08 Aprile 2019

Simone mio, ma chi te lo fa fare???
di Stefano Greco

Dopo Ferrara, secondo qualcuno il male della Lazio era Ciro Immobile. Dopo Lazio-Sassuolo, il responsabile dell’ennesima occasione persa per fare il salto di qualità si chiama Simone Inzaghi, lo stesso che lunedì scorso veniva dipinto come un mago perché gliela aveva incartata a Spalletti preparando la partita perfetta. Insomma, Inzaghi è un po’ come il pianista del saloon dei film western, quello a cui sparano sia i buoni che i cattivi quando non trovano nessun altro con cui prendersela con la scusa che non gli piace la musica che suona: che è sempre la stessa ma che a seconda dei risultati piace o non piace al popolo volubile, quello che prima di lui ha già impallinato nell’ordine Delio Rossi, Ballardini, Reja, Petkovic e Pioli. Perché alla fine a pagare è sempre stato il pianista, mai il padrone del saloon. Perché, il bello di questa vicenda, è che dopo 15 anni qualcuno sia ancora convinto che cambiando il pianista il locale possa cambiare. A dimostrazione che l’esperienza del passato non insegna nulla, assolutamente nulla…

Stiamo qui a leccarci le ferite dopo l’ennesima delusione ed è facile, facilissimo scaricare la rabbia su Inzaghi. Perché tanto, a qualsiasi latitudine, l’allenatore è il bersaglio perfetto da centrare quando le cose vanno male. Come, ad esempio, è successo dall’altra parte del Tevere. Il colpevole dell’annata disastrosa della Roma era Di Francesco,mica la società che gli aveva venduto il miglior portiere del mondo sostituendolo con un citofono e che negli ultimi anni, pezzo dopo pezzo, gli aveva smontato la squadra per esigenze di bilancio. E la dimostrazione che non fosse Di Francesco il vero problema si è vista con l’arrivo di Ranieri che, come media punti, ha fatto peggio del predecessore.

Perché qui qualcuno si è addirittura convinto che con un altro allenatore al posto Inzaghi la Lazio con questo organico oggi potrebbe stare magari al posto dell’Inter. E allora verrebbe veramente voglia di dire a Inzaghi (anche per il suo bene): mollali tutti, vai da un’altra parte così la gente capirà, forse, che tipo di miracolo hai fatto in questi anni, costruendo un gruppo, trasformando in giocatori veri delle ipotesi di calciatori di talento o addirittura trasformando i brutti anatroccoli (Luis Alberto su tutti) in eleganti cigni. Perché se poi chi va via dalla Lazio non riesce a rendere come rendeva qui a Roma, il motivo non sarà che qui riusciva a rendere al massimo grazie ad un sistema di gioco che lo valorizzava? E che quel sistema di gioco è frutto delle idee di un allenatore che si ritrova ogni anno a dover fare il ricevimento di nozze con i fichi secchi? Perchénei giorni scorsi ho letto di qualcuno che si lamentava perché comunque a Badelj (un vice campione del mondo...) non veniva concesso abbastanza spazio e che si stava spremendo troppo Milinkovic. Poi Inzaghi mette in campo Badelj per far tirare per un'ora il fiato a Milinkovic in vista della sfida di San Siro e di un altro ciclo terribile e apriti cielo. Stesso discorso per Immobile che sembra diventato il male dei mali: ma quale sarebbe l'alternativa, Caicedo? E apriti cielo se Inzaghi cerca di tutelare fisicamente Correa (che a Milano si è accasciato per problemi alla schiena) dando spazio a Caicedo, ecco che le vedove di Felipe Anderson si scatenano e accusano Inzaghi di non dare spazio ai giocatori di talento. Così comelo accusavano di non far giocare contemporaneamente Immobile, Correa, uis Alberto e Milinkovic. Non lo faceva perché erano tutti al meglio e la squadra non poteva reggere, appena sono stati tutti bene lo ha fatto e lo ha fatto a San Siro contro l'Inter, dimostrando di non aver nessun timore e di non essere un "minestraro" come qualche suo predecessore. Ma non va mai bene nulla, al primo pareggio o alla prima sconfitta il problema della Lazio è sempre e solo Simone Inzaghi. Come vedere sempre il dito che indica laLuna e mai la Luna indicata dal dito...

Ieri, sui social, ho letto un post di resa di Riccardo Cucchi che mi ha fatto riflettere, perché in poche righe ha sintetizzato (da grande maestro qual è) il malessere mio e di tanti altri che fanno comunicazione, ma anche quelli di chi come Inzaghi viene attaccato e insultato come cambia di direzione o di intensità il vento. “Non è più possibile parlare di calcio senza essere insultati, offesi, addirittura bullizzati. Ci ho provato. Ammetto la sconfitta. Non è per me questa forma di dialogo. La lascio a chi vuole la rissa e la maleducazione. La scelta è ampia. Troppo. Almeno per me”.

Ha ragione Riccardo, oramai siamo circondati da odiatori seriali e da frustrati che invadono il web alla ricerca di una vetrina e usano i social come una latrina in cui scaricare tutto, pretendendo di avere sempre e comunque ragione. E se non gli dai ragione, allora scatta l’offesa e l’insulto. Se poi provi a ragionare, portando fatti e argomentazioni, è addirittura peggio. Così come sempre più spesso mi chiedo ma chi me lo fa fare, al tempo stesso mi chiedo chi glielo faccia fare Simone Inzaghi di prendersi tutte queste “palate di merda” mettendoci sempre la faccia lui senza mai cercare scuse, senza mai dire: “Ma lo vedete o no con chi sono costretto a giocare?”… Mi auguro, per il bene della Lazio, che lui non si stanchi, perché se penso che l’alternativa potrebbe essere rappresentata da un Ventura o da un De Biasi, mi viene la pelle d’oca solo al pensiero. Simone mio, davvero, ma chi te lo fa fare???




Accadde oggi 20.04

1903 Balestrieri si classifica 2° nella Gara di Marcia bandita dalla Esperia Roma.
1930 Cremona, stadio Giovanni Zini - Cremonese-Lazio 1-3
1941 Milano, stadio San Siro - Milan-Lazio 3-0
1947 Napoli, stadio Vomero – Napoli-Lazio 0-0
1952 Roma, stadio Torino - Lazio-Atalanta 1-2
1957 Nasce ad Ancona Andrea Agostinelli
1958 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 2-2
1969 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Brescia 1-0
2005 Cagliari, stadio Sant'Elia - Cagliari-Lazio 1-1
2008 Catania, stadio Angelo Massimino - Catania-Lazio 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/3/2019
 

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