi, 2 di Coppa Italia e 2 di Supercoppa Italiana, nell’era-Lotito), ma quasi mai in grado di arrivare fino in fondo in campionato.

Già, perché in queste 15 stagioni la Lazio ha fatto spesso e volentieri delle prime metà di campionato straordinarie, è arrivata molte volte vicina al traguardo, ma l’ha centrato solo una volta… e mezza. Sì, perché alla qualificazione alla Champions League ottenuta nella stagione 2006-2007, si deve aggiungere il preliminare di Champions perso nell’estate del 2015 contro il Bayer Leverkusen. Poco, troppo poco se si considera che ha fatto di meglio addirittura l’Udinese, con una partecipazione alla Champions League e due preliminari persi e che in queste 15 stagioni un preliminare di Champions League lo ha giocato addirittura il Chievo.

Quindi, come ho scritto in un articolo di un paio di settimane fa, la Lazio è come quel ciclista che inizia il Giro d’Italia alla grande, magari vince un paio di tappe in volata, poi quando la strada comincia a salire veramente perde terreno e scivola sempre più in giù in classifica, spesso e volentieri pensando solo ad arrivare al traguardo anche se con distacchi abissali (come dimostrano i punti di distanza dalla Roma, che addirittura in 4 occasioni sono stati più di 30, cosa mai successa nella storia…), con la speranza di vincere magari la volata dell’ultima tappa a Milano, ovvero la Coppa Italia.

Perché succede tutto questo? Perché questi due volti diversi? Per il semplice motivo che per fare bene in campionato serve, oltre alla continuità di rendimento, una rosa in grado di reggere il doppio o il triplo impegno. Per mille motivi, la Lazio fino ad oggi è stata spesso e volentieri bella ma incompiuta, costretta a scegliere nel corso della stagione un obiettivo su cui puntare. E quell’obiettivo è stato, spesso e volentieri, la Coppa Italia. Perché è più facile imbroccare 4/5 partite buone (di cui, quest’anno, una contro il Novara…) che avere gambe e testa che girano per il verso giusto per 38 domeniche. Perché magari la Juventus come ha fatto quest’anno incappa in una serata storta a Bergamo e si chiama fuori dalla Coppa ma in campionato non molla nulla, almeno fino a quando non ha raggiunto l’obiettivo. La Lazio, invece, spesso e volentieri molla, a volte anche in modo inspiegabile e, visto ilo ripetersi di certe situazioni, anche un po’ sospetto. Come se la società a parole volesse a tutti i costi la Champions League, ma senza strapparsi i capelli se al posto della partecipazione all’Europa che conta poi arriva quella Europa League. Perché l’importante è restare in Europa e vincere ogni tanto la Coppa Italia o arrivare in finale con la Juventus per partecipare alla Supercoppa, in modo da poter compensare con qualche trofeo l’impossibilità (o l’incapacità o la mancanza di volontà, fate voi…) di poter competere in campionato.

E, dopo 15 campionati, non si può più parlare di casualità se la media finale parla di 8° posto. E neanche di risultati in linea con la storia della Lazio, perché considerando solo i campionati a girone unico  Perché se è vero che la media di piazzamento in Serie A della Lazio prima dell’avvento di Lotito era l’8° posto (8,19672 per essere precisi…), è anche vero che il piazzamento medio della Lazio nei 15 campionati prima dell’arrivo di Lotito era il 5° posto (5,13333 per essere precisi), perché i soldi dei diritti TV hanno completamente ridisegnato la geografia calcistica, rendendo sporadici gli exploit delle provinciali e garantendo alle grandi una presenza stabile nelle prime posizioni, come ampiamente dimostrato dalle qualificazioni alla Champions League e all’Europa League. E se non sei competitivo in campionato, nel calcio di oggi, trofei o non trofei, il salto di qualità non lo fai. MAI...! Se non a parole…

 

PIAZZAMENTI IN CAMPIONATO

2004-2005       13°       ROMA +1
2005-2006       16°       ROMA +37
2006-2007       3°         ROMA + 13
2007-2008       12°       ROMA +36
2008-2009       10°       ROMA + 13
2009-2010       12°       ROMA +34
2010-2011       5°         LAZIO + 3
2011-2012       4°         LAZIO + 6

2012-2013       7°         ROMA + 1
2013-2014       9°         ROMA + 32
2014-2015       3°         ROMA +1
2015-2016       8°         ROMA +26
2016-2017       5°         ROMA +17
2017-2018       5°         ROMA + 5

TROFEI VINTI

JUVENTUS     16
INTER             13
LAZIO              4
MILAN              4
NAPOLI            3
ROMA               3

PARTECIPAZIONI ALLA CHAMPIONS LEAGUE

JUVENTUS     10
INTER              9
MILAN              8
ROMA              8
NAPOLI            6
FIORENTINA   1
LAZIO              1
UDINESE         1

Per questa stagione, con Juventus e Napoli già qualificate, sono da assegnare ancora due posti per la Champions League edizione 2019-2020.




Accadde oggi 19.07

1982 Nasce a Roma Diego Favazza
2001 Riscone di Brunico - Lazio-Olympiakos Nicosia 1-0
2004 Sendai - Vegalta-Lazio 2-2
2006 Unterchutzen - Steierselektion-Lazio 0-5
2008 Auronzo di Cadore, stadio Rodolfo Zandegiacomo - Lazio-Auronzo 7-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 12/7/2019
 

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