11 Aprile 2019

Quel poker firmato Zarate-Pandev
di Stefano Greco

L’11 aprile del 2009 è una giornata di sole che annuncia quasi l’estate. Ma non è per questo che quella data è rimasta impressa nella mia memoria e in quella di tutti i laziali. L'11 aprile 2009 va in scena il derby, in un momento tragico per il paese. Da pochi giorni, infatti, L’Aquila è stata rasa al suolo da un terremoto devastante e l’attenzione di tutti è rivolta a quella terra disastrata, ai 309 morti di quel terremoto, a tutti quei ragazzi rimasti imprigionati sotto le macerie della “Casa dello studente”. All’Olimpico, quindi, l’atmosfera è strana, i toni della festa sono smorzati rispetto a tutti gli altri derby e quel minuto di silenzio, con i giocatori delle due squadre abbracciati a centrocampo in un silenzio irreale, è un qualcosa di impossibile da dimenticare.

Ma sportivamente parlando il derby è sempre il derby, una partita da vincere più per la gloria che per la classifica, tanto il campionato ha ben poco da offrire e l’attenzione di tutti i laziali è già rivolta alla finale di Coppa Italia, la prima dell'era Lotito. Anche se la Lazio viaggia a metà classifica, oramai senza ambizioni dopo un girone d’andata che aveva fatto sognare ad occhi aperti ben altri traguardi, l'attesa per quella stracittadina è enorme e la partita, una volta tanto, ripagherà la grande attesa. Quello che fa maggiormente impressione ripensando a quel giorno non sono tanto i dieci anni passati, quanto leggere quella formazione: Muslera; Lichtsteiner, Siviglia, Rozenhal, Kolarov; Brocchi, Ledesma, Matuzalem, Foggia; Zarate, Pandev. 

Di quella squadra, destinata un mese dopo a vincere la Coppa Italia, ci fu detto che era la base su cui costruire il futuro della Lazio e che, per giunta, era difficilmente migliorabile. Invece, quella squadra fu smontata pezzo per pezzo, cedendo quelli migliori e perdendo per strada a costo zero i due veri talenti, i grandi protagonisti di quel derby e di quella stagione: Zarate e Pandev. Mentre Kolarov, ora gioca addirittura sull’altra sponda del Tevere, mentre noi da dieci anni a questa parte siamo ancora alla ricerca di un valido sostituto in quel ruolo…

Questo dovrebbe far riflettere sul significato della parola progetto, su quanto tempo è stato buttato per fare a quel salto di qualità mai spiccato ma che già allora sembrava dietro l'angolo, a portata di mano e senza grandissimi investimenti da fare. Ma piangere su quello che è stato e che non si può cambiare, è inutile. Nel guardare indietro, quindi, prendiamo il bello di quello che è stato come auspicio per il buono che potrebbe regalarci il presente immediato e, soprattutto, il futuro. Ma sempre navigando a vista, sia ben chiaro, senza una rotta ben definita tracciata sulle carte e tantomeno senza spacciare l’approssimazione o l’improvvisazione per progetto.

Quel successo per 4-2 ottenuto in un derby entrato nella storia, non fu casuale. Fu il frutto dell’ennesimo capolavoro tattico di Delio Rossi e dell’imprevedibilità di una coppia d’attacco impossibile da fermare quando era in giornata di grazia. E quel giorno, l’inizio fu incredibile, da darsi i pizzichi per assicurarsi che non si trattasse di un sogno ma di una meravigliosa realtà. 

Dopo la commozione e le lacrime del pre-partita, con le due squadre mischiate e abbracciate al centro del campo con il lutto al braccio per ricordare le vittime del terremoto che aveva colpito l’Aquila e l’Abruzzo, ecco l’avvio che non ti aspetti. Un inizio di derby che neanche il più tifoso dei tifosi osava nemmeno sognare. Zarate batte un corner contestato, palla a Brocchi, cross perfetto e Pandev che, dimenticato in area dai difensori della Roma in mezza rovesciata scaraventa il pallone in rete. Sono passati appena 100 secondi e la Lazio ha già spaccato il derby. È il gol più rapido segnato nella storia del derby romano. La spaccatura provocata da quel gol segnato a freddo dalla Lazio diventa una vera e propria voragine dopo altri 100 secondi. Zarate riceve palla sotto la Tribuna Tevere, fa un paio di finte, si accentra leggermente e da quasi 30 metri spedisce un pallone telecomandato che muore sotto l’incrocio dei pali, con Doni quasi immobile. Una bella rivincita per chi alla vigilia di quella partita era stato bollato dal capitano della Roma come un giocatore qualsiasi. Non un gol casuale, perché con la stessa azione, dalla stessa identica posizione e nella stessa porta, Zarate segnerà un mese dopo il gol d’apertura della finale di Coppa Italia contro la Sampdoria di Cassano e Pazzini.

Insomma, dopo quattro minuti scarsi la Lazio è avanti 2-0. La Roma sbanda e ha i nervi a fior di pelle, al punto che la goleada sembra dietro l’angolo. Invece l’incontro si riapre, in modo casuale. Segna Mexes in mischia e la partita diventa vera, bella, con azioni da una parte e dall’altra, inusuale per un derby. Lazio e Roma assomigliano a due pugili che si affrontano al centro del ring senza nessuna tattica, se non quella di vincere per ko, annientando l’avversario a suon di pugni fino a quando non finisce definitivamente a tappeto.

 L’ennesimo colpo da ko lo sferra la Lazio con Lichtsteiner all’inizio della ripresa. La Roma barcolla nuovamente dopo l’espulsione di Panucci ma, dopo la rissa scatenata da Totti che costa un rosso a testa a Mexes e a Matuzalem, si riprende segnando con De Rossi un gol fortunoso in mischia che le restituisce energie e tiene aperto il match. Il colpo del definitivo ko lo sferra Igor Kolarov. Il serbo parte palla al piede dall’area della Lazio, semina in velocità e di potenza un paio di avversari, poi si accentra e di destro, con il piede che usa solo per camminare, lascia partire un tiro che non sembra irresistibile ma che spedisce il pallone a fil di palo alla destra di Doni, inutilmente disteso in tuffo.

 Finisce 4-2 e Delio Rossi stabilisce l’ennesimo record. Dopo aver vinto la stracittadina di campionato con il punteggio più largo (3-0) nella stagione 2006-2007, con le 4 reti segnate nel suo ultimo derby stabilisce anche quello del maggior numero di gol segnati dalla Lazio in campionato in 82 anni di sfide con la Roma, eguagliando i 4 gol rifilati dalla prima Lazio di Eriksson alla Roma di Zeman il giorno della Befana del 1998, ma in Coppa Italia. È il derby dei record: con sei marcatori diversi, con sei reti totali segnate solo altre 3 volte nella storia (due 3-3, uno nel 1934 e uno nel 1998; il 5-1 della Roma nel 2002), con i cinque espulsi (a Panucci, Matuzalem e Mexes si aggiungono anche Tare e Spalletti che vengono quasi alle mani). Tanta roba, insomma, da consegnare agli annali...




Accadde oggi 27.06

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Hungaria 3-2
1938 Nasce a Parma Pietro Adorni.
1987 Napoli, stadio San Paolo - Taranto-Lazio 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 24/5/2019
 

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