06 Maggio 2019

Tutta colpa di Inzaghi - parte seconda -
di Stefano Greco

È finita come sempre, come accade da anni dopo un obiettivo sfumato: un giocatore fischiato appena tocca palla e l'allenatore di turno crocifisso a fine partita per averlo schierato in campo al posto di altri “presunti” fenomeni che, nel recente passato, a loro volta erano stati fischiati e crocifissi per un errore. Insomma, come avviene regolarmente da 15 anni a questa parte, la colpa è sempre dell’allenatore e a passare sotto le forche caudine della contestazione o a finire sul banco degli imputati quel tribunale dell’inquisizione laziale aperto H24 e 365 giorni all’anno è, sempre e solo, chi sta in panchina.

È il destino di ogni allenatore a qualsiasi latitudine, è stato il destino di tutti quelli che hanno preceduto Inzaghi ed è quello che succederà a chi arriverà dopo di lui. Perché, come ho scritto il 25 aprile scorso in È tutta colpa di Inzaghi (parte prima) dopo il trionfo a San Siro in Coppa Italia: “è molto più comodo e meno rischioso attaccare lui piuttosto che il padrone del vapore o il DS che ha rinnovato fino al 2022, ovvero quelli che hanno comprato certi giocatori e che pretendono che gli venga dato pure spazio per poterli piazzare da qualche parte”.

Ma questo non interessa al tifoso incazzato, perché lui ha bisogno di un colpevole da crocifiggere subito, uno da bollare come incapace o scemo del villaggio, uno da condannare e da cacciare immediatamente per manifesta incapacità con l’illusione che mandando via lui le cose possano cambiare. La stessa illusione collettiva che ha portato, prima di Inzaghi, a crocifiggere Delio Rossi che, con mezzi inferiori a quelli attuali, aveva conquistato una qualificazione alla Champions League e una Coppa Italia; oppure Petkovic e Pioli che, rispettivamente, hanno vinto una finale storica di Coppa Italia e conquistato il diritto a giocarsi un preliminare che dava l’accesso alla Champions League. Tutti, nel momento decisivo, quello in cui il salto di qualità era a portata di mano, sono stati traditi da Lotito e Tare. Ma il tribunale dell’inquisizione laziale ha condannato loro, insultandoli e gettandoli nella polvere con la stessa rapidità con cui li aveva messi sul trono e incensati, magari trovando in loro punti di contatto con Tommaso Maestrelli, l’eterno punto di riferimento quando in casa laziale si parla di allenatori.

Il laziale insulta oggi Wallace e lo fischia come succede al toro nell'arena, sostenendo che non può giocare a calcio e che è da folli mandarlo in campo. Vale per Wallace oggi come è valso per Patric ieri, oppure in passato per Bastos, o per Radu che oramai per il tifoso laziale è vecchio, logoro, cotto. Ma questi sono i difensori che sono stati messi a disposizione di Inzaghi, quindi, semmai l’unica colpa di Simone è quella di aver accettato questo organico, di non aver alzato la voce, di non aver messo in piazza quello che succede nelle segrete stanze di Formello. Ma quale allenatore lo fa, in Italia oppure all’estero? In quanti puntano l’indice verso il presidente o il DS, sapendo che così facendo nessuno poi si metterebbe dentro casa un allenatore che non si assume tutte le responsabilità e non si lascia crocifiggere salvando chi gli paga lo stipendio?

Questo non lo capisce il tifoso in generale ma, soprattutto, non lo capisce o fa finta di non capirlo quello laziale: assuefatto da 15 anni di gestione-Lotito e che oramai ha perso ogni speranza in un futuro diverso dal presente e dal recente passato. Quindi, meglio prendersela con Inzaghi se schiera Durmisi o Marusic, invece di chiedersi perché qualcuno ha portato Durmisi e Marusic mentre l’allenatore chiedeva degli esterni con caratteristiche diverse e che considerava più affidabili e più adatti al modulo che aveva in mente di adottare. Ma è più facile e comodo  prendersela con Inzaghi, sempre e comunque: se schiera Patric oppure se non lo ha schierato al posto di Wallace, se schiera Bastos quando fa una cazzata oppure se non lo schiera e la cazzata la fa quello sceso in campo al posto suo. Perché qui nessuno si è salvato dalla contestazione. Il tribunale dell’inquisizione laziale, a turno, ha puntato l’indice su Milinkovic, su Luis Alberto, su Lulic, su Parolo, su Badelj, su Caicedo (prima insultato e ora osannato) e perfino su Ciro Immobile, trattato ora come l’ultimo dei pipponi nonostante i 66 gol realizzati in 100 partite di campionato giocate con la maglia della Lazio. Fino a l’altro ieri era Re Ciro, ora è uno finito, inutile, un giocatore di cui sbarazzarsi in fretta… Come Milinkovic, come Luis Alberto, oppure come Felipe Anderson lo scorso anno di questi tempi e che ora viene rimpianto, con Inzaghi accusato di averlo cacciato dagli stessi che crocifiggevano il brasiliano quando stava alla Lazio perché era svogliato, incostante e a volte anche irritante.

Ma, tranquilli… Inzaghi magari se ne andrà e con De Zerbi o Ventura in panchina cambierà tutto. Magari se ne andranno anche Immobile o quei mercenari di Milinkovic Savic e di Luis Alberto. E qualcuno si fregherà le mani, per i soldi incassati e per aver fregato ancora una volta il tifoso. Sì, perché quelli buoni partiranno e quelli scarsi invece resteranno e, forse, ce li porteremo sul groppone fino alla scadenza del contratto. È successo in passato, succede e succederà. Patric è scarso, a detta di tutti è uno che non può giocare nella Lazio, ma qualcuno si è chiesto come mai a Patric sia stato appena rinnovato il contratto per altri 4 anni? No, quello non se lo chiede nessuno. È più facile condannare e crocifiggere l’allenatore che a volte è costretto a schierarlo piuttosto che porsi domande o prendersela con chi lo ha comprato prima e confermato poi. Con chi, ad esempio, ha versato 10 milioni di euro nelle casse del Braga (toh, la stessa società a cui abbiamo già versato quasi 20 milioni di euro, che alla fine saranno 26, per Pedro Neto e Bruno Jordao…) per prendere Wallace o ha speso più di 14 milioni di euro per l’accoppiata Durmisi-Marusic.

Perché i giocatori sono questi e, a turno, li avete fischiati e contestati tutti. Questo ha a disposizione Inzaghi. Non ha dietro Bonucci e Chiellini, non può scegliere se schierare come esterni Spinazzola, Cancelo o Alex Sandro, ma ha Lulic, Romulo, Marusic e Durmisi, perché dopo averlo pagato quasi 8 milioni di euro ora Dusan Basta è finito nel pascolo di Formello, pagato per non giocare come è successo a tanti prima di lui. E perché anche del fenomeno Lukaku oramai si è persa ogni traccia. Anche loro prima esaltati e poi fischiati, insultati e crocifissi. Loro, non chi li ha comprati...

Questi sono i giocatori, questa è la Lazio. E la colpa, chiaramente, è di Simone Inzaghi. Perché come dicono gli allenatori da fantacalcio che popolano il mondo-Lazio: “chiunque con questa rosa avrebbe potuto fare di meglio e centrare facilmente la qualificazione alla Champions League”. Già, chiunque… Peccato che in 15 anni ci sia riuscito solo Delio Rossi, in una stagione in cui Juventus e Napoli stavano in Serie B e in cui Milan e Fiorentina ci sono arrivate davanti per punti conquistati sul campo ma sono finite dietro a causa delle penalizzazioni rimediate per la vicenda di Calciopoli. Quindi, è tutta colpa di Inzaghi. Solo ed esclusivamente di Inzaghi. Passo e chiudo. Avanti il prossimo…




Accadde oggi 19.07

1982 Nasce a Roma Diego Favazza
2001 Riscone di Brunico - Lazio-Olympiakos Nicosia 1-0
2004 Sendai - Vegalta-Lazio 2-2
2006 Unterchutzen - Steierselektion-Lazio 0-5
2008 Auronzo di Cadore, stadio Rodolfo Zandegiacomo - Lazio-Auronzo 7-0

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

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