07 Maggio 2019

Inzaghi, gli errori e la crescita illusoria
di Stefano Greco

Qualcuno dopo l'articolo di ieri mi ha accusato di voler difendere ad oltranza Simone Inzaghi, di voler scaricare tutte le colpe per questo obiettivo Champions League sfumato solo sulla società assolvendo tecnico e giocatori. Perché ce l’ho con Lotito e Tare. Che io ce l’abbia con Lotito e Tare (come la stragrande maggioranza dei laziali, credo…)  per quello che potevano fare e che non hanno fatto o non hanno voluto fare, non l’ho mai negato. Ma questo non significa assolvere Inzaghi o i giocatori, perché quando si fallisce un obiettivo, tutti sbagliano. Anche chi giudica male. E mi riferisco a una gran parte della comunicazione laziale.

Già, perché oggi a quanto pare in molti hanno dimenticato il tam-tam della comunicazione laziale che a fine mercato giudicava la Lazio più forte di quella allestita l'anno prima, seconda solo alla Juventus e quasi alla pari con il Napoli. C'era addirittura qualcuno che, ipotizzando un possibile calo della Juventus in campionato visto che con l’arrivo di Ronaldo l'obiettivo dichiarato era la Champions League, parlava addirittura di una Lazio in lotta per lo scudetto. E a fomentare tutto questo erano i venti che arrivavano da Formello dove, per la prima volta in 15 anni, qualcuno parlava apertamente di Champions League come obiettivo primario e abbondantemente alla portata della Lazio.

Ricordo gli insulti, i post ironici, le accuse di "gufaggio" o di "antilotitismo militante" sui social network quando mi sono permesso di sostenere che questa squadra non era più forte di quella dell’anno precedente. Al massimo era la stessa (togli Anderson e metti Correa, togli De Vrij e metti Acerbi, non cresci e le falle che c’erano in organico, specie in difesa e in attacco, secondo me restavano) e se invitavo a guardarsi alle spalle perché altre avversarie erano cresciute e nell’equilibrio generale si poteva passare in un ameno dal quarto a un piazzamento tra il quinto e l’ottavo posto (considerando a crescita dell’Atalanta senza l’impegno in Europa League e del Torino), ma guai a dirlo, guai a mandare in frantumi i sogni restando ancorati a quelle “solide realtà” che piacciono tanto al proprietario della Lazio...

Il problema, nel mondo laziale oggi, è che se uno muove una critica diventa subito un nemico della Lazio, mentre magari è solo uno che guarda in faccia la realtà senza farsi accecare dal tifo. Che lo scorso anno alcuni giocatori avessero dato non il 100%, ma addirittura il 120/130%, era palese. Bastava vedere le tabelle del rendimento degli anni precedenti per rendersene conto, perché in molti lo scorso anno avevano giocato o segnato come mai prima nella loro carriera. Allora, mentre per Milinkovic che è un giocatore giovane e in ascesa poteva essere normale ipotizzare un rendimento simile o maggiore (ma con la spada di Damocle del post mondiale, che spesso e volentieri destabilizza chi lo affronta per la prima volta…), era difficile ipotizzare un'altra stagione a quei livelli da parte di Ciro Immobile e, soprattutto, di Luis Alberto. E per certi versi anche di Lucas Leiva. Era facile ipotizzare, invece, considerando anche l'anagrafe, un calo di Lulic, Radu e Parolo. Di Durmisi non voglio neanche parlare e Berisha non lo giudico perché è sempre stato rotto, ma io quel mercato da 8-9 in pagella di cui parlavano in tanti, non lo vedevo.

E veniamo a Inzaghi. Sbaglia, certo che sbaglia, perché in questi 15 anni l'unico che ha dichiarato di avere il dono dell'infallibilità (visto non ha mai ammesso di aver commesso un solo errore...) è Lotito. Quindi, come sbagliano Allegri, Conte, Mourinho, Sarri e tutti gli altri, sbaglia anche Inzaghi. Basta vedere quello che ha combinato Thomas Tuchel quest'anno al PSG, ad esempio, lui sì con un organico che poteva vincere qualsiasi cosa quest'anno ma che si è fatto eliminare addirittura da un Manchester United che non riesce a vincere neanche contro l'ultima in classifica retrocessa da mesi. Oppure Allegri, che con un organico più forte di quello dell’anno precedente non solo non ha fatto il triplete in Europa, ma neanche in Italia.

Quindi, Inzaghi sbaglia. E il suo primo errore è stato quello di aver accettato in silenzio (per il bene della Lazio), quello che ha fatto Tare sul mercato. Lui voleva Lazzari e Tare ha preso Durmisi, ad esempio. E se Inzaghi non andava a sbattere i pugni forse non gli prendevano neanche Acerbi, visto che stavano facendo con il Sassuolo il solito tira e molla per un milione di euro e la corda poteva anche spezzarsi. Come era successo alla fine di tante trattative interminabili sfumate nelle ultime ore di mercato.

Il secondo errore di Inzaghi, secondo me, è stato quello di accettare l'imposizione della presenza di alcuni giocatori in formazione perché la società li doveva valorizzare o rivalutare per venderli. L'esempio più clamoroso è stato la presenza di Lukaku nell'11 titolare a Napoli alla prima giornata di ritorno. Presenza imposta perché la società stava provando a fare il "pacco" al Newcastle e per riuscirci doveva dimostrare che Lukaku era integro, mentre era palesemente sovrappeso e aveva problemi di ogni genere. Sfumata la cessione, Lukaku è sparito. Ha sbagliato Inzaghi, secondo me, anche a farsi imporre la messa fuori rosa di Basta, perché visto che lo paghi comunque l'ingaggio al giocatore almeno Basta lo potevi utilizzare per avere un'alternativa in più sulle fasce. E potrei andare avanti a lungo, parlando anche della presenza in campo di Wallace e Patric, perché pure quella (pensiero mio…) non è tutta farina del sacco di Inzaghi. Il procuratore di Wallace si chiama Mendes, non so se il nome vi dice qualcosa. Mendes da qualche anno è uno dei punti di riferimento per il mercato della Lazio e a fine stagione deve piazzare da qualche parte Wallace, che ci è costato la modica cifra di 10 milioni di euro. Quindi, per fare almeno pari e patta (visti i tre anni di ammortamento) ne dobbiamo incassare almeno 5/6 di milioni di euro dalla sua cessione. A Patric, che era in scadenza, gli hanno rinnovato il contratto per 4 anni per poterlo vendere e realizzare una plus valenza (è arrivato a parametro zero). E, guarda caso, da quando ha rinnovato ha giocato tanto, troppo... È solo una mia supposizione, sia ben chiaro, ma ho imparato in questi anni che a Formello accade mai nulla per caso.

Quindi, Inzaghi sbaglia, soprattutto a farsi mettere tra le mani una patata bollente dietro l'altra senza mai protestare, oppure senza mai mandare messaggi come ha fatto candidamente domenica Giampaolo quando ha dichiarato in diretta su SKY che se non gli costruiscono la squadra che vuole lui se ne va anche a rischio di restare il prossimo anno a casa. Ma Giampaolo non è tifoso della Sampdoria come Simone lo è della Lazio. Giampaolo non è legato a Genova come Simone è legato a Roma. E, soprattutto, Simone è all'inizio della carriera mentre Giampaolo, superata la soglia dei 50 anni, oramai si può permettere di fare certe scelte, perché sa che o lo fa ora il salto di qualità o resterà per sempre un allenatore buono solo per una provinciale senza grandi ambizioni. Simone, invece, no. Ha rifiutato due volte lo scorso anno la panchina del Napoli, ha già un'offerta importante dall'Inghilterra, ma lui è legato alla Lazio. Però, secondo me, anche lui si  è reso conto che quello che è successo in questa stagione ha lasciato un segno, che la corda è stata tirata troppo e che, quindi, a fine anno potrebbe spezzarsi. Anche in caso di successo nella finale di Coppa Italia. E se succedesse, allora per noi potrebbero essere veramente “uccellini senza zucchero”: amari, amarissimi. Perché Gasperini non si muove da Bergamo e se le alternative sono De Zerbi, Ventura o De Biasi, allora ci possiamo già fare il segno della croce, altro che salto di qualità, altro che rivoluzione per dar vita ad un nuovo progetto con lo scopo di approdare in Champions League...

Quelle sono chiacchiere… Come quelle di quest’estate quando Lotito urlava al cellulare a Inzaghi “Simone, te stai sempre a lamentà quando hai una squadra dieci volte più forte delle altre” o come la storiella della Ferrari ingolfata o del negare la validità del parametro più spendi più vinci. Che non è matematico, ma di sicuro se investi di più hai sicuramente più possibilità di vincere di quante ne abbia oggi la Lazio di Lotito.

Perché noi alle spalle non abbiamo una banca che ci finanzia, oppure i cinesi o il fondo Elliot che investono. Noi abbiamo un proprietario che se ci va di lusso reinveste quello che incassa, quindi il nostro mercato in entrata dipende sempre solo ed esclusivamente da quello in uscita, non dall'aumento del fatturato. E se vendi De Vrij e prendi Acerbi, se vendi Anderson e prendi Correa, se vendi Keita e prendi due ragazzini portoghesi e Nani venuto a Roma in vacanza, come puoi pensare di poter crescere o, comunque, di reggere la concorrenza con chi parte ogni anno da +40 milioni di euro grazie ai soldi della Champions League? E, occhio, perché gli altri crescono…

Non mi piace parlare sempre di soldi, perché per me il calcio è sempre stato altro, ma oramai le società di calcio sono aziende. E se io non aumento mai il mio fatturato, ho i bilanci in regola e pago regolarmente gli stipendi, ma non cresco. E se gli altri il fatturato lo aumentano e quindi possono investire più di me, significa che io divento sempre meno competitivo. Anche rispetto ad un'Atalanta che con la nuova redistribuzione della torta dei diritti TV (quest’anno incasserà 62 milioni di euro contro i 71 della Lazio) e i soldi della Champions League il prossimo anno potrebbe fatturare addirittura più della Lazio. Con delle spese di gestione decisamente inferiori alle nostre.

Questo lo ha capito anche Gasperini, che domenica alla domanda se potendo scegliere preferirebbe vincere la Coppa Italia o qualificarsi per la Champions League, ha scelto senza indugi la seconda, anche se in carriera non ha mai vinto nulla. Perché vincere, anche una Coppa Italia, fa piacere a tutti, perché tutti tifiamo Lazio e io sono contento anche se la Lazio vince un'amichevole: oggi come 30/40 anni fa. Ma vincere una Coppa Italia serve solo al tifoso laziale per prendere in giro quello romanista, perché a livello di incremento del fatturato non ti porta nulla se non qualche giorno di festa e qualche battuta d’estate sotto l’ombrellone. Ma se vogliamo veramente crescere, l'unica strada percorribile (purtroppo) è quella che porta all'ingresso in Champions League. E questo Gasperini l'ha capito, come tutti gli altri. A Roma, invece, qualcuno ancora fatica a capirlo...




Accadde oggi 20.05

1923 Bari - Ideale Bari-Lazio 0-3
1951 Roma, stadio Torino – Lazio-Como 2-0
1956 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 2-0
1974 La Lazio, neo Campione d'Italia, viene ricevuta in Campidoglio dal Sindaco On.Darida
1979 Rosario, Estadio Gigante de Arroyto, Rosario Central-Lazio 3-0
2001 Firenze, stadio Artemio Franchi - Lazio-Udinese 3-1
2007 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Parma 0-0
2009 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/3/2019
 

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