25 Marzo 2019

Due foto, un filo comune: la passione!
di Stefano Greco

Due foto, due momenti completamenti diversi nella storia della Lazio che hanno come unici punti di contatto il derby e l’amore sconfinato per questi colori, per questa società dalla storia travagliata ma fantastica. Perché le ho tirate fuori oggi? Per due motivi: il primo è quello che ieri era l’anniversario del derby con quella magnifica coreografia e oggi è l’anniversario del gol di Veròn, di una delle stracittadine entrate nel cuore e nella mente di ogni laziale. Il secondo, per me, è molto più importante, ed è il legame con la storia. In molti mi rimproverano di guardare troppo indietro, di essere rimasto legato al passato. Forse è vero,ma è dalla storia che si impara e dalle esperienze passate che si costruisce qualcosa e che si trovano gli elementi per smentire tanti luoghi comuni, tante tiritere che ripetute all0infinito assumono i contorni di verità anche se di vero non hanno nulla o quasi.

Oggi, in molti per rendere accettabile un presente che è inaccettabile ( e non parlo di risultati, sia ben chiaro…) per tanti laziali, dicono: “Eh, ma i laziali so sempre stati così, non ci sono mai stati, neanche al derby”. Ecco, guardate quella foto e andate oltre quella magnifica scenografia messa su dalla Nord versione Eagles’ Supporters. Guardate la Curva piena fino all’inverosimile, esaurita in ogni ordine di posti distinti compresi. Guardate il tabellino di quel derby che recita 44.000 spettatori paganti e poi andate a vedere il momento in cui si è giocata quella partita: il 24 marzo del 1985, la Lazio era penultima in classifica e già retrocessa, ma non era sola, non era stata abbandonata dalla sua gente neanche dopo il tradimento in campo da parte di tanti calciatori perché quella forse non era una rosa da Coppa Uefa ma non era neanche lontanamente da retrocessione. Anzi,forse, con quella rosa in questo campionato la Lazio con Giordano, Laudrup e D’Amico in attacco, Manfredonia e Batista a centrocampo e altri giocatori di livello e d’esperienza sarebbe allo stesso livello della Lazio di oggi o forse addirittura più su.

Ma è la gente l’argomento, la passione che scorreva nonostante l’assenza di risultati e in quel momento anche di prospettive, perché nonostante l’amore sconfinato per Chinaglia oramai si era capito che quel progetto di rinascita era solo un sogno di una notte di mezza estate, un’illusione durata, appunto, quanto dura una notte in un periodo dell’anno in cui è la luce a prevalere. Poco, pochissimo. Tornavamo nell’inferno della Serie B per la seconda volta in giro di pochi anni e non sapevamo che dietro l’angolo ci aspettavano altri tre anni di sofferenza, forse i più duri nella storia della Lazio, sicuramente i più belli a livelli di emozioni nella nostra storia di laziali. Ed ecco l’accostamento con la seconda foto, quella che ci riporta alla mente l’anno più bello della nostra vita di laziali.

Il giorno del derby vinto grazie al gol di Veròn, noi eravamo ad un passo dal Paradiso. Pochi giorni prima avevamo vinto (prima squadra italiana nella storia) allo Stamford Bridge in casa del Chelsea, conquistando il primo posto nel girone e i quarti di finale di Champions League che arrivavano dopo una finale di Coppa Uefa e due coppe europee conquistate in appena 3 mesi. Eravamo sul tetto del mondo, con la consapevolezza di non avere limiti e di poter puntare anche all’impossibile. Un impossibile diventato possibile (e a maggio realtà) pochi giorni dopo con il successo in casa della Juventus nello scontro diretto. Eravamo in Paradiso, ma le sensazioni erano le stesse che avevamo provato anni prima, quando ad un passo dal baratro stavamo in 70.000 in quel catino dell’Olimpico per vivere quel Lazio-Vicenza. Eravamo gli stessi, così come lo siamo oggi, anche se qualcuno di noi purtroppo è volato via e ci ha lasciato ma solo fisicamente.

E (parlo per me ma per tanti altri che conosco…) saremmo pronti tutti a tornare a gettarci metaforicamente nella mischia se solo venisse eliminato quell’ostacolo, quell’elemento di divisione. Perché anche se in molti sono andati oltre oppure sono riusciti a far finta di niente, per tanti quel personaggio è come un muro che non può essere né abbattuto né aggirato o scavalcato. Forse non è giusto, forse per qualcuno è addirittura incomprensibile quello che sto scrivendo, ma è così. Non è vero che i laziali non ci sono più o che si stanno perdendo intere generazioni. Non le abbiamo perse negli anni più bui della nostra storia e non le stiamo perdendo oggi, perché ognuno di noi anche se non va quel germoglio lo ha piantato in un figlio o in un nipote e lo sta annaffiando per farlo crescere forte e robusto. I laziali ci sono sempre stati e ci sono ancora oggi. Basta eliminare “l’elemento di disturbo” per ritrovarli, tutti. E per togliere a quelli che non ci sono mai stati e che ora usano quel personaggio come scusa per giustificare la loro assenza, anche l’ultimo alibi…

FORZA LAZIO!




Accadde oggi 20.04

1903 Balestrieri si classifica 2° nella Gara di Marcia bandita dalla Esperia Roma.
1930 Cremona, stadio Giovanni Zini - Cremonese-Lazio 1-3
1941 Milano, stadio San Siro - Milan-Lazio 3-0
1947 Napoli, stadio Vomero – Napoli-Lazio 0-0
1952 Roma, stadio Torino - Lazio-Atalanta 1-2
1957 Nasce ad Ancona Andrea Agostinelli
1958 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 2-2
1969 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Brescia 1-0
2005 Cagliari, stadio Sant'Elia - Cagliari-Lazio 1-1
2008 Catania, stadio Angelo Massimino - Catania-Lazio 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/3/2019
 

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