12 Aprile 2019

La Champions dei "bari"...
di Stefano Greco

Il secondo deferimento del Milan per violazione del Fair Play Finanziario è passato quasi inosservato rispetto alla bufera scatenata dal rigore non concesso ai rossoneri contro la Juventus. Sia ben chiaro, il rigore per il Milan c’era, come c’era pure quello per la Juventus e quello assegnato alla Lazio dal VAR. Quindi, il Milan ha subito un torto sul campo ed è giusto che si lamenti. Ma la domanda, secondo me, è un’altra: cosa dovrebbero dire le società che in questo momento lottano con il Milan per conquistare l’ultimo posto disponibile per la Champions League del prossimo anno e da due anni sono costrette a confrontarsi con una società che da anni aggira le regole del Fair Play Finanziario al punto da aver subito già una condanna e da rischiare un’altra pesante sanzione da parte dell’Uefa? E, soprattutto, dove sta la Federcalcio? Che fine ha fatto quel tanto sbandierato Fair Play Finanziario italiano che doveva garantire a tutti il rispetto delle regole e parità di condizioni a tutti proprio partendo dai bilanci sani e dalla messa al bando del doping finanziario?

Lo so, il titolo che ho usato per questo articolo forse è un po’pesante, però rende bene l’idea. Perché fin da piccolo mi hanno insegnato che chi si siede al tavolo e non rispetta le regole del gioco può essere definito in un solo modo: BARO. Barare non significa solo infilarsi un paio d’assi nella manica per poi tirarli fuori al momento giusto per battere l’avversario, significa anche, ad esempio, poter inserire in rosa giocatori che, bilancio alla mano, una società non si potrebbe permettere: né per il costo del cartellino né per quello dell’ingaggio. Vale per Gonzalo Higuain, vale per Krzysztof Piatek, così come vale per Paqueta. Una società con i conti del Milan non si potrebbe permettere certi acquisti. Invece li fa e nessuno dice nulla: Federcalcio e Lega chiudono gli occhi, l’Uefa chiude il recinto quando i giochi sono già fatti e un’eventuale sanzione a posteriori non ristabilisce regolarità, come abbiamo già visto lo scorso anno. Quindi, conviene barare…

Conviene barare non rispettando i parametri del Fair Play Finanziario, conviene barare aggiustando i bilanci con plusvalenze ottenute vendendo giocatori a cifre irreali, come ha fatto ad esempio lo scorso anno l’Inter piazzando giocatori della Primavera a cifre vicine a quella spesa dalla Lazio per comprare Immobile. Certo, poi magari finisce che uno di quei ragazzi esplode e ti mangi le mani, ma per uno Zaniolo che sboccia ce ne sono altri dieci che non varranno mai la cifra incassata per sistemare i bilanci grazie a società “compiacenti”. E, chiaramente, anche per questo esistono i due pesi e due misure. Ha pagato il Chievo per tutti (il Cesena è fallito ed è ripartito dalla Serie D, con zero debiti e nessuna sanzione…), ma tutte le altre l’hanno fatta franca. Ora potrebbero partire nuovi deferimenti, con tantissime big del campionato coinvolte e con le sole Lazio, Atalanta e Torino “pulite” tra tutte le squadre che si sono già assicurate un posto in Champions League o che stanno lottando per agguantarlo o per andare comunque in Europa League. Ma di questo, chiaramente, non ne parla nessuno. Non perché non faccia notizia, ma perché a chi fa informazione o a chi vive grazie al carrozzone del calcio (PAY TV in testa), l’unica cosa che interessa è vendere i giornali o fare ascolti TV. E quello non lo fai raccontando la verità o attaccando i grandi club che “barano”, perché sono i tifosi di quelle squadre a pagare i conti delle TV e dei giornali, quindi anche gli stipendi di chi dovrebbe fare informazione. Ergo, meglio parlare del rigore negato al Milan…

Sia chiaro, vale per l’Italia ma anche per gli altri paesi, perché in Spagna e in Inghilterra sono tanti i club da cartellino rosso o giallo per violazione del Fair Play Finanziario, così come in Francia da anni assistono tutti in silenzio al dominio di un PSG che vince il campionato a mani bassi spendendo delle cifre che non potrebbe spendere con il fatturato garantito solo dagli incassi al botteghino e da quelli dei diritti tv.

Ma noi siamo in Italia e dobbiamo guardare in casa nostra. E guardando nel nostro cortile scopriamo che quattro grandi club hanno situazioni finanziarie che è un dolce eufemismo definire “delicate”. La Juventus si salva grazie al fatturato garantito dall’arrivare ogni anno in fondo o quasi alla Champions League (e da quei giochetti sulle plus valenze di cui si parlava prima fatte con i giovani…), ma le altre? L’Inter è stata sanzionata dall’Uefa con la riduzione della rosa dei giocatori utilizzabili quest’anno in coppa perle violazioni al Fair Play Finanziario degli anni precedenti, ma intanto grazie al fatto di aver “barato” con quella rosa si è assicurata la Champions League lo scorso anno e anche per quest’anno. Così, con quei soldi incassati dall’Uefa potrà dare una sistemata ai bilanci non conformi alle regole imposte dall’Uefa. Sembra uno scherzo,ma è la realtà. Vale per l’Inter, come vale per la Roma che, senza i soldi garantiti dalla Champions League avrebbe un bilancio talmente in rosso da rischiare quasi il fallimento. Per questo per la Roma è vitale entrare in Champions League, come lo è per il Milan che, grazie a questa regola assurda dei prestiti che ti consentono di utilizzare giocatori che pagherai (forse…) domani o dopodomani oggi schiera Bakayoko, ma sa già che senza il gettone garantito dalla Champions League non potrà mai pagare al Chelsea i 35 milioni di euro del riscatto del centrocampista francese di origini ivoriane.

Vi sembra normale tutto questo? Vi sembra più grave o clamoroso un rigore non dato o la violazione delle regole del gioco? Rizzoli si è affrettato a chiedere scusa per l’errore commesso, Gravina e Micciché quando chiederanno scusa per non aver sanzionato squadre che invece sono state sanzionate dall’Uefa? La Federcalcio e la Lega Pro, ad esempio, quando chiederanno scusa per aver iscritto al campionato società che erano già morte o moribonde, alterando completamente i risultati del campo con cancellazioni di squadre in corsa o penalizzazioni che hanno stravolto le classifiche? E l’Associazione Calciatori, quando capirà che mantenere in piedi questo sistema che economicamente non si regge più in piedi solo per garantire (teoricamente, perché se poi le società falliscono i contratti diventano carta straccia…) posti di lavoro a più calciatori possibile significa essere complici di questo mancato rispetto delle regole?

Al contrario di Diaconale, non scrivo queste cose per mettere le mani avanti in vista della sfida di San Siro, ma solo perché sono sotto gli occhi di tutti e perché questo doping finanziario non è meno grave del doping vero. Perché una società che immette capitali per aggirare le regole o che fa finte plus valenze per sistemare i bilanci, bara quanto un ciclista che si dopa per andare più veloce degli avversari. Ma questo, al carrozzone di chi vive e si nutre grazie al calcio, non conviene raccontarlo. Meglio riempire pagine di giornali e ore di dirette televisive parlando del rigore non concesso al Milan. Fa più audience. E se il campionato e la corsa alla Champions League non sono regolari, amen, l’importante è che in Europa ci vada chi garantisce maggiori ascolti o che fa vendere più copie di giornali…




Accadde oggi 20.04

1903 Balestrieri si classifica 2° nella Gara di Marcia bandita dalla Esperia Roma.
1930 Cremona, stadio Giovanni Zini - Cremonese-Lazio 1-3
1941 Milano, stadio San Siro - Milan-Lazio 3-0
1947 Napoli, stadio Vomero – Napoli-Lazio 0-0
1952 Roma, stadio Torino - Lazio-Atalanta 1-2
1957 Nasce ad Ancona Andrea Agostinelli
1958 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 2-2
1969 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Brescia 1-0
2005 Cagliari, stadio Sant'Elia - Cagliari-Lazio 1-1
2008 Catania, stadio Angelo Massimino - Catania-Lazio 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/3/2019
 

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