06 Aprile 2019

Cercasi Ciro, disperatamente...
di Stefano Greco

Roma è la città degli eccessi, dei condottieri idolatrati e incoronati imperatori per poi essere deposti o addirittura gettati nella polvere o uccisi. Lo è dalla notte dei tempi e nelle cose serie, quindi lo è anche e a maggior ragione ne calcio, dove gli umori popolari sono volubili come il tempo di inizio primavera, quando si passa nel giro di un giorno o a volte nell’arco della stessa giornata dal piumino alle mezze maniche. Chi a Roma ci è nato e cresciuto, è abituato a questi alti e bassi, all’umore volubile di una piazza che ti esalta e ti crocifigge in un amen. Chi viene da fuori, fatica ad abituarsi. O meglio, si abitua facilmente al lato positivo di Roma ma fatica ad accettare l’altro lato della medaglia. Vale per gli allenatori e i presidenti ma, a maggior ragione, per i calciatori. Tutti,famosi e non, perché da questo punto di vista Roma non ha mai fatto e non fa sconti. Qui sono stati contestati anche Nesta, Veron, Crespo, Nedved, Vieri e perfino Gascoigne. Ora tocca a Ciro Immobile passare sotto le forche caudine della contestazione: da Re idolatrato e intoccabile, ora è diventato per qualcuno quasi un peso, una zavorra che rischia di far naufragare il sogno Champions. E questo, come detto prima, può succedere solo a Roma.

Fino ad una settimana fa, i tifosi laziali mettevano in croce Mancini per aver utilizzato poco e male Ciro in Nazionale, oggi alcuni chiedono addirittura a Inzaghi di lasciare Ciro in panchina contro il Sassuolo, fomentato da titoli sparati e da pagelle assurde, come quelle post Inter-Lazio in cui Immobile risultava l’unico bocciato o quasi nella serata della grande impresa di San Siro. Questo perché per qualcuno contano solo i gol. Che per un attaccante sono fondamentali, sia ben chiaro, ma non sono tutto. A meno che l’astinenza non diventi un vero e proprio incubo per chi non riesce a trovare con la solita frequenza la via del gol. E da questo punto di vista, Ciro Immobile ha mostrato  un certo nervosismo. Anche giustificato vista la pubblica crocifissione messa in atto da una parte della piazza. La dimostrazione, palese, del nervosismo di Immobile traspare dalla risposta data da Ciro in un post su Twitter sotto un commento del fratello.

“Le critiche aiutano a crescere, le cattiverie a combattere. Il disfattismo uccide”, ha scritto sotto un post di Ciro suo fratello Gigi. La risposta del bomber di Torre Annunziata è arrivata tanto immediata quanto velenosa e tagliente: “Quali critiche? Un leone non si preoccupa del parere delle pecore”. Un attacco frontale a quella parte della comunicazione romana che lo ha criticato dopo la sconfitta di Ferrara perché, come ha precisato subito Immobile, quel commento non era rivolto ai tifosi. Al contrario di quanto era successo con Luis Alberto dopo la vittoria contro il Parma e quello sfogo a cui si è lasciato andare lo spagnolo e che in molti non hanno affatto gradito.

Tutto questo non fa bene né alla Lazio né all’ambiente, perché di fuochi accesi ce ne sono già abbastanza. Sia ben chiaro, non è colpa di Immobile perché lui ha risposto solo (a modo suo…) ad un attacco ricevuto a livello mediatico, ma a mio parere la risposta a certe critiche deve arrivare sempre e solo dal campo. E la risposta migliore è sempre e solo IL GOL.

Che l’Immobile di quest’anno non sia la macchina da gol dello scorso anno, è palese. Basta leggere i numeri per rendersene conto: 13 gol in campionato dopo 29 giornate contro i 24 segnati dopo 29 turni nella passata stagione. Gli stessi di Caputo dell’Empoli, una sola rete in più rispetto a Petagna della SPAL e due più di Ilicic, che bomber non lo è mai stato e che al contrario di Ciro non batte neanche i calci di rigore. Dopo 67 reti segnate nelle prime due stagioni (di cui addirittura 41 lo scorso anno), una flessione ci può anche stare e poteva (doveva) essere messa in preventivo. Il problema, è che in questa stagione dal punto di vista realizzativo non è calato solo Immobile nella Lazio, ma tutta la squadra. Anche Milinkovic e Luis Alberto non stanno segnando come lo scorso anno e se la squadra è riuscita a rimanere a galla il merito è della solidità del reparto arretrato, garantita anche da una maggiore copertura del centrocampo e da un atteggiamento meno spregiudicato. Ma è chiaro, palese, che per centrare l’obiettivo Champions alla Lazio serve il miglior Ciro Immobile e servono i gol del bomber di Torre Annunziata. Già a partire da domani, da quella sfida con il Sassuolo che molti considerano già vinta ma che è tutta da giocare, perché la Lazio affronta una squadra che blindata la salvezza ora può giocare senza pensieri.

Per questo ho scelto questo titolo per l’articolo di oggi, parafrasando il titolo di un film del 1985 (“Cercasi Susan disperatamente”…) in cui il ruolo del protagonista era interpretato da una giovanissima Louise Veronica Ciccone, in arte Madonna. Servono i gol di Ciro, disperatamente. A lui e ad una Lazio che dopo Ferrara non si può più permettere altri passi falsi…




Accadde oggi 27.06

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Hungaria 3-2
1938 Nasce a Parma Pietro Adorni.
1987 Napoli, stadio San Paolo - Taranto-Lazio 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 24/5/2019
 

86.982 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,17
Variazione del -1,68%